di Rita Bruno
Nel cuore della Maremma toscana, a pochi chilometri da Semproniano, sorge un luogo dove le gabbie dei laboratori e le prigioni degli zoo decaduti restano solo un ricordo.
Animanatura Wild Sanctuary, un rifugio su oltre ottanta ettari di territorio naturale ospita più di sessanta animali tra macachi liberati dalla vivisezione e una tigre sottratta a uno zoo spagnolo, e molti altri esseri che hanno trovato qui una nuova casa.
Non è uno zoo, non è un parco divertimenti. È stato progettato esclusivamente per il benessere degli animali, lontano dai centri abitati e dal rumore del mondo. Gli ospiti trovano habitat semi-naturali, spazi ampi e cure specializzate, perché la loro dignità viene prima di ogni altra cosa.
Fin dal 2013, il lavoro del santuario si avvale della collaborazione di partner nazionali e internazionali che condividono la stessa missione: la Born Free Foundation, One Voice, il WWF, Half Earth, la LAV (Lega Anti Vivisezione) e la rete EARS (European Alliance of Rescue Centers and Sanctuaries). Sono queste organizzazioni che aiutano a individuare gli animali in difficoltà, a pianificare i trasferimenti e a garantire che ogni salvataggio avvenga nel rispetto del benessere animale.
Nel 2026 è nata la Fondazione Animanatura, un passo istituzionale che rappresenta l'evoluzione del progetto e che ha l'obiettivo di far crescere la struttura come realtà autosufficiente, capace di accogliere sempre più animali in difficoltà.
Le scimmie della sperimentazione
Tra gli ospiti più fragili e speciali del santuario ci sono le scimmie salvate dai laboratori di ricerca. In Italia, i primati non umani in particolare i macachi, sono tra gli animali più utilizzati nella sperimentazione biomedica. La loro vicinanza genetica con l'uomo
li rende oggetto di studi scientifici, ma li espone anche a sofferenze fisiche e psicologiche profonde. Grazie alla collaborazione tra Animanatura, la LAV e alcune istituzioni scientifiche, decine di questi animali hanno lasciato per sempre le gabbie dei laboratori.
Dall'Università di Modena sono arrivati sedici macachi, dall'Università di Padova ben ventisette, e dall'Università di Verona tre esemplari, Lucio, Bob e Charlie che oggi portano con sé i nomi e le storie di chi li ha aiutati a uscire. A questi si aggiungono cinque scimmie uistitì, salvate da un laboratorio europeo di sperimentazione. In totale, il santuario ospita due colonie appartenenti alle specie del macaco Cinomolgo e del macaco Rhesus, che hanno trovato una nuova casa.
Le condizioni di salute degli esemplari all'arrivo
Quando una scimmia arriva al santuario dopo anni passati in laboratorio, porta con sé i segni di una vita di reclusione. Le gabbie, anche quando rispettano gli standard legali, non permettono movimenti naturali. La muscolatura è spesso atrofizzata, la pelle pallidissima per la mancanza di luce solare diretta, il corpo segnato da carenze vitaminiche e talvolta dimensioni inferiori alla norma.
Non sono solo le ferite fisiche a pesare. Molti di questi animali sviluppano comportamenti stereotipati: i primi macachi arrivati, per esempio, camminavano solo sul bordo di cemento, evitando l'erba come se fosse qualcosa di estraneo e minaccioso. Per loro, il mondo naturale era diventato un luogo sconosciuto.
Il percorso di recupero
Al santuario, ogni scimmia segue un percorso di riabilitazione fisica e psicologica supervisionato da primatologhe esperte. Piano piano, impara a muoversi in spazi aperti, a sentire l'erba sotto i piedi, a lasciare che il sole ridoni colore alla pelle. Ricostruisce legami sociali con i propri simili, riscopre l'arrampicata, l'esplorazione, il gioco.
Non sarà un processo immediato, ognuno di loro, ha i propri tempi, le proprie paure, la propria storia.
Per la prima volta, la sua vita non è misurata in dati sperimentali. È misurata in giorni di sole, in coccole tra simili, in passi fatti sull'erba con sempre più sicurezza, il tutto molto Easy senza alcuna costrizione.
Sandro: la tigre affabile
Tra i grandi felini del santuario spicca Sandro, una tigre nata in cattività nel 2005 che per gran parte della sua vita ha conosciuto solo la privazione. Rinchiuso in uno zoo decadente nel Sud della Spagna, Sandro viveva in spazi stretti e inadeguati, esposto al sole implacabile senza riparo. Le sue condizioni inaccettabili hanno spinto la Born Free Foundation e altre organizzazioni a lottare per sedici anni per la chiusura definitiva dello zoo, ottenuta nel 2019.
Con una tappa intermedia presso il Natuurhulpcentrum in Belgio, ha ricevuto cure e assistenza temporanea. Sandro ha raggiunto nel 2021 la sua casa permanente ad Animanatura. Lontano dalla vecchia prigionia, ha rivelato un carattere sorprendente, è una tigre affabile, curiosa e fiduciosa, che non esita a mostrare affetto a chi si prende cura di lui. La sua storia è un monito sul dovere di garantire a ogni animale un ambiente che ne rispetti le necessità etologiche.
L'assistenza che conta
Dopo il 2021, anno dell'ultimo salvataggio documentato di primati da laboratorio italiano, le università di Modena, Padova e Verona hanno chiuso definitivamente le linee di ricerca sui primati non umani.
Nel frattempo, la LAV continua a studiare e riabilitare i macachi già ospiti a Semproniano. E nel giugno 2024, al Congresso Europeo di Primatologia a Losanna, ha presentato i risultati della ricerca che dimostrano come l'ambiente idoneo, l'alimentazione adeguata e gli arricchimenti ambientali stimolano un aumento della mobilità e una riduzione dei livelli di cortisolo, indicatore di stress.
Qualche dato ufficiale
Tuttavia, i dati ufficiali del Ministero della Salute relativi al 2022, pubblicati nel 2024 confermano che in Italia sono stati ancora utilizzati 292 primati non umani a fini sperimentali, di cui 266 macachi cinomolgo.
Di questi, solo un esemplare proveniva da allevamenti registrati nell'Unione Europea, 85 dall'Asia e 180 dall'Africa, molti dei quali catturati in natura.
Animanatura è uno dei pochissimi centri in Italia in grado di offrire a questi animali una vera seconda chance: non solo salvarli dalla morte, ma restituire loro una vita degna.
Il santuario può essere visitato ricordandosi del massimo rispetto per i suoi ospiti. Gli animali presenti, sono in cura perché oltre alle ferite fisiche, ci sono le ferite che non si vedono, quelle dell'anima.
Ogni visita è un'opportunità per conoscere le loro storie, riflettere sul rapporto uomo-animale e natura per sostenere un modello di tutela che mette il benessere animale al primo posto.
Animanatura Wild Sanctuary di Semproniano dove la seconda vita comincia.
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