di Tania Amarugi
All’Isola del Giglio il suono straziante della sirena ha squarciato ancora una volta il silenzio del porto alle 21:45 dello scorso 13 gennaio.
Quattordici anni dopo il naufragio della Costa Concordia, l'Isola del Giglio si è stretta nuovamente attorno ai familiari delle 32 vittime, in un anniversario che, nel 2026, segna il passaggio definitivo dalla cronaca alla storia, ma non chiude ancora del tutto i conti con il passato.
Alla cerimonia di lunedì scorso hanno partecipato i superstiti e i parenti arrivati da tutta Europa. "Il tempo non cancella il vuoto, lo rende solo più silenzioso", ha dichiarato uno dei rappresentanti dei familiari davanti alla lapide sul molo di Levante che riporta i nomi dei 32 caduti. La messa di suffragio e la deposizione della corona di fiori in mare rimangono i momenti cardine di un rito che l’isola difende con dignità, nonostante il relitto sia ormai un ricordo lontano, smantellato a Genova anni fa.
Una sopravvissuta, Antonella Bologna, ha raccontato la sua esperienza ad PalermoToday spiegando di essere stata salvata con i suoi bambini da un ragazzo, un musicista di Alberobello che non sapeva nuotare e che si è sacrificato consapevolmente.
Sebbene la vicenda giudiziaria principale si sia conclusa con la condanna definitiva dell'ex comandante Francesco Schettino (attualmente in detenzione), l’inizio del 2026 ha portato una sorpresa sul fronte civile. Un gruppo di 26 superstiti originari delle Isole Baleari ha infatti intrapreso una nuova azione legale contro la compagnia.
La tesi dei legali si basa sull'aggravamento delle condizioni di salute psicofisica: "Molti naufraghi che all'epoca accettarono i risarcimenti forfettari soffrono oggi di disturbi post-traumatici cronici che non erano stati calcolati", spiegano i consulenti. Questa nuova ondata di richieste sottolinea come le ferite di quella notte vadano ben oltre le perdite materiali.
Ad oggi, Costa Crociere ha versato complessivamente oltre 84 milioni di euro a circa 3.500 persone. Se la stragrande maggioranza dei passeggeri ha accettato il forfait di 11.000 euro proposto nelle settimane successive al disastro, i familiari delle vittime hanno ricevuto indennizzi variabili, spesso superiori al milione di euro per nucleo familiare, stabiliti attraverso accordi transattivi o sentenze specifiche.
Mentre il capitolo giudiziario di Schettino prosegue verso la fine della pena, le associazioni dei superstiti continuano a battersi affinché la "lezione della Concordia" non venga dimenticata. "Oggi le navi sono più grandi e tecnologicamente avanzate," avvertono dal comitato dei naufraghi, "ma quella notte ci ha insegnato che è l'errore umano, unito alla gestione dell'emergenza, a fare la differenza tra un incidente e una strage".
Francesco Schettino ad oggi, avendo iniziato la detenzione nel maggio 2017, ha scontato circa 8 anni e mezzo della sua pena complessiva e prosegue la sua detenzione presso il carcere di Rebibbia a Roma, dove sta scontando una condanna definitiva a 16 anni per il naufragio della Costa Concordia. La sentenza di primo grado del Tribunale di Grosseto viene confermata definitivamente dalla Corte di Cassazione nel maggio 2017. Ecco i fatti salienti che descrivono la sua attuale condizione:
- Nell'aprile 2025, l'ex comandante ha sorpreso le cronache rinunciando formalmente all'istanza per ottenere la semilibertà. Nonostante avesse i requisiti temporali per richiederla, il suo legale ha spiegato che la decisione è maturata a causa di difficoltà insorte rispetto all'offerta lavorativa inizialmente proposta.
- Il "caso" del lavoro in Vaticano: era stata ipotizzata una collaborazione esterna con il Vaticano (specificamente con la Fabbrica di San Pietro) per attività di digitalizzazione di documenti e processi. Tuttavia, al momento dell'udienza decisiva dell'8 aprile 2025, le condizioni per questo impiego non sono state confermate, portando Schettino a ritirare la richiesta per restare in regime di detenzione ordinaria.
- Pur non avendo ancora accesso a misure alternative costanti, Schettino usufruisce periodicamente di permessi premio che gli consentono brevi uscite dal carcere per ragioni di buona condotta.
- All'interno del penitenziario, continua a dedicarsi allo studio — in passato è stato riportato il suo interesse per la Giurisprudenza — e collabora a progetti di digitalizzazione del patrimonio culturale e archivistico.
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