di Tania Amarugi
Finito l’inverno, in molti comuni italiani sono stati chiusi numerosi dormitori e strutture straordinarie del "Piano Freddo", aumentando così le gravi emergenze sociali già esistenti, con centinaia di senzatetto e richiedenti asilo costretti a tornare a dormire in strada o in accampamenti di fortuna.
E’ accaduto a Trento, dove la chiusura del dormitorio femminile di via Saluga ha costretto almeno 20 donne, in condizioni di forte fragilità, a lasciare la struttura, nonostante le proteste delle associazioni locali, tra cui lo Sportello Casa per Tutte.
A Bolzano, con la chiusura del centro ex Alimarket, che accoglieva lavoratori e senzatetto nel corso dell'inverno, oltre 250 persone sono tornate in strada. Le forze dell'ordine hanno avviato lo sgombero sistematico degli accampamenti di fortuna nati sotto i ponti cittadini.
Anche a Grosseto, la chiusura del dormitorio di via Culicchi ha provocato la reazione dei sindacati e dei comitati cittadini e altre associazioni, come il Sunia che ha duramente contestato l'amministrazione comunale per il mancato rinnovo dei servizi essenziali legati all'accoglienza pubblica.
A Napoli, ad esempio, criticaurbana.it evidenzia come a fronte di circa duemila senzatetto, le strutture ordinarie riescano a coprire a malapena 350 posti letto complessivi, lasciando la stragrande maggioranza dei diseredati a vivere per strada.
Housing First: la casa come reinserimento sociale
L'approccio Housing First, la casa come primo passo per il reinserimento sociale, approvato anche nelle linee guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, pone al centro il diritto alla casa come diritto fondamentale della persona.
Non si comprende allora perché spesso l’accesso alle strutture esistenti è condizionato da regolamenti rigidi (divieto di ingresso agli animali, orari restrittivi, separazione dei nuclei familiari, obbligo di uscita al mattino) che spingono molte persone a preferire la strada. In molti casi, secondo la Rivista di Storia dell’educazione, nei dormitori non c’è vita privata e sono collocati in zone periferiche e dismesse, difficilmente raggiungibili, dove mancano servizi essenziali, tanto da diventare una sorta di ghetto ai margini della società.
La realtà spesso non la si vuole vedere perché scomoda e poco “digeribile”, come quella degli invisibili che troviamo accampati nelle nostre città senza prospettive per il futuro. Probabilmente manca una rete di protezione sociale diurna e notturna attiva 365 giorni l'anno e la chiusura dei dormitori pubblici non fa altro che spostare il problema geograficamente, rendendo ancora più invisibili le persone che vivono ai margini della società.
Ultimi Articoli pubblicati
Violenza domestica, un'escalation senza fine e procure vicine alla paralisi sotto il peso della legge
di Tania Amarugi
Per non dimenticare, Beatrice Belcuore: le donne in divisa e il dolore dei genitori privati della verità
di Carlotta Degl'Innocenti
Ladispoli, morire dietro una serranda: quando lavorare non basta più per sopravvivere
di Massimo Gervasi
Caro carburanti, perché il prezzo è alle stelle: la risposta non è dove la cerchi
di Davide Belcuore
Grosseto, PNRR: milioni in spese tecniche e bonus interni, mentre la città resta ferma
di Redazione
Roadless Rule, Trump vuole abrogare la norma sulle foreste: 625.000 commenti contrari
di Rita Bruno
Aggiungi commento
Commenti