AbilBeach, dove le barriere finiscono in riva al mare: la lezione silenziosa di Otranto

Pubblicato il 17 agosto 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Ci sono immagini che non hanno bisogno di essere spiegate. Basta guardarle.

Siamo a Otranto, nel cuore del Salento, in una giornata d'estate come tante. Il mare è pieno di bagnanti, gli ombrelloni colorano la spiaggia, bambini e famiglie cercano refrigerio nell'acqua. E in mezzo a questa normalissima confusione estiva accade qualcosa che dovrebbe essere normale ovunque e che, purtroppo, normale ancora non è.

Una ragazza entra in acqua trascinando una speciale carrozzina da mare. Poco più in là alcuni giovani accompagnano un uomo sulla sedia a rotelle. Parlano, scherzano, sorridono. Nessuna scena costruita, nessuna ostentazione della solidarietà, nessuna ricerca dell'applauso.

Sono gli operatori di AbilBeach, progetto della Cooperativa Sociale L'Integrazione, realtà salentina che opera dal 2009 nel mondo della disabilità e che ha fatto dell'autonomia delle persone la propria missione. La cooperativa offre assistenza, trasporto e supporto nella vita quotidiana, nel tempo libero, nei viaggi, nello studio e nel lavoro. AbilBeach porta questa filosofia direttamente sulla sabbia e dentro il mare.

La spiaggia per l'autonomia

A Otranto tutto questo prende forma sulla Spiaggia dei Gradoni, in via Lungomare Kennedy. Il progetto è nato dalla collaborazione tra la Cooperativa L'Integrazione e l'amministrazione comunale e mette a disposizione personale specializzato, tra cui OSS ed educatori, passerelle, postazioni attrezzate e particolari ausili che consentono alle persone con difficoltà motorie di raggiungere l'acqua e fare il bagno. Sono state utilizzate anche sedie Hippocampe, progettate per muoversi su terreni difficili e consentire una maggiore autonomia.

Ma fermarsi alle attrezzature sarebbe un errore. Perché la vera tecnologia di AbilBeach, quella che nessun catalogo può vendere, è l'umanità. Lo si vede osservando questi ragazzi. Non sembrano persone che stanno "assistendo un disabile". Ed è forse proprio questa la cosa più bella. Stanno accompagnando una persona a fare il bagno. La differenza è enorme.

Scherzano, parlano, trasformano le difficoltà in un gioco, entrano nell'acqua insieme agli ospiti e fanno quello che dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo: permettere a un bambino, a un adolescente, a un adulto o a un anziano con limitazioni motorie di sentire l'acqua sulla pelle, guardare il mare da dentro il mare e vivere una giornata di vacanza senza sentirsi un problema per qualcuno.

Inclusione al mare

Qui la parola "inclusione", abusata fino allo sfinimento nei convegni, nei comunicati e nelle campagne pubblicitarie, improvvisamente acquista un significato concreto.

Inclusione è una carrozzina che entra in acqua. È qualcuno che ti accompagna senza farti pesare di essere accompagnato. È una battuta mentre si attraversano le onde. È poter dire: "Oggi vado al mare", senza dover aggiungere subito dopo: "Ma riuscirò ad arrivare fino all'acqua?"

I risultati raggiunti negli anni raccontano la dimensione del progetto. Nel 2023 il Comune di Otranto ricordava che nelle due stagioni precedenti AbilBeach aveva accolto oltre 7.500 persone con disabilità e accompagnatori, provenienti anche da altre parti d'Italia e d'Europa. Lo stesso progetto ha previsto soluzioni dedicate a differenti disabilità, dalle passerelle alla segnaletica Braille e ad alta leggibilità, fino agli ausili per la balneazione.

Ma dietro quelle migliaia di presenze ci sono migliaia di storie. C'è chi magari non entrava in mare da anni. Chi dipende normalmente da un familiare anche per le cose più semplici. Chi trascorre la vita incontrando gradini, marciapiedi, porte strette, spiagge impraticabili e strutture che sulla carta sono "accessibili", salvo scoprire che tra la carta e la realtà spesso c'è di mezzo mezzo metro di sabbia impossibile da attraversare.

E poi arriva Otranto. Arrivano questi ragazzi. Una mano sulla carrozzina, una battuta, qualche metro nell'acqua e improvvisamente ciò che sembrava complicato diventa semplicemente una giornata al mare. È questa la parte che colpisce maggiormente. Non c'è pietismo.Non deve esserci.

La persona con disabilità non ha bisogno della nostra compassione. Ha bisogno che la società smetta di costruirle ostacoli davanti. Per troppo tempo abbiamo pensato alla disabilità come al limite di una persona. Esperienze come AbilBeach dimostrano invece quanto spesso il vero limite sia ciò che abbiamo costruito intorno a quella persona. Una scala è una barriera perché qualcuno non ha costruito una rampa. Una spiaggia diventa inaccessibile perché nessuno ha pensato a come attraversarla.

Il mare sembra irraggiungibile finché qualcuno non mette a disposizione una passerella, una carrozzina adatta e soprattutto persone preparate ad accompagnarti. E allora viene spontaneo chiedersi: chi è davvero "disabile"?

La persona che non riesce ad attraversare cinquanta metri di sabbia oppure una società che, dopo decenni di discorsi sull'inclusione, ancora troppo spesso dimentica di costruire quei cinquanta metri di passerella?

Un modello da replicare

AbilBeach offre una risposta senza bisogno di proclami e la offre con il sorriso.

In un mondo nel quale la solidarietà viene spesso fotografata prima ancora di essere praticata, dove persino un gesto di generosità rischia di trasformarsi in materiale da social network, vedere ragazzi lavorare in acqua, sotto il sole, accompagnando bambini, giovani, adulti e anziani con una naturalezza quasi disarmante restituisce un po' di fiducia.

Non eroi. Non santi. Persone che fanno bene il proprio lavoro e che, facendolo, restituiscono libertà ad altre persone. Forse dovremmo partire proprio da questa parola: libertà. Perché poter fare un bagno non dovrebbe essere un privilegio. Poter andare in spiaggia con la propria famiglia non dovrebbe essere un'impresa organizzativa. Poter vivere una vacanza senza chiedersi continuamente "ce la farò ad entrare?" non dovrebbe rappresentare una conquista straordinaria.

Dovrebbe essere un diritto talmente normale da non meritare neppure un articolo. E invece siamo ancora costretti a raccontarlo. Ben venga, allora, raccontare AbilBeach. Ma facciamolo senza trasformare queste persone in fenomeni da esibire e senza concedere medaglie alla normalità.

Raccontiamolo perché quello che accade sulla spiaggia di Otranto dovrebbe accadere su centinaia di chilometri delle nostre coste.

Raccontiamolo perché ogni amministratore pubblico, ogni gestore di uno stabilimento balneare e ogni operatore turistico dovrebbe guardare queste immagini e porsi una domanda semplicissima: se loro riescono a farlo, perché altrove ancora no? Forse le vere barriere non sono quelle architettoniche. Quelle, con risorse, competenza e volontà, si possono abbattere. Le barriere più resistenti sono l'indifferenza, l'abitudine a voltarsi dall'altra parte e quella terribile convinzione che certi problemi riguardino sempre qualcun altro.

Poi incontri sulla spiaggia di Otranto una ragazza con la maglietta di AbilBeach che trascina una carrozzina nell'acqua sorridendo. Vedi un altro operatore accompagnare una persona tra le onde come se fosse la cosa più normale del mondo. E capisci che forse la società inclusiva della quale riempiamo programmi, convegni e discorsi ufficiali non necessita sempre di parole gigantesche.

A volte servono una passerella, una carrozzina adatta, due braccia disponibili e qualcuno capace di sorridere. Il resto lo fa il mare. Perché davanti al mare siamo tutti terribilmente piccoli. E meravigliosamente uguali.

Informazioni utili: 
Sito ufficiale: lintegrazione.it
Progetto AbilBeach: lintegrazione.it/abilbeach
Prenotazioni AbilBeach Otranto: disponibili online tramite Spiagge.it

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.