di Rita Bruno
C'è poi quello di facciata, quello che usa la sostenibilità come linguaggio, reputazione, copertura. Il tutto predicando sacrifici, vendendo sostenibilità e difendendo privilegi. Finti ambientalisti, professionisti della morale altrui.
Un'industria nuova che non produce pannelli solari, non abbatte emissioni, non riconverte davvero l'economia: produce immagine, vende innocenza ecologica, monetizza con la parola sostenibilità mentre continua a fare affari come prima.
È l'industria del greenwashing, dei fondi "green" che continuano a finanziare il fossile, dei privilegi climatici difesi in nome di una morale pubblica per un ambientalismo ornamentale e della virtù esibita e mai praticata. In poche parole vale per tutti tranne che per chi la predica.
Greenwashing: un déjà vu
Si impartiscono lezioni di sobrietà ai cittadini, si colpevolizzano i consumi quotidiani, si trasforma ogni gesto individuale in un esame di coscienza permanente. Con lo sguardo ai piani alti però si intravede grandi marchi, finanza patinata, circuito del lusso : la predica si interrompe e comincia la deroga. Per gli altri rinunce, per sé, eccezioni. Per gli altri responsabilità, per sé, reputazione.
Un intervento dall'UE motivato
Bruxelles è dovuta intervenire con norme più severe contro i claim ambientali vaghi o ingannevoli.
Le nuove regole europee entrate in vigore nel marzo 2024/825 vanno proprio in questa direzione : stop alle dichiarazioni ambientali generiche non dimostrabili, stop ai loghi volontari di sostenibilità inaffidabili. Stretta anche sulle pratiche commerciali scorrette legate all'obsolescenza precoce (elettronica).
Quando il legislatore arriva a dire che non ci si può più definire green senza provarlo significa che la truffa semantica (raggiro linguistico) era diventata sistema.
Il Consiglio dell'Unione Europea lo ha scritto con chiarezza: servono tutele contro i "misleading green plans" o dichiarazioni ambientali fuorvianti, comprese le dichiarazioni scorrette sulle compensazione di carbonio.
In altre parole, non basta impacchettare l'inquinamento in una narrativa elegante e tanto meno comprare una foglia verde stampata su una confezione o su una brochure finanziaria per ripulire ciò che resta sporco.
Ipocrisia modello
È il suo volto più odioso quello dell'ambientalismo classista. Severissimo con chi ha poco, indulgentissimo con chi ha tutto: parliamo di jet privati come esempio.
Un report commissionato da Greenpeace Europa centro-orientale e realizzato da T3 Transportation Think Tank ha contatto nel 2023 oltre 117.000 voli verso 45 destinazione di lusso europee, per oltre 520.000 tonnellate di CO2.
Da notare che in estate i voli vanno oltre il raddoppio. A luglio segnano un aumento del 250% rispetto a gennaio. Un terzo delle tratte a corto raggio resta entro i 500 chilometri e quasi il 12% di questi voli addirittura sotto i 250 km. Questi ultimi facilmente percorribili in auto o treno.
Un capriccio ad alta densità carbonica
L'Italia è terza in Europa per numero di jet privati atterrati nelle varie destinazioni turistiche analizzate con all'attivo più di 17.000 voli nel 2023.
Possiamo dire basta con la favola dell'ecologia neutrale, educata, astratta.
La crisi climatica non è uguale per tutti, perché non tutti inquinano allo stesso modo e soprattutto non tutti possono permettersi di trasformare l'inquinamento in privilegio.
Una verità brutale : mentre alla maggioranza si chiede di abbassare il termostato, di rinunciare all'auto, pagare di più, modificare abitudini e consumi, una minoranza continua a spostarsi come se il pianeta fosse un accessorio, pretendendo pure gli applausi se finanzia un convegno sulla transizione ecologica.
La raffinatezza della finanza sostenibile
Per anni è stato raccontato che i capitali green avrebbero fatto selezione, premiando la transizione e punendo il fossile. Arrivano poi le inchieste e si scopre che la vernice è spesso più spessa della sostanza.
Una ricerca di IrpiMedia sostiene che Amundi Investments Solution - leader europeo nel settore risparmio - abbia destinato tra il 2024 e l'inizio del 2025, la cifra di 1,1 miliardi di dollari a investimenti nel settore fossile attraverso fondi green e includendo il 2023 il totale arriverebbe a 1,7 miliardi.
Secondo l'inchiesta, tra i principali destinatari figurano TotalEnergies con 438 milioni, cell con 145 milioni, Mitsubishi Ufj Financial Group con 108 milioni, Repsol con 98 milioni ed Exxon Mobil con 92 milioni.
Il dettaglio più rivelatore è un altro, invece di cambiare davvero rotta, sarebbero stati rinominati alcuni fondi togliendo dal titolo parole troppo impegnative. Non una conversione ecologica bensì un restyling lessicale.
Una fabbrica della rispettabilità verde
Non siamo davanti a qualche incoerenza individuale oppure a qualche slogan mal calibrato, questo è il cuore del problema.
Una fabbrica della rispettabilità verde dove l'ambientalismo viene usato come scudo reputazionale per continuare a fare ciò che conviene. Un meccanismo senza alcuna imperfezione.
Ci si compra un linguaggio morale, si presidiano festival, campagne valoriali, si educa il pubblico, si disciplinano i consumatori ma i rapporti di forza economiche restano intatti, rafforzandosi.
Finti ambientalisti
La formula tra "finti ambientalisti" non è un insulto generico : è una categoria politica. Indica chi usa il clima come posa, la sostenibilità come marketing, la transizione come ornamento sociale.
Non chi sbaglia, ma chi trasforma la causa ecologica in rendita simbolica.
Non chi è imperfetto ma chi pretende di governare moralmente gli altri mentre protegge i propri vantaggi materiali. Predicano bene, sì, ma razzolano meglio, per se stessi.
Esistono falsi profeti, attenzione a fare l'errore opposto : la questione ambientale sarebbe una messa in scena ? No. Sarebbe troppo comodo. Proprio perché la crisi climatica è reale, l'ipocrisia verde è ancora più intollerabile.Proprio perché la transizione è necessaria, il suo sequestro da parte di élite, marchi e finanza resta assolutamente scandaloso.
Una messa in scena?
La sostenibilità smette di essere una speranza collettiva quando diventa una licenza privata per continuare come prima. Se oggi cresce la diffidenza verso il mondo ecologico, la colpa non è solo dei negazionisti ma anche di chi ha trasformato il verde in una uniforme da indossare sopra speculazioni e interessi vecchissimi.
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