Covid, miliardi spesi, errori e 100 milioni per chiudere una causa: ma alla fine pagano sempre gli italiani

Pubblicato il 6 luglio 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Il Covid è finito da anni, le mascherine sono scomparse dai nostri volti, i lockdown sono diventati un brutto ricordo e le conferenze stampa serali appartengono ormai alla storia, ma c’è qualcosa che non è mai finito: il conto.

Quello continua ad arrivare e, guarda caso, trova sempre lo stesso destinatario: il contribuente italiano. Durante la pandemia abbiamo assistito a una delle più gigantesche movimentazioni di denaro pubblico della storia recente del nostro Paese. Miliardi spesi in pochissimo tempo, appalti d’emergenza, mascherine acquistate in ogni parte del mondo, intermediari comparsi dal nulla, forniture contestate, strutture straordinarie, contratti milionari, banchi a rotelle, ospedali Covid, bonus, ristori, commissioni e decisioni prese in una corsa contro il tempo dove la parola “emergenza” sembrava poter giustificare tutto. Bisognava fare presto, ci dicevano.

Quanto ci è costato davvero il Covid?

Non c’era tempo per aspettare, controllare, verificare e forse, almeno in parte, era inevitabile. Sono passati sei anni e oggi una domanda abbiamo il diritto di farla: quanto ci è costato davvero il Covid? E soprattutto, quanto continueremo ancora a pagarlo? L’ultima vicenda raccontata dal Fatto Quotidiano è soltanto l’ennesimo capitolo di una storia che sembra non avere fine. Il governo ha concluso una transazione da oltre 100 milioni di euro con la JC Electronics Italia per chiudere un contenzioso nato da una fornitura di mascherine durante l’emergenza pandemica. In primo grado la Presidenza del Consiglio e il ministero della Salute erano stati condannati a pagare oltre 203 milioni di euro più interessi. Una cifra impressionante. Lo Stato aveva presentato appello, dunque la partita giudiziaria non era ancora conclusa, ma il governo ha deciso di fermarsi e di chiudere tutto pagando 100.221.429 euro.

La spiegazione del ministro della Salute Orazio Schillaci è semplice: continuare la causa avrebbe potuto significare perdere anche in appello e pagare una somma ancora più alta, arrivata nel frattempo, secondo quanto riferito dal ministro, a oltre 250 milioni con gli interessi. Meglio pagarne cento oggi che rischiare di pagarne più di duecentocinquanta domani. Un ragionamento che può apparire sensato e che il governo difende come una scelta responsabile per i conti pubblici.

a c’è un piccolo particolare: quei cento milioni non sono soldi del governo. Non sono soldi dei ministri. Non sono soldi dei funzionari. Sono soldi nostri. E allora qualche domanda diventa inevitabile anche perché nella consulenza tecnica erano state prospettate tre ipotesi completamente diverse: una che avrebbe addirittura escluso pretese creditorie della società, una seconda che quantificava il danno in circa 8,3 milioni di euro e una terza che arrivava alla cifra astronomica di 203 milioni, poi accolta dal giudice di primo grado. Da zero a 203 milioni: una differenza talmente enorme da lasciare senza parole.

E allora possiamo chiedere perché, davanti a valutazioni così distanti e con un appello ancora pendente, sia stato deciso che pagare 100 milioni fosse necessariamente la soluzione migliore? Forse il governo ha davvero evitato un danno ancora maggiore allo Stato. È possibile.

Il problema va ben oltre questa singola vicenda. Perché questa storia è la fotografia perfetta di ciò che è accaduto durante e dopo il Covid. Prima spendiamo. Poi scopriamo gli errori. Poi iniziano le inchieste. Poi arrivano i processi. Poi arrivano i contenziosi. Poi arrivano le sentenze. Infine arrivano i risarcimenti. Ad ogni passaggio c’è sempre qualcuno che paga: Noi.

Scandalo politico

Gli italiani hanno pagato l’emergenza e oggi pagano anche le conseguenze dell’emergenza. Hanno pagato gli acquisti, le forniture e gli appalti e oggi pagano le cause nate da quegli acquisti, da quelle forniture e da quegli appalti. È questo il vero scandalo politico che dovrebbe interessare destra, sinistra e Cinque Stelle, senza le solite tifoserie di partito. Perché il Covid è stato gestito da un governo, le conseguenze sono state affrontate da quelli successivi, ma il portafoglio dal quale escono i soldi è rimasto sempre lo stesso. Quello dei cittadini. Mentre la politica continua a litigare per stabilire se la colpa sia di Conte, di Arcuri, della sinistra, della destra, dei tecnici o dei commissari, nessuno sembra voler rispondere alla domanda più semplice: chi paga personalmente quando vengono commessi errori da decine o centinaia di milioni di euro?

Se un piccolo imprenditore sbaglia una dichiarazione fiscale, lo Stato arriva. Se un commerciante non paga una tassa, lo Stato arriva. Se un cittadino dimentica una scadenza, arrivano sanzioni e interessi. Ma quando la macchina pubblica commette errori che possono costare centinaia di milioni di euro, cosa succede? Si apre un’inchiesta. Si nomina una commissione. Si cercano le responsabilità. Passano gli anni. Cambiano i governi. Cambiano i ministri. Cambiano i dirigenti. E alla fine il conto viene semplicemente spostato sul contribuente. Cento milioni di euro per chiudere una controversia sulle mascherine non sono soltanto cento milioni. Sono ospedali che si potevano costruire, liste d’attesa che si potevano ridurre, scuole che si potevano mettere in sicurezza, tasse che si potevano abbassare, imprese e famiglie che si potevano aiutare. E invece oggi siamo qui a discutere se pagarne cento sia stato un affare perché avremmo potuto pagarne duecentocinquanta.

Siamo arrivati al punto in cui lo Stato perde così tanti soldi che spendere cento milioni viene presentato come un risparmio. E forse, dal punto di vista strettamente giudiziario, lo è davvero. Ma dal punto di vista politico resta una sconfitta gigantesca. Perché quei cento milioni raccontano una storia iniziata sei anni fa e non ancora conclusa.

La storia di un Paese che durante il Covid ha speso cifre enormi nel nome dell’emergenza e che oggi continua a pagare le conseguenze di decisioni, errori e inefficienze di quella stagione. Quanti altri contenziosi devono ancora arrivare? Quante altre sentenze? Quante altre transazioni? Quanti milioni di euro dovranno ancora uscire dalle casse pubbliche prima di conoscere il costo reale della gestione e del dopo-Covid? Sono queste le domande che la politica dovrebbe porsi. Perché il virus è scomparso dalle nostre vite quotidiane, ma la sua eredità economica è ancora qui. E mentre amministratori, commissari, ministri e governi continuano ad accusarsi a vicenda, una sola certezza rimane. Il conto del Covid non è ancora stato chiuso. E, come sempre, a pagarlo saranno gli italiani.

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