di Tania Amarugi
E' "violenza contro le donne" ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà. Così recita l'art 1 della Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne(1993).
In Italia la rete di tutele per le donne vittime di violenza sembra muoversi su tre binari principali: prevenzione, protezione e sostegno all’autonomia.
Sul soccorso come riferimento principale c’è il numero di pubblica utilità 1522, oggi potenziato con il servizio della messaggistica istantanea criptata e la geolocalizzazione d’emergenza (Carabinieri- Codice rosso).
Poi ci sono i centri antiviolenza e le case rifugio, che dovrebbero rappresentare il presidio territoriale fondamentale per le donne vittime di violenza poiché possono trovare non solo protezione fisica, ma anche percorsi di fuoriuscita dalla violenza personalizzati, garantendo l'anonimato e la sicurezza dei figli minori
Per quanto riguarda il quadro normativo, con i correttivi recenti del c.d. Codice Rosso, la magistratura e le forze dell’ordine hanno l’obbligo di intervento entro 72 ore dalla denuncia e tra le misure adottate più spesso c’è il braccialetto elettronico, applicato in via cautelare ai soggetti denunciati per monitorare il divieto di avvicinamento e l’allontanamento d’urgenza, ovvero la possibilità per le forze dell'ordine di estromettere il maltrattante dall'abitazione anche in assenza di flagranza, previa autorizzazione del magistrato. Lo Stato garantisce l'assistenza legale gratuita alle vittime di maltrattamenti, indipendentemente dalle loro condizioni di reddito, per assicurare a tutte il diritto alla difesa.
Sul fronte dell’autonomia economica nel 2026, è stato stabilizzato il Reddito di Libertà, un sussidio economico erogato dall'INPS per le donne seguite dai centri antiviolenza, volto a coprire le spese per l'autonomia abitativa e personale. La legge prevede poi il congedo retribuito: tre mesi di astensione dal lavoro (fruibili anche in modo frazionato) per motivi legati al percorso di protezione e sgravi fiscali per le imprese che assumono donne che hanno subito violenza, favorendo il loro reinserimento professionale.
Ma è accaduto che il braccialetto elettronico non sia servito a salvare la vita delle donne e i loro figli perché non funzionava e che nonostante l’allontanamento dalla casa familiare, il maltrattante sia rientrato mettendo in atto i suoi propositi, che i centri antiviolenza sono costretti a chiudere perché non hanno più finanziamenti, lo stesso per le case rifugio.
Quali sono poi i numeri del reddito di libertà erogato dall’INPS? Ancora non sono disponibili questi dati aggiornati al 2025. Sono tutte domande e questioni scomode ma che ci riguardano da vicino.
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