di Alessio Colletti
La guerra fra Russia e Ucraina va avanti, nessuna concessione da Zelensky e Putin.
Mentre l’attacco israelo-americano all’Iran apre un nuovo fronte bellico, proseguono a Ginevra i colloqui per cercare una via d’uscita dalla guerra in Ucraina. Sono ormai passati quattro anni dall’inizio dell’invasione russa e alcune fonti denunciano un bilancio di morti superiore a due milioni di unità. I droni sono diventati lo strumento principale di questo conflitto e ad essi vengono attribuiti il 75 – 80 % del numero di caduti.
Come vanno le vendite di petrolio della Russia
Ricordiamo che le esportazioni di petrolio e gas sono la principale entrata dell'economia russa. Il “The Times of India" riferisce che nel mese di febbraio c'è stata una contrazione degli ordini di New Delhi del petrolio russo, sostituito con quello proveniente dall'Arabia Saudita.
Le forniture dalla Russia si attestano oggi intorno agli 1.1 milioni di barili al giorno (prima erano più alte), e si prevede un’ulteriore flessione nei prossimi mesi con stime intorno a un quantitativo pari a 0,8 di milioni di barili al giorno. È una conseguenza delle pressioni di Trump su Modi per spingerlo a importare meno greggio dalla Russia. Quindi le sanzioni occidentali disturbano l'abilità di Putin di piazzare il proprio petrolio sui mercati internazionali. Gli stessi ricavi da prodotti petroliferi sono diminuiti per via del forte sconto che le aziende russe devono concedere per trovare acquirenti sul mercato.
Per quanto riguarda la commercializzazione del gas, Mosca sta messa meglio. I ricavi russi hanno visto un drammatico calo per la cancellazione delle esportazioni verso l'Europa. Infatti prima del conflitto in Ucraina, Mosca vendeva a Bruxelles intorno ai 150 miliardi di metri cubi di gas all'anno, oggi siamo sui 40 miliardi. Tuttavia, le mancate esportazioni verso l'Europa saranno compensate dai flussi che approvvigioneranno la Cina.
I gasdotti “Power of Siberia” e “Power of Siberia 2” dovrebbero a breve consegnare all’acquirente cinese una cifra di circa 90 miliardi di metri cubi. Si prevede invece rimangano più o meno stabili gli approvvigionamenti di un altro cliente di peso, la Turchia.
Le mosse di Francia e Regno Unito
Intanto Macron e Starmer sembrano sempre più persuasi a inviare truppe in Ucraina nel caso si trovasse un accordo per il cessate il fuoco, mentre gli ultimi sondaggi condotti da “La Tribune du dimanche” indicano una crescente stanchezza tra la popolazione francese del sostegno militare all’Ucraina. Se nel 2022 il 65 % dei francesi supportava l’invio di armi a Kiev, oggi questa percentuale è calata al 47 %. Un altro segnale che l’elettorato europeo è sempre più irritato da questo conflitto.
La guerra è per Mosca anche una piaga demografica
Questa guerra di logoramento genera non solo problemi di tipo economico ma sta anche pesantemente impattando sulle popolazioni dei Paesi coinvolti. Se guardiamo al dato ucraino, il risultato è drammatico e per approfondire servirebbe un articolo separato.
Rimanendo sul frangente russo, si scopre che il conflitto ha reso ancora più profondo il pesante calo della natalità di un Paese costretto a fare i conti con un "inverno demografico" praticamente endemico. Se fino a qualche anno fa la Russia riusciva a limitare il calo della propria popolazione grazie ai numerosi arrivi di migranti dall'Asia centrale, ora questo non accade più con le stesse proporzioni perché gli abitanti delle repubbliche ex sovietiche prediligono altre mete.
Da considerare che molti soldati impegnati sul teatro ucraino provengono dalle zone più remote della Russia asiatica, regione immensa e ricchissima di risorse ma praticamente spopolata. L'alto numero di morti e feriti gravi non faranno che aggravare la pesante situazione demografica di queste aree.
Per rilanciare la natalità servirebbero programmi e politiche ad hoc con sostegno e servizi alle famiglie ma un tale piano di supporto postula lo stanziamento di fondi ingenti e, al momento, non si comprende da dove possano arrivare questi soldi se le attenzioni di chi comanda a Mosca sono tutte protese a dare priorità al conflitto in corso.
Cosa aspettarsi dal futuro
I presupposti per arrivare a una conclusione della guerra in Ucraina ad oggi non ci sono e, semmai si arrivasse nel brevissimo/breve termine a una tregua, si tratterebbe con tutta probabilità di un accordo destinato a durare poco.
Non si esce da questa impasse perché le posizioni sono eccessivamente polarizzate e nessuno dei contendenti è disponibile a fare concessioni.
Putin abbasserebbe le sue pretese solo se la crisi economica russa si aggravasse o al limite se la Cina (da cui Mosca rischia di diventare sempre più dipendente) esercitasse maggiori pressioni. Putin non può rinunciare ai suoi obiettivi fondamentali (Donbass e no Nato in Ucraina) perché davanti a un così alto numero di caduti questo equivarrebbe a una resa. Trump sta spingendo per convincere Zelensky ad adeguarsi alle richieste più importanti dello zar. Il presidente americano lo fa perché vorrebbe ridurre l’attrito con Putin e impedire che il sodalizio con la Cina diventi troppo solido, ma il leader ucraino è forte del sostegno europeo e non intende avallare alcun compromesso. Ricordiamo inoltre che i Paesi europei hanno optato per la strada del riarmo militare e questa determinazione non promette nulla di buono per il prossimo futuro.
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