di Massimo Gervasi
L’Italia è veramente il Paese europeo con la più alta evasione fiscale? In realtà quella dell'evasione è solo una frase comoda, ripetuta come un mantra, utile a giustificare qualsiasi rigidità, qualsiasi abuso, qualsiasi stortura del sistema. Ma il problema non è difendere l’evasione, che resta un reato e va contrastata. Il problema è smascherare una narrazione tossica che confonde volutamente l’evasione con ciò che evasione non è.
In Italia una parte enorme del cosiddetto “credito” dello Stato nasce da accertamenti costruiti male, viziati all’origine, spesso illegittimi. Atti che, quando il contribuente ha la forza, il tempo e le risorse per impugnarli nei termini, finiscono regolarmente con una sconfitta dell’erario. Ma intanto quei numeri fanno statistica, alimentano la propaganda, giustificano nuove strette e nuove presunzioni di colpevolezza.
Il vero scandalo non è l’evasione: è il meccanismo. Sanzioni dal 120% al 240%, le più alte d’Europa. Interessi e aggio che trasformano un’imposta contestata in una condanna finanziaria. Un sistema che non vive sulla qualità degli accertamenti, ma sull’inerzia, sulla paura, sulla rassegnazione del contribuente medio. Perché lo Stato incassa anche quando perde, incassa prima, incassa comunque. E se poi il cittadino vince dopo dieci anni, il danno economico e umano resta tutto suo.
Quando un debito nasce da un atto viziato non si chiama evasione. Si chiama abuso del potere impositivo. E non è un’opinione ideologica o una tesi da “furbetti”: è un principio di diritto. Lo ha detto anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, quando ha richiamato gli Stati al rispetto della proporzionalità delle sanzioni, della certezza del diritto, della tutela effettiva del contribuente contro l’arbitrio dell’amministrazione. Punire oltre misura, colpire prima di accertare, pretendere senza dimostrare non è giustizia fiscale, è esercizio di forza.
La vera battaglia non è contro chi sbaglia in buona o cattiva fede, ma contro leggi scritte male, contro norme ambigue che lasciano spazio all’interpretazione creativa, contro un sistema che trasforma il contenzioso in una tassa occulta. Finché il fisco potrà permettersi di sbagliare senza conseguenze, finché l’errore dell’amministrazione non avrà un costo, finché il cittadino resterà colpevole fino a prova contraria, parlare di “lotta all’evasione” sarà solo un alibi.
La giustizia fiscale non si misura da quanto incassi, ma da come incassi. Tutto il resto è propaganda. O peggio: abuso legittimato.
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