di Tania Amarugi
E’ una realtà drammatica quella delle carceri italiane secondo il rapporto annuale dell’associazione Antigone. I detenuti presenti nei penitenziari hanno raggiunto quota 64.436 a fronte di poco più di 51mila posti disponibili. Ma la capienza reale è di gran lunga inferiore al dato ufficiale perché i posti letto effettivamente disponibili sarebbero scesi a 46.318 a causa dell’aumento di reparti inagibili, lavori di ristrutturazione infiniti e carenze strutturali ormai croniche.
In media, i detenuti sono costretti a vivere in meno di 3 metri quadri a testa e l’unica tutela per loro possibile è una modesta detrazione della pena per “sovraffollamento”. Se pensiamo che già nel 2025, i suicidi in carcere sono stati 82 e nel 2026 per il momento sono già 19, si comprende che il livello di disperazione e di isolamento raggiungono le persone ristrette, che non vedono più un futuro davanti a loro e per carenze di personale, spesso non hanno adeguate cure mediche e sostegno psicologico sufficienti.
Antigone nel suo ultimo rapporto dice che è raddoppiato anche il numero dei bimbi in carcere, da 11 a 26, con le loro mamme; sono triplicate le persone a regime di vita chiuso e dal 2025 sono raddoppiati i ricorsi accolti dalla magistratura di sorveglianza per trattamenti inumani e degradanti. In sintesi, come riporta ristretti.org, “si sono moltiplicati gli istituti dove i detenuti trascorrono quasi tutta la giornata in celle affollate e malmesse, sempre più persone sono messe in isolamento e sorveglianza particolare, la società esterna è ostacolata all’ingresso in istituto".
Il mondo del carcere è poco conosciuto se non dagli “addetti ai lavori”, come le associazioni per i diritti dei detenuti, le Camere Penali, il Garante dei detenuti che, tutti gli anni, rinnovano appelli perentori alla politica per incentivare misure deflattive immediate come la liberazione anticipata speciale di 60 giorni per buona condotta, una depenalizzazione dei reati minori, come il consumo di sostanze stupefacenti e investimenti concreti sulle pene alternative, facilitando l’accesso alla detenzione domiciliare, alla semilibertà e all’affidamento in prova. Per il momento non si vedono segnali di cambiamento e i diritti umani sembrano sempre più compressi e ignorati per lasciare spazio all’odio sociale.
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