di Massimo Gervasi
Dentro la Commissione Giustizia del Senato è passato il DDL 978/2023. Un disegno di legge presentato come intervento di riorganizzazione della magistratura, ma che nei fatti non interviene sul funzionamento reale della giustizia, bensì sulla sua struttura interna, sui ruoli, sugli equilibri di potere.
Il DDL 978/2023 non parla di assunzioni straordinarie, non affronta il tema della carenza di magistrati, non risolve il vuoto negli uffici giudiziari.
Il cuore del provvedimento è un altro: ridefinire l’assetto ordinamentale della magistratura, rafforzando la distinzione tra funzioni, carriere, percorsi professionali e meccanismi di controllo interno. In altre parole, si mette mano all’architettura del sistema, non alla sua capacità di funzionare.
Il 29 agosto 2022, a venti giorni dalle elezioni politiche, Giorgia Meloni assicurava agli italiani che la giustizia non sarebbe stata piegata a operazioni di facciata e che la priorità sarebbe stata renderla più rapida ed efficiente. Oggi quella promessa stride con la realtà di un disegno di legge che non riduce i tempi dei processi, non aumenta il numero dei giudici, non rafforza gli uffici sul territorio.
Ed è qui il punto centrale, volutamente ignorato dal dibattito politico: il problema non è la separazione delle carriere.
Il problema vero, drammatico, strutturale della magistratura italiana è la mancanza di personale. Mancano giudici, mancano giudici di pace, mancano cancellieri, mancano funzionari. Manca lo Stato, fisicamente.
Il DDL 978/2023 non prevede piani straordinari di reclutamento, non affronta il blocco degli organici, non mette risorse dove servono: nei tribunali che ogni giorno rinviano udienze perché non c’è chi le possa celebrare.
In Veneto la situazione è al limite del collasso. I giudici di pace sono carenti del 51%. A Belluno ce ne vorrebbero cinque, ce n’è uno solo. Uno. Non è una statistica: è una resa. È la dimostrazione plastica che discutere di riforme ordinamentali mentre le aule restano vuote è come ridisegnare il ponte quando il fiume ha già portato via le fondamenta.
Questa non è giustizia. È amministrazione dell’attesa. È un sistema che chiede ai cittadini di rispettare la legge, mentre lo Stato per primo non è in grado di garantire tempi, presenza, diritto. Una giustizia che esiste sulla carta, nei disegni di legge, nelle commissioni parlamentari, ma non nelle aule.
La storia dell’umanità è chiara: quando la giustizia si allontana dalle persone, il potere prende il sopravvento. E oggi stiamo scegliendo di discutere di assetti, carriere ed equilibri interni, ignorando il fatto che senza magistrati non esiste né giudice, né processo, né diritto.
Il DDL 978/2023 non risolve nulla. Sposta il dibattito, lo rende ideologico, lo allontana dalla realtà. Lascia intatto il cuore del problema: tribunali vuoti e cittadini soli.
Una giustizia senza uomini e donne non è una riforma fallita. È uno Stato che arretra. E i palazzi di giustizia italiani, sempre più spesso, lo stanno mostrando in silenzio.
Ultimi Articoli pubblicati
DL Energia: ridurre le bollette senza spegnere gli investimenti
di Massimo Gervasi
Giustizia italiana: non manca la riforma, mancano i giudici
di Massimo Gervasi
Il massacro silenzioso: come il fisco sta uccidendo le imprese
di Massimo Gervasi
Ma quale evasione fiscale, questo è abuso di Stato
di Massimo Gervasi
Inchiesta Covid: la prescrizione è in vigile attesa
di Massimo Gervasi
Usa e Israele attaccano l’Iran: morto Khamenei
di Alessio Colletti
Aggiungi commento
Commenti