di Tania Amarugi
Il giallo politico-giudiziario dell'estate si arricchisce di un nuovo, inquietante capitolo. Dietro le sbarre del carcere di Rebibbia, Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante dell'attentato contro l'abitazione di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. Una ammissione esplosiva che spalanca le porte a nuovi interrogativi e solleva pesanti ombre sul movente dell'azione.
Davanti al Giudice per le indagini preliminari, l'ex editore e faccendiere ha confermato la tesi della Procura di Roma, ma tiene a fare una precisazione: "Non ho mai voluto una bomba, avevo chiesto di sparare alcuni colpi di pistola contro la villetta". L'ordigno esploso il 16 ottobre scorso sarebbe stato, secondo la sua versione, un'iniziativa autonoma ed eccessiva degli esecutori materiali.
Ma gli inquirenti non credono alla linea difensiva che definiscono "fumosa e inverosimili" e soprattutto al presunto obiettivo dell'intimidazione: potenziare la scorta del giornalista. Lavitola ha infatti dichiarato di aver agito per proteggere l'incolumità di Ranucci, descritto come suo intimo amico, inscenando un finto pericolo per costringere le autorità ad aumentarne la tutela. Un piano che, paradossalmente, ha funzionato, dato il successivo passaggio della scorta del conduttore da 2 a 8 agenti. I magistrati della Procura capitolina, tuttavia, scavano più a fondo e battono la pista di un disegno strategico ben più ampio. Sembrerebbe che dalle carte dell'inchiesta emerga un'ipotesi quasi surreale: Lavitola avrebbe voluto creare la figura di una "vittima suprema" per scopi elettorali. In particolare, pare che nei messaggi inviati al giornalista, il faccendiere ventilasse la possibilità di commissionare un sondaggio segreto, prospettandogli un futuro da Presidente del Consiglio nel giro di due anni se avesse deciso di abbandonare le telecamere per scendere in campo.
Il fronte giudiziario resta incandescente. Sergio Cola, legale di Lavitola, ha annunciato una nuova offensiva: "Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta, è intuibile che dopo l'attentato avesse capito chi fosse il mandante". Così la difesa punta ora a un nuovo interrogatorio e alla richiesta di riesame delle misure cautelari, dopo il no del Gip agli arresti domiciliari. I pm intendono fare assoluta chiarezza sui rapporti tra i due e intendono ascoltare nuovamente Sigfrido Ranucci a settembre, per comprendere le ragioni del silenzio sulla sua assidua frequentazione con Lavitola. Nel frattempo, l'attenzione degli investigatori si concentra sull'analisi dei flussi finanziari e sulla copia forense di smartphone e PC sequestrati all'indagato
L'indagine promette ulteriori scosse a breve. Dall'Africa, Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense accusato di aver fatto da mediatore con i quattro esecutori materiali già arrestati, ha rotto il silenzio in un'intervista al Tg1: "So che mi arresteranno, ma tornerò in Italia prestissimo per chiarire tutto davanti al magistrato".
Quale sarà il destino della storica trasmissione d'inchiesta di Rai 3? Sebbene a Viale Mazzini si rincorrano voci di corridoio su possibili sostituzioni alla conduzione, Ranucci tira dritto. Dopo un recente vertice con la direzione dell'Approfondimento Rai, mentre alcuni rimpiangono la conduzione
Gabbanelli, ormai in quota La7, la presenza del giornalista alla guida del prossimo ciclo di puntate autunnali di Report appare, per il momento, confermata. Salvo imprevisti.
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