Suolo consumato, l'Italia si copre di cemento: la Toscana sotto la media ma non si salva

Pubblicato il 6 luglio 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

L’Italia continua a mangiarsi il suolo, nel 2024 spariti 83,7 chilometri quadrati, la Toscana aggiunge altri 265 ettari nello spazio temporale di un anno.

Il consumo di suolo non è una formula tecnica per addetti ai lavori.  È la capacità di trasformare campi, prati, aree naturali e spazi agricoli in superfici artificiali. Rappresenta il passaggio da un terreno che assorbe acqua, produce cibo, ospita biodiversità e mitiga il calore in uno spazio occupato da asfalto, edifici, infrastrutture o cantieri. Il rapporto ISPRA-SNPA distingue tra consumo permanente, quando il suolo viene impermeabilizzato, e consumo reversibile, quando la trasformazione può teoricamente essere rimossa, come nel caso di alcuni cantieri o impianti a terra. 

Il consumo del suolo italiano 

Nel 2024 l’Italia ha consumato 83,7 chilometri quadrati di nuovo suolo, con un incremento del 15,6% rispetto all’anno precedente. Al ritmo impressionante di 2,7 metri quadrati al secondo circa 230 mila metri quadrati al giorno. Al netto dei ripristini, il consumo netto arriva a 78,5 chilometri quadrati, il valore più alto degli ultimi dodici anni.

Il territorio nazionale artificializzato ormai ha raggiunto i 21.500 chilometri quadrati, pari al 7,17% del Paese, una quota nettamente superiore alla media europea del 4,4%, confronto per capire dove stiamo andando.

Dove si consuma di più ?

La fotografia regionale conferma che la pressione più alta resta concentrata nelle aree più urbanizzate del Paese. La quota maggiore di suolo consumato si registra in Lombardia con il 12,22%, seguita da Veneto con 11,86% e Campania con 10,61%. Guardando solo all’ultimo anno, il primato del nuovo consumo spetta però all’Emilia-Romagna, con circa 1.013 ettari, davanti a Lombardia per 834 ettari, Puglia 818 ettari, Sicilia  a 799 ettari e Lazio con 785 ettari. È il segno di una dinamica che non rallenta e che continua a spostare il baricentro dello sviluppo verso l’occupazione di nuovo territorio invece che verso il riuso di quello già compromesso, lo dichiara ISPRA nei suoi rapporti.

Quali sono i motori della trasformazione ?

A trainare il fenomeno non è una sola causa. La fetta principale del nuovo suolo consumato è legata ai cantieri, che da soli valgono 4.678 ettari, pari al 56% del totale annuo. A crescere in modo marcato sono anche la logistica, con 432 ettari aggiuntivi, e i data center, che nel 2024 hanno occupato oltre 37 ettari, soprattutto nel Nord Italia. Ma il salto più evidente riguarda il fotovoltaico a terra, il consumo di suolo collegato ai nuovi impianti è passato da 420 ettari nel 2023 a oltre 1.700 ettari nel 2024, e l’80% di queste superfici, in vita precedente, era  agricolo. 

Clima, agricoltura e dissesto

Il consumo di suolo non produce solo un cambiamento del paesaggio. Concretamente, riduce la capacità del terreno di assorbire l’acqua, aumentando  il rischio di allagamenti e frane. Sottraendo superfici agricole si  accentua il surriscaldamento urbano. Nel 2024 si registrano 1.303 ettari di nuovo consumo in aree a pericolosità idraulica media e circa 600 ettari in zone a rischio frana. 

Nelle fasce costiere entro i primi 300 metri dal mare il suolo consumato arriva al 22,9%, oltre tre volte il resto del territorio nazionale. Nelle città, inoltre, l’effetto isola di calore porta a differenze di temperatura superiori ai 10 gradi rispetto alle aree rurali. Il rapporto di ISPRA-SNPA, spiega che  la perdita di servizi ecosistemici legata al suolo costa ogni anno tra 8,66 e 10,59 miliardi di euro.  

La Toscana sotto la media nazionale, ma perde terreno

In questo quadro, la Toscana presenta un dato complessivo inferiore alla media italiana, ma tutt’altro che trascurabile. Nel 2024 il suolo consumato in regione ha raggiunto 142.096 ettari, pari al 6,20% del territorio toscano, contro il 7,17% nazionale. Il consumo pro capite è di 388,18 metri quadrati per abitante. Tra il 2023 e il 2024 l’incremento netto è stato di 265 ettari, quello lordo di 271 ettari, con un consumo pro capite annuo di 0,74 metri quadrati per abitante. Numeri che raccontano una pressione meno intensa rispetto ad altre regioni, ma ancora pienamente attiva. 

Sul territorio Toscano emergono squilibri molto netti. La provincia con la quota più alta di suolo consumato è Prato, con il 14,33%, seguita da Pistoia 10,27% e Livorno 10,22%. Più indietro, ma comunque sopra o vicino alla soglia regionale, ci sono Lucca 9,15%, Firenze 7,37%, Massa Carrara 7,26% e Pisa  con il 7,03%. Le percentuali più basse si registrano invece a Siena con il 4,04% e Grosseto con il 3,20%. 

È una mappa che conferma come la pressione si concentri soprattutto nelle aree più urbanizzate, infrastrutture e costiere. Firenze guida in valore assoluto e  Grosseto cresce di più nell’ultimo anno.

Se si guarda ai comuni, il dato più alto in termini assoluti spetta a Firenze, con 4.290 ettari di suolo consumato, pari al 42,06% del territorio comunale. Seguono Arezzo con 3.288 ettari e Prato con 3.245 ettari, dove la quota di territorio consumato raggiunge il 33,34%. Tra i territori che hanno registrato gli aumenti maggiori nell’ultimo anno spicca invece Grosseto, con 38 ettari in più, davanti a Casciana Terme Lari (16 ettari) e Monticiano (12 ettari). Un altro dato simbolico arriva da Forte dei Marmi, che tocca il 46,17% di suolo consumato, quasi metà del territorio comunale. 

Una curiosità, tornando a Firenze e allo  sfruttamento territoriale. È risaputo del cambiamento drastico urbanistico e morfologico del centro storico con la costruzione della tramvia comportando l'abbattimento di circa 1150 alberi sani. L'accordo per la piantumazione delle nuove essenze è di 1:2 su carta o poco più e si parla di circa 2.600 alberi. Nel comune Giardino Caponnetto, per esempio, è stato asportato l'asfalto, sostituito da percorsi e terreni drenanti. Attraverso il progetto Iris, piano del verde, proprio per combattere le isole di calore in città, si depavimenta. Con Iris - progetto da 30 mila euro -  10 mila metri quadri di asfalto sono già stati tolti con previsione di togliere altri 10 mila metri quadri. Altrettanto realizzato in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto come anche l'area di Viale Malta, un tocco di verde  in più con percorsi recuperati. Sembra una buona prospettiva per frenare la corsa verso il consumo del suolo.

Il nodo politico, i dati misurano il modello di sviluppo

Il punto, alla fine, non è solo quanto suolo si perde, ma come lo si perde e per quale idea di sviluppo. I numeri di ISPRA-SNPA mostrano che l’Italia continua a crescere divorando territorio invece di rigenerare quello già edificato. La Toscana, pur restando sotto la media nazionale, non fa eccezione.  È qui che i dati diventano decisivi nel dibattito pubblico: perché tolgono al consumo di suolo ogni alibi retorico e lo restituiscono così com'è. La nostra penisola mostra un indicatore concreto di pressione ambientale, fragilità territoriale e qualità delle scelte politiche e tutte le regioni dovrebbero fare un passo indietro.

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