di Rita Bruno
Mercoledì 24 giugno 2026 due terremoti hanno spezzato la costa settentrionale del Paese. Sotto il cemento non ci sono solo uomini e donne ma ci sono migliaia di cani e gatti che aspettano di essere trovati. E c'è chi, avendo perso tutto, ha scavato con le mani nude per ritrovarli.
Sono le 14:37 del 24 giugno quando il Venezuela smette di essere un paese in piedi. In rapida successione, due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 squassano la costa settentrionale, seguite venerdì 26 giugno da una replica di 4,9 che riapre le ferite ancora fresche. Il bilancio ufficiale parla di 920 morti, 3.360 feriti e decine di migliaia di dispersi. Trecentoottantatre edifici sono venuti giù, tredici ospedali sono inagibili, venticinque centri commerciali sono ridotti a scheletri di cemento. Tra le vittime accertate c'è anche una donna italiana, Francesca Mannina, originaria di Balestrate in provincia di Palermo, mentre quarantadue italo-venezuelani risultano ancora dispersi sotto le macerie di Caracas e La Guaira.
Ma dentro quel bilancio ufficiale, come avviene sempre nelle grandi catastrofi, manca un numero. Un numero enorme, invisibile, dolorosamente muto : quello degli animali.
Venezuela, il dramma nascosto sotto il cemento
Le organizzazioni per la protezione animale stimano che nella sola Caracas ci siano oltre 500.000 tra cani e gatti randagi, ai quali si aggiungono centinaia di migliaia di animali domestici. Nessuno può dire con certezza quanti siano rimasti sepolti sotto gli edifici crollati, ma le testimonianze che arrivano dalle zone più colpite dipingono uno scenario da incubo. Alcuni animali sono ancora bloccati sotto tonnellate di cemento armato, altri vagano feriti per strade irriconoscibili, altri ancora si aggirano attorno a quelle che erano le loro case cercando padroni che non torneranno mai più.
La sofferenza non si è fermata quando la terra ha smesso di tremare. Anzi, per gli animali è cominciata proprio allora. Senza cibo, senza acqua pulita, con le cliniche veterinarie chiuse o distrutte, ferite non trattate e ossa rotte che diventano infezioni. Il sisma si trasforma in un'agonia lenta. È l'emergenza dentro l'emergenza, quella di cui i telegiornali quasi non parlano.
Red de Apoyo Canino, l'esercito silenzioso degli animalisti
Dietro le storie virali c'è un lavoro quotidiano, poco spettacolare ma decisivo, che stanno svolgendo le associazioni animaliste locali. La più attiva è Red de Apoyo Canino - RAC - l'ONG venezuelana che sta materialmente coordinando i salvataggi sistematici casa per casa, quartiere per quartiere. I loro volontari rispondono alle segnalazioni dei residenti, recuperano gli animali feriti dalle strade e dalle macerie, li trasportano dai pochi veterinari ancora operativi in città e distribuiscono cibo e acqua nelle zone dove i servizi essenziali sono completamente collassati. L'organizzazione ha raccontato di essere stata letteralmente sommersa dalle richieste di aiuto. In molti quartieri, le famiglie che sono riuscite a mettersi in salvo non hanno modo di tornare indietro per recuperare gli animali rimasti chiusi in casa: appartamenti al terzo o quarto piano di edifici pericolanti, garage crollati, giardini isolati da crepe nel terreno. Sono i volontari della RAC, spesso ragazzi giovanissimi, ad andarli a cercare al posto loro, con il rischio personale che questo comporta.
Tsunami, il border collie che salva vite umane
Non tutti gli animali di questo terremoto sono vittime. Alcuni sono eroi. Il più celebre si chiama Tsunami, un border collie venezuelano di sei anni addestrato alla ricerca di superstiti, che nei primi giorni ha individuato diverse persone vive sotto le macerie di Caracas. Il suo fiuto, unito a quello delle unità cinofile arrivate dall'estero, ha reso possibile alcuni dei salvataggi umani più straordinari del sisma. Intorno a Tsunami si è stretta una vera task force internazionale a quattro zampe : otto cani da soccorso dalla Spagna, otto dai Paesi Bassi, otto dalla Svizzera, oltre alle unità cinofile francesi, italiane e statunitensi. Complessivamente, oltre cinquanta cani specializzati stanno perlustrando le zone del disastro giorno e notte, guidati da conduttori esperti e sostenuti da attrezzature specialistiche come geofoni e telecamere endoscopiche. Sono loro, con il loro naso, a decidere in molti casi tra la vita e la morte.
Poi ci sono le storie che squarciano il silenzio.
Martina, la gatta unica superstite della famiglia
Martina è diventata il simbolo più commovente di questa tragedia. Gattina giovane di appena un anno, estratta dalle macerie a La Guaira dal suo giovane proprietario, José Rodríguez, insieme a un gruppo di volontari. Hanno scavato per ore tra i detriti di quella che era stata la sua casa, e quando finalmente hanno visto due occhi tra le pietre, José l'ha stretta al petto e ha pronunciato una frase che ha fatto il giro del mondo - Es lo único que me queda de mi casa - è l'unica cosa che mi resta della mia casa. Si, José in quel crollo, ha perso tutto. Le due sorelle, la madre, un piccolo cane che dormiva ai piedi del suo letto. Un intero universo domestico spazzato via in trenta secondi. Solo Martina è sopravvissuta, e in lei José ha ritrovato non un semplice animale, ma l'ultimo frammento tangibile di ciò che era. Il video, girato dal fotografo Juan Fotosadn e diffuso dal quotidiano El Tiempo, ha superato le 270.000 like in poche ore, diventando il volto felino della resilienza venezuelana.
Poi i racconti di tante storie che arrivano dritto al cuore.
L'uomo che ha fatto scudo con il proprio corpo
Attorno a lui i mobili cadono, il soffitto inizia a crepare, le pareti tremano. Ma lui non corre verso la porta, non cerca la salvezza. Si getta a terra e copre con il proprio corpo i suoi due cani, facendo da scudo umano mentre l'intonaco piove sulle sue spalle. Rimarrà così finché la scossa non passerà, poi si rialzerà, controllerà i cani uno per uno e scoppierà in un pianto. In mezzo alla distruzione, commentato da uno dei milioni di utenti che hanno condiviso il filmato, conferma che quell' uomo ci ricorda che gli animali non sono cose ma sono famiglia.
La donna dei nove animali
A Caracas, mentre le scosse di assestamento continuavano a far tremare gli edifici già lesionati, una donna è stata ripresa dai vicini mentre caricava, metodicamente nella sua utilitaria, tutti i suoi nove animali domestici tra cani, gatti, un piccolo roditore e un uccellino spaventatissimi. Uno dopo l'altro, senza fretta apparente ma con la determinazione di chi sa esattamente cosa fare. Una volta recuperati si è concessa di guardarsi alle spalle, verso quella che era stata la sua casa, accendendo il motore della sua auto. Il video, rilanciato sui social venezuelani, ha commosso perché racconta di una scelta. Non salvare solo se stessi lasciando indietro i più deboli. Una lezione morale in tempi in cui la fretta e il panico giustificherebbero qualsiasi rinuncia.
Il miracolo del cane sepolto vivo a Caracas
Uno dei salvataggi più spettacolari è avvenuto nel quartiere di Chacao, a Caracas, ed è stato ripreso dai vigili del fuoco e rilanciato a livello internazionale da NBC News e Sky News. I pompieri stavano per abbandonare un edificio residenziale ormai perlustrato, convinti che non ci fossero più sopravvissuti, quando uno di loro si è fermato di colpo sentendo un guaito debolissimo proveniente da sotto tonnellate di cemento. Scavando per ore con attrezzature, poi a mani nude, scoprono un cane meticcio, completamente sepolto ma ancora vivo, coperto di polvere bianca come uno spettro. L'animale, terrorizzato ma illeso, è stato accolto dagli applausi dei presenti. Dalla scossa principale sono passati cinque giorni sotto le macerie, senza cibo, senza acqua, senza luce, in uno spazio angusto tra due solai crollati.
La sua sopravvivenza dopo quasi 120 ore di buio è diventata, per molti venezuelani, la metafora perfetta di un paese che non si arrende. È stato definito il vero miracolo di questo sisma. Lui con i suoi grandi occhioni, guarda i suoi salvatori, incredulo a quello che gli stava capitando. È salvo.
Un legame che diventa umanità
Forse l'aspetto più profondo di questa tragedia è il modo in cui i venezuelani, pur avendo perso tutto, hanno rifiutato di abbandonare i loro compagni a quattro zampe. José che culla Martina tra le rovine della sua famiglia distrutta. L'uomo che fa scudo con il corpo ai suoi cani mentre il soffitto crolla. La donna che carica in auto nove animali uno per uno prima di scappare. Gesti che ricordano una verità semplice ma spesso dimenticata: nei momenti più bui, il legame tra uomo e animale non è un lusso sentimentale, ma un'ancora di umanità. Gli animali ci tengono ancorati a chi siamo, quando tutto il resto è stato spazzato via. I salvataggi, in fondo, non parlano solo di animali ma parlano di noi. Parla di quello che scegliamo di considerare importante quando tutto crolla. Spesso svela cosa siamo disposti a rischiare per non lasciare indietro chi non può salvarsi da solo.
Un messaggio importante arriva direttamente dalla popolazione ferita. Tra le macerie nasce la speranza, curandosi anche degli animali. Nessuno resta indietro, ogni vita ha valore e conta.
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