di Rita Bruno
Aviaria, parte in Italia il primo piano vaccinale: obiettivo meno focolai e meno abbattimenti. Sullo sfondo, il nodo decisivo: la vaccinazione potrà davvero ridurre le stragi di animali e le ricadute economiche sulla filiera?
Per anni, contro l’influenza aviaria, la risposta è stata sempre la stessa: contenimento, blocchi, abbattimenti. Ora l’Italia prova a cambiare schema. Dal 5 maggio 2026 è partito il primo progetto pilota nazionale di vaccinazione contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità H5, avviato dal Ministero della Salute, Dispositivo Dirigenziale a firma del Direttore Generale della Sanità Animale Giovanni Filippini in un numero limitato di allevamenti selezionati tra le province di Verona e Mantova. L’obiettivo dichiarato è testare sul campo una strategia che possa rafforzare il contenimento del virus, limitare il rischio di nuovi focolai e proteggere la continuità produttiva del comparto avicolo.
Dove si svolge il progetto
Il pilot riguarda le categorie considerate più esposte nelle precedenti epidemie. Secondo il dispositivo attuativo, gli allevamenti sono 3 di tacchino da ingrasso e 2 di galline ovaiole coinvolti e localizzati nelle province di Verona e Mantova, in un perimetro da consentire la verifica pratica di tutti gli aspetti applicativi: somministrazione, tracciabilità, controlli sanitari, monitoraggio e tenuta della filiera. La produzione sarà destinata al consumo locale.
La posta in gioco
La vera posta in gioco è però un’altra: capire se la vaccinazione riuscirà a interrompere il ciclo che negli ultimi anni ha legato l’aviaria a focolai ricorrenti, abbattimenti di massa e pesanti conseguenze economiche. Nelle FAQ ufficiali, il Ministero della Salute afferma che la vaccinazione ha l’obiettivo di limitare la diffusione del virus tra gli allevamenti, facilitare il controllo e l’eradicazione dell’epidemia, diminuire il numero di animali abbattuti e ridurre i costi diretti e indiretti delle misure di contenimento. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie insiste sullo stesso punto, parlando di riduzione del rischio di focolai, tutela della continuità produttiva e minore impatto economico.
I limiti del piano
Il Ministero precisa inoltre che i vaccini impiegati nel progetto sono approvati dall’EMA, rientrano tra i medicinali veterinari immunologici e non sono vaccini a mRNA. Le tipologie indicate sono due : vaccini vettorizzati e vaccini a subunità, utilizzati secondo uno schema di prima somministrazione e richiamo nelle prime fasi di vita degli animali.
Non basta solo il vaccino
Ma le stesse fonti ufficiali invitano alla cautela. La vaccinazione, viene chiarito, non sostituisce le misure di biosicurezza, la sorveglianza veterinaria e il controllo delle movimentazioni: rappresenta piuttosto un livello aggiuntivo di protezione dentro una strategia più ampia. In altre parole, il vaccino non viene presentato come una scorciatoia, ma come uno strumento da integrare con controlli continui, monitoraggi periodici e verifiche diagnostiche in grado di distinguere animali vaccinati da animali infetti.
Il fronte critico
Accanto alla linea istituzionale si è però aperto anche un fronte di contestazione che comunque ha ottenuto un discreto risultato perché nel disegno originale dovevano essere 200 strutture ricettive con delimitazioni di commercializzazione delle carni.
Grazie all'intervento del Dr. Leonardo Guerra, biologo molecolare e alla collaborazione di cittadini, gli allevamento invece sono stati limitati a 5.
Nelle ultime settimane è circolata una diffida-petizione- mail bombing rilanciata dal Dr. Leonardo Guerra, indirizzata ai consiglieri regionali, al Ministero della Salute, alla Presidenza del Consiglio e ai sindaci. Nel testo si chiede di sospendere i programmi vaccinali contro l’aviaria H5 che utilizzano vaccini vettoriali, definiti nella diffida “genici”, fino alla pubblicazione — secondo i promotori — di ulteriori chiarimenti tecnico-scientifici su classificazione regolatoria, sicurezza, farmacovigilanza, tracciabilità e impatto sulla filiera alimentare.
Richiesta di diffida
La diffida invoca il principio di precauzione, chiede la pubblicazione integrale degli studi di sicurezza ed efficacia, solleva dubbi sull’impiego di biotecnologie avanzate in animali sani e arriva a domandare una moratoria. Nel testo si insiste in particolare sulla necessità di chiarimenti riguardo al meccanismo d’azione dei vaccini HVT-H5, alle modalità di tracciabilità nella filiera di carne e uova, alle eventuali valutazioni sul rischio ambientale e ai possibili riflessi sulla salute umana. È una posizione critica che punta a spostare il confronto dal piano strettamente veterinario a quello più ampio della trasparenza pubblica e dell’informazione ai consumatori.
Campagna principio di cauzione
A rafforzare questa campagna nelle ultime ore, è arrivato anche un aggiornamento diffuso dallo stesso dottor Leonardo Guerra. Nel suo contenuto il dottor Guerra ringrazia pubblicamente la Dott.ssa Barbara Balanzoni per il suo contributo legale, definito fondamentale. Un passaggio che segna come l'iniziativa non voglia restare confinata alla protesta o alla petizione online, ma punti a strutturarsi anche sul piano giuridico e istituzionale.
Cantiere europeo dei vaccini di nuova generazione
Intanto la partita non si ferma al solo dossier aviaria. In Europa si sta aprendo un fronte molto più ampio. L'EMA - European Medicines Agency sta mettendo appunto la cornice regolatoria per le terapie veterinarie innovative, e nelle sue presentazioni ufficiali cita apertamente vaccini a DNA, RNA e vettoriali, oltre alle gene therapy, come parte della nuova frontiera dei medicinali per animali.
Non significa che Bruxelles abbia già dato un via libera generalizzato a vaccini genici per bovini, suini e animali da compagnia.
Però le istituzioni europee stanno costruendo, oggi, le regole con cui domani queste tecnologie potranno essere valutate, autorizzate e immesse sul mercato.
Il confronto non è solo teorico: negli Stati Uniti esiste già da tempo una base regolatoria condivisa tra USDA - Animal and Plant Health Inspection
Service e FDA - Food And Drug Administration per prodotti veterinari biologici e genetici, mentre la letteratura scientifica documenta precedenti commerciali e licenze condizionate per vaccini a DNA in veterinaria.
In altre parole, non sarebbe soltanto un primo capitolo aperto sull'aviaria, ma una discussione destinata ad allargarsi a molte altre specie e a tutto il settore della salute animale, scrivendo così altri capitoli.
Il nodo finale
Resta così una doppia linea di lettura. Da una parte, le autorità sanitarie presentano la vaccinazione come un passaggio necessario per rendere più sostenibile la lotta all’aviaria, riducendo gli abbattimenti e alleggerendo il peso economico delle emergenze.
Dall’altra, i promotori della diffida chiedono di fermare tutto finché non saranno forniti, a loro giudizio, ulteriori elementi di garanzia.
In mezzo c’è la prova decisiva : quella sul campo. Perché sarà dai risultati del progetto pilota — e dalla loro trasparenza — che si capirà se il vaccino potrà davvero diventare il nuovo perno della strategia italiana contro l’influenza aviaria.
L’aviaria è una malattia dei volatili nota da oltre 100 anni. Periodicamente si verificano dei focolai, ma vengono gestiti e contenuti con efficacia grazie a misure sanitarie consolidate e collaudate nel tempo. Sarà la vaccinazione una strategia utile e corretta?
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