di Rita Bruno
Le comparazioni internazionali richiedono sempre molta attenzione, sono lunghe, talvolta difficili nell'unire dati e documenti.
In rapporto al contesto europeo tra i 24 paesi dell'Unione Europea, l'incidenza degli omicidi di donne in Italia risulta contenuta. L'incidenza con valori inferiori si osserva nel caso della Grecia e Irlanda.
In Italia sembra sentire parlare di femminicidio se non tutti i giorni, un giorno sì e l'altro pure. Numerosi i casi di sparizioni di donne che se non denunciate subito, con indagini nell'immediato, la speranza di un loro ritorno a casa vive si affievolisce.
Con la Legge n. 181/25 del 2 dicembre 2025 con il DDL 1433/2025, l'Italia si allinea agli standard europei nella lotta contro la violenza di genere.
Primi casi di violenza di genere del 2026
Nel Casertano, precisamente a Castel Volturno, Linda Lyekeoretin, una donna di 33 anni, originaria della Nigeria, deceduta il 6 Gennaio 2026, sarà uno dei primi casi di femminicidio del nuovo anno. Una relazione finita ma dalla quale evidentemente l'uomo non si era rassegnato. Linda ha subito un violento pestaggio prolungato ed efferato dal suo ex fidanzato, un connazionale di 32 anni che l'avrebbe picchiata anche con una mazza di scopa riducendola in condizioni gravissime. Ritrovata dagli agenti riversa a terra nel cortile dell'abitazione dove era presente anche l'uomo che presentava ferite e fasciature alle mani. La giovane donna era stata ricoverata il 23 dicembre 2025 per le gravi ferite soprattutto alla testa riportate nell'aggressione.
Il decesso di Linda cambierà la situazione legale dell'ex partner che aveva precedenti per droga. L'uomo è stato recluso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere con l'accusa di tentato omicidio riqualificato in omicidio.
Ennesimo tragico caso di femminicidio a rompere la quiete nella città casertana.
È necessario un cambio di passo immediato: nessuna sia più lasciata sola davanti alla violenza! (Avvocata Claudia Pecoraro)
Femminicidio con premeditazione
San Godenzo in provincia di Firenze, nel cuore della Toscana, si registrano sviluppi nell'inchiesta per la morte di Franka Ludwig, cittadina tedesca di 52 anni trovata senza vita il 2 luglio 2025. La ricostruzione della Procura e le indagini portano alla scoperta di una messa in scena. La donna sarebbe stata dapprima colpita con delle pietre e imbottita di sonnifero per essere poi caricata in auto e successivamente investita per simulare un incidente stradale.
Lo scorso 13 gennaio 2026, gli indiziati, il compagno della vittima, Emiliano Milza di 53 anni e una sua amica, Simona Hirsch di 59 anni, sono stati arrestati con l'accusa di concorso in omicidio volontario premeditato.
Milza sarebbe la mente e l'ideatore di questo piano mentre l'amica, Hirsch risulterebbe essere stata l'organizzatrice e l'esecutrice materiale.
Stando a quanto si apprende, gli investigatori avrebbero intercettato i monologhi dei due complici tramite una cimice piazzata nel furgone che era stato utilizzato proprio per trasportare Franka sul luogo dove è stato ritrovato il suo corpo.
Gli amanti diabolici avrebbero pianificato per lungo tempo l'omicidio con un movente di natura economica. Dalle indiscrezioni, Milza avrebbe manipolato la compagna con un lungo processo affettivo. Dopo un mese dalla nascita del loro figlio, tramite ovodonazione eterologa nel 2025, Milza avrebbe stipulato cinque polizze assicurative sulla vita della donna, prevedendo una clausola di triplicazione degli indennizzo in caso di morte per incidente stradale. Il valore complessivo delle polizze sarebbe superiore a 3 milioni di euro.
L'autopsia ha rilevato profonde ferite al capo e a un arto, compatibili con colpi inferti da corpo contundente e abrasioni. Elementi che inizialmente avevano portato gli inquirenti all'ipotesi di un incidente poi smentito dai risultati dell'inchiesta.
Sul caso, emergono altri fatti inquietanti con possibili precedenti. Nel 2024, la badante peruviana della madre di Milza venne trovata morta nella casa di Montorsoli dove l'uomo viveva con la madre. La quarantenne che era affetta di piastrinosi, doveva sottoporsi ad un intervento, si sentì male qualche giorno prima del decesso in occasione di una gita a Siena. Come confermato da un articolo del quotidiano La Nazione, Milza avrebbe convinto la badante peruviana a sottoscrivere un'assicurazione sulla vita con lui come beneficiario, garantendo il trasferimento dei soldi ai figli rimasti in Perù. Una strana coincidenza sulla inquirenti spetterà agli inquirenti far luce su questa morte e stabilire se la donna peruviana sia deceduta di morte naturale.
I due complici sono stati rinchiusi nel carcere di Sollicciano e nei prossimi giorni compariranno davanti al giudice con l'accusa di concorso in omicidio volontario premeditato, maltrattamenti aggravati contro i familiari, truffa aggravata e frode assicurativa. Dall''inchiesta condotta dal PM Andrea Cusani emergerebbe anche il coinvolgimento di un consulente del lavoro fiorentino, indagato a piede libero per concorso in frode assicurativa in quanto avrebbe aiutato Milza con le assicurazioni.
Ultimo caso ad Anguillara Sabazia: la morte di Federica
Ad Anguillara Sabazia, sul lago di Bracciano, lo scorso 8 Gennaio 2026, Federica Torzullo, una donna di 41 anni è stata vista per l'ultima volta per poi scomparire nel nulla. La donna è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza che la vedono entrare nell'abitazione dove viveva con il marito, Claudio Carlomagno e il figlio di 10 anni che quella sera era a dormire dai nonni per motivi familiari.
Sarà proprio il marito a denunciare la scomparsa di Federica ma l'uomo avrebbe omesso di dichiarare che la coppia era in crisi, in procinto di separazione, come confermato dalle indagini successive.
I carabinieri del nucleo investigativo di Ostia, coordinati dalla procura di Civitavecchia, guidata da Alberto Liguori, hanno ritenuto contraddittoria la versione fornita dal marito sulla scomparsa di Federica. Dai primi sopralluoghi, condotte dal Ris con il luminol, sono emerse tracce di sangue sugli abiti da lavoro del marito, nell'abitazione, nell'auto, nel camion e in una delle cinque cave. Gli inquirenti hanno immediatamente posto sotto sequestro la villetta di famiglia, l'automobile e il device del marito nonché il capannone e l'impianto per inerti della sua ditta di movimento terra.
Tra ispezione dei fondali del lago di Bracciano, sopralluogo nell'azienda del marito, analisi sul tachigrafo del camion della ditta di Claudio, gli inquirenti hanno passato al setaccio la vita lavorativa e personale dell'uomo.
Un testimone avrebbe raccontato di avere visto l'uomo nel rimessaggio dei mezzi edili, intento a lavare il cassone del camion con l'acqua. Il cassone era vuoto e alzato, come veniva pulito al solito dai detriti. Inoltre, secondo le indiscrezioni, il telefono della donna si sarebbe agganciato alle celle telefoniche che coprono la zona attorno alla cava mentre la mattina del 9 gennaio - seguente alla sera della scomparsa di Federica- il marito sarebbe arrivato in ritardo ad un appuntamento di lavoro.
Nella giornata del 16 Gennaio 2026, i carabinieri del nucleo investigativo della compagnia di Ostia, affiancati dagli specialisti del Ris, hanno effettuato nuovi rilievi nella cava, utilizzata dal marito per scaricare i residui edili della sua ditta e situata a poca distanza dalla sua abitazione. I Ris hanno ispezionato, con l'ausilio di metal detector, i giardini all'interno della proprietà, concentrando le ricerche nell'area del deposito dove gli investigatori hanno scavato tra i detriti da dove, nella mattinata di domenica 18 gennaio, è stato fatto il macabro ritrovamento.
Claudio Carlomagno è stato immediatamente portato in caserma per essere interrogato e successivamente trasferito nel carcere di Civitavecchia, con l'accusa di omicidio.
Anche se non è stato ancora effettuato il riconoscimento formale con i parenti della vittima, la donna sarebbe già stata identificata in quanto i familiari avrebbero confermato che gli abiti e gli accessori rinvenuti sulla salma appartenevano a Federica.
Tanti casi di femminicidio, troppi e si continua a ricordarle nel giorno della festa della donna, l'8 marzo.
I primi segnali: come chiedere aiuto?
Il gesto antiviolenza, lanciato nell'aprile del 2020 dal Canadian Women's Foundation for gender justice: mano aperta, quattro dita alzate, pollice piegato sul palmo. Le dita si richiudono sopra al pollice a formare un pugno. Un gesto eloquente nella comunicazione silenziosa, senza fare rumore.
A supporto delle donne esiste un numero telefonico, il 1522 collegato al centro antiviolenza e stalking, attivo 24 ore su 24. È gestito da Differenzadonna.org dove rispondono operatrici specializzate, mediatrici culturali e avvocate che hanno dimestichezza con oltre 10 lingue. Il servizio è gratuito.
A disposizione anche il 112, Numero Unico Europeo di Emergenza (NUE) per chiamare gratuitamente in qualsiasi momento il soccorso sanitario, le forze dell'ordine, polizia, Carabinieri, vigili del fuoco e Guardia costiera. La chiamata viene smistata dalla centrale competente e questo in tutta l'Unione Europea. Come in altri paesi, gli operatori rispondono in più lingue. La chiamata viene localizzata per garantire interventi rapidi ed efficaci.
Sensibilizzare ma non solo...
Manifestazioni e campagne pubblicitarie, eventi per promuovere la cultura del rispetto e dell'uguaglianza di genere non bastano. Fondamentale è il supporto alle vittime con centri antiviolenza, case rifugio oltre ai servizi di supporto psicologico e legale per le donne vittime di violenza. E' necessaria maggiore collaborazione tra istituzioni e organizzazioni della società civile con leggi e politiche più efficaci. Salta agli occhi che qualcosa non funziona.
Nel frattempo, all'alba del 2026, aumentano scarpette rosse e panchine rosse per le nostre città.
Leggi anche: Violenza sugli animali e violenza intrafamiliare
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