di Massimo Gervasi
Il Giornalista Scomodo in via Fiorentina c’è andato davvero.
Non attraverso un comunicato stampa, non guardando il cantiere dalla finestra di Palazzo Cavallo, ma entrando nelle attività, parlando con commercianti e residenti e ascoltando persone che da mesi convivono con deviazioni, difficoltà di accesso, traffico scomparso e incassi che, secondo le testimonianze raccolte direttamente, in alcuni casi sarebbero precipitati anche del 40-45 per cento.
E oggi arriva una risposta che rischia di suonare come una beffa: niente ristori. Il vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini, rispondendo in Consiglio comunale all’interrogazione di Vincenzo Ceccarelli, ha spiegato che i ristori non sarebbero fattibili perché sarebbe difficile individuare chi abbia effettivamente subito una perdita economica e stabilirne l’entità. Il Comune, però, si dice disponibile a un “gesto di vicinanza”: sostenere direttamente il costo delle luci natalizie.
Le luci di Natale. In una strada dove alcuni commercianti ci hanno raccontato di vedere passare una frazione dei clienti di prima. Viene quasi spontaneo chiedersi: le accendiamo per chi?
La questione non è negare che quantificare un danno possa essere complesso. La questione è capire se sia davvero impossibile provarci. Esistono fatturati, corrispettivi, dichiarazioni fiscali, periodi omologhi degli anni precedenti, date di apertura delle attività e documentazione contabile. Se un esercizio incassava cento prima della modifica della viabilità e durante il cantiere incassa sessanta, forse almeno una discussione tecnica su criteri e strumenti di compensazione meriterebbe di essere aperta.
Dire semplicemente che non si può fare rischia invece di trasformare il problema economico di chi lavora in quella strada in un problema esclusivamente suo.
Ed è paradossale anche per un altro motivo: quelle imprese continueranno a pagare affitti, utenze, dipendenti, contributi e tasse. E un crollo anomalo del fatturato dovrà comunque essere spiegato dai numeri delle loro attività a chi fiscalmente ne detiene i controlli. Il cantiere pubblico modifica radicalmente l’accessibilità della zona, ma il rischio economico resta sulle spalle del privato.
C’è poi un precedente che rende la proposta delle luminarie ancora più difficile da digerire. Già nel marzo scorso, il consigliere Michele Menchetti ricordava pubblicamente che gli allestimenti speciali richiesti per le precedenti festività natalizie non erano stati realizzati. Oggi, dunque, si torna a parlare proprio di luci di Natale come possibile gesto verso i commercianti. La memoria, ogni tanto, è un’infrastruttura utile quanto un sottopasso.
E poi c’è il cantiere.
Quando nel maggio 2025 venne presentato il cronoprogramma, la conclusione complessiva dell’opera era prevista per marzo 2027, con un quadro economico dell’ultima variante indicato allora in circa 3 milioni di euro. Oggi quella scadenza appare quantomeno tutta da verificare. Soltanto pochi giorni fa sindaco e vicesindaco hanno infatti annunciato che, dopo avere affrontato alcune criticità con l’impresa, sarebbero servite ancora un paio di settimane per comunicare i tempi definitivi di completamento. Nel frattempo esponenti e gruppi politici hanno parlato di costi complessivi arrivati fino a 13 milioni di euro e chiedono una commissione speciale o d’inchiesta per ricostruire costi, ritardi e sviluppo dell’opera.
Non spetta a noi stabilire oggi responsabilità che devono essere accertate attraverso documenti e atti amministrativi. Ma fare domande sì. Quanto costerà realmente alla fine via Fiorentina? Quanto denaro è già disponibile? Quanto eventualmente ne manca? Qual è oggi la data realistica di consegna? E soprattutto: cosa accadrà nel frattempo alle attività commerciali?
Perché dietro una vetrina non ci sono numeri astratti. Ci sono famiglie. Ci sono commercianti che avevano investito proprio pochi mesi prima dell’avvio del cantiere, contando sui flussi di una delle arterie più frequentate della città. Una macelleria, una paninoteca e altre attività incontrate dal Giornalista Scomodo hanno raccontato una realtà semplicissima: hanno investito immaginando una normale prospettiva commerciale e si sono ritrovati davanti una strada svuotata dal traffico e una prospettiva completamente diversa.
C’è poi un particolare che vogliamo ricordare. Quando Il Giornalista Scomodo è andato in via Fiorentina, alcuni rappresentanti di associazioni e comitati hanno preferito non intervenire davanti ai nostri microfoni. Una scelta che abbiamo rispettato. Ci era stato spiegato che erano appena arrivati segnali positivi dall’amministrazione e che si preferiva attendere, nella speranza che qualcosa stesse finalmente cambiando.
Bene. Il Giornalista Scomodo è ancora qui.
Quelle associazioni e quei comitati, se riterranno che sia arrivato il momento di parlare, troveranno i nostri microfoni esattamente dove li avevano lasciati: a disposizione.
Perché oggi una risposta ufficiale c’è stata. Il Comune dice che i ristori non sono fattibili e propone come gesto di vicinanza le luminarie natalizie. È una posizione dell’amministrazione, ed è giusto riportarla. Ma è altrettanto giusto chiedere se possa essere considerata una risposta sufficiente di fronte alle perdite denunciate da chi lavora in quella strada.
Via Fiorentina non ha bisogno soltanto di essere illuminata a Natale. Ha bisogno di sapere quando uscirà dal tunnel. Letteralmente e politicamente.
E se qualcuno sperava che dopo una visita e qualche intervista Il Giornalista Scomodo avrebbe considerato chiusa la questione, probabilmente non ha ancora capito come funziona.
In via Fiorentina torneremo. Molto presto.
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