di Tania Amarugi
Tutti i giorni accade qualcosa di grave nelle carceri italiane da nord a sud senza distinzione.
I Garanti territoriali di Asti e Alessandria chiedono congiuntamente per chiedere interventi tempestivi in tutta la regione. Cemento rovente fuori e dentro. Senza aria condizionata la vita nel carcere di Quarto d’Asti è un inferno. A denunciarlo è Domenico Massano, garante dei detenuti di Asti, all’uscita dalla visita settimanale alla casa di reclusione: “Non c’è aria condizionata per i detenuti se non nella sala colloqui. Le sezioni sono molto calde, soprattutto quelle che stanno più in alto e sono esposte al sole tutta la giornata. Servirebbe un sistema di climatizzazione almeno nelle aree comuni”.
Massano e gli altri garanti dei detenuti piemontesi lanciano l’allarme con un appello indirizzato alle direzioni degli istituti, al Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, al Dap, al Ministero della Giustizia e alle autorità sanitarie. “Bisogna adottare misure straordinarie per fronteggiare questa emergenza che incide sul diritto alla salute e sulla dignità dei detenuti e di chi lavora tutti i giorni negli istituti”, sostengono.
Critiche pure le condizioni delle carceri di Alessandria, anche queste nel mirino dell’appello dei Garanti territoriali del Piemonte che è stato firmato anche dalla garante locale Silvia Coscia. Proprio di recente Coscia ha promosso un’iniziativa che ha portato la Caritas Diocesana alessandrina a donare alcuni ventilatori alla casa circondariale Cantiello e Gaeta, offrendo un sollievo immediato sia alle persone detenute sia al personale penitenziario. Un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni e territorio di fronte a un’emergenza destinata a ripresentarsi ogni estate.
A 24 ore dalla rivolta dei detenuti che ha distrutto la casa circondariale di Enna, causando danni per centinaia di migliaia di euro, nessun detenuto, a parte gli otto arrestati trasferiti nella notte in altri istituti, ha lasciato e lascerà il carcere ennese. Tutti sono stati ammassati nelle celle sopravvissute alla distruzione. Anche otto o dieci per cella. “Non ce la facciamo più - denuncia un agente che preferisce mantenere l’anonimato - dopo turni di 10, 12 ore torniamo a casa e veniamo richiamati perché c’è un’emergenza. Non viviamo più”.
Nella Casa Circondariale di San Vittore a Milano la presenza di detenuti sarebbe stabilmente doppia rispetto alla capienza prevista. Una condizione che, secondo diverse segnalazioni, si rifletterebbe anche nella quotidianità: spazi ridotti, tempi di permanenza in cella sempre più lunghi, difficoltà nella gestione delle attività trattamentali. Emblematico in tal senso, il caso di Lamin Sonko, il detenuto che neanche un mese fa si è tolto la vita nel reparto dedicato ai detenuti a rischio suicidario, nelle cosiddette “celle della disperazione”.
Criticità analoghe anche per la casa di reclusione di Opera dove, ormai da mesi, vengono segnalati episodi di tensione interna e presunti casi di violenze e torture. Nel carcere minorile Cesare Beccaria, invece, gli ultimi mesi sono stati segnati da episodi di disordini e fughe, in un contesto in cui - viene denunciato - i percorsi educativi risulterebbero sempre più fragili. Anche Bollate, che spesso viene indicato come uno degli istituti penitenziari più virtuosi d’Italia, non sarebbe esente da criticità. Lo scorso 13 giugno la madre di un detenuto invalido ha denunciato a Fanpage.it di presunti pestaggi, minacce ed estorsioni: “Lo bruciano con i fornelli ogni sera”.
A Ferrara notti senza respiro in celle roventi. Tre o quattro detenuti stipati in pochi metri. Il termometro che segna quaranta gradi, si aggiunge al sovraffollamento del carcere dell’Arginone. La capienza massima è stata da tempo superata: ci sono 163 detenuti in più e le condizioni di vita continuano a essere preoccupanti. A causa del ‘soldout’ è stata aggiunta anche la terza o quarta branda nelle celle. La drammatica situazione denunciata nel carcere dalla Camera Penale, è stata segnalata da tempo anche dal sindacato Sappe. “Malati psichiatrici, tossici e disabili gravi sono stipati nelle celle - sottolinea il segretario nazionale Sappe Francesco Campobasso -. Far vivere la comunità penitenziaria in queste condizioni, senza sistemi di aria condizionata, senza ventilatori, è scandaloso. Si punisce la malattia e si rinchiude il disagio. Siamo davanti a una emergenza umanitaria che è a un punto di non ritorno”.
Dal Provveditorato toscano ai direttori dei penitenziari: “Questo ufficio anche a seguito dell’improvvisa chiusura di 7 sezioni del carcere di Sollicciano a seguito del sequestro disposto dalla magistratura il 16 giugno per le condizioni delle celle - e del trasferimento dei detenuti che vi erano ospitati in altri penitenziari toscan- non è più nelle condizioni di garantire il rispetto delle ordinarie capienze”. L’indicazione sarebbe quella di accettare i nuovi arrestati utilizzando “tutti gli spazi disponibili” e se necessario “adottando ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa, in via estrema, per quanto assolutamente provvisoria, la collocazione di brande o materassi a terra. “Pura follia”. Così il segretario regionale della Uil Fp polizia penitenziaria, Eleuterio Grieco, ha definito quello che si chiede ai direttori delle carceri toscane. “Il rispetto della dignità umana e la salute” è “costituzionalmente tutelato”, “nessuno può metterlo in discussione”, aggiunge Grieco per il quale la direttiva è “inaccettabile” anche perché “incide sul governo e le criticità degli istituti penitenziari” con il personale di polizia penitenziaria “chiamato a risponderne”.
La domanda è: ma interessa veramente e concretamente ciò che sta accadendo dentro le carceri?
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