di Rita Bruno
Il sacrificio di Saman: una sentenza che segna un confine
Non si può parlare di autodeterminazione senza chinare il capo di fronte alla vicenda di Saman Abbas. La giovane diciottenne pachistana, uccisa a Novellara nel 2021 per essersi opposta a un matrimonio forzato, diventata simbolo tragico di una lotta per la libertà individuale.
Il 15 luglio 2026, la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza che condanna all'ergastolo i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, ritenuti i mandanti dell'omicidio, insieme ai due cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, esecutori materiali.
Allo zio, Danish Hasnain, anch'egli esecutore, è stata confermata la pena di 22 anni di reclusione.
Una decisione giudiziaria che arriva dopo un lungo e sofferto iter, chiude un capitolo legale ma ne apre uno morale. In Italia, non c'è spazio per chi pretende di negare, in nome di tradizioni o presunte giustificazioni religiose, il diritto inviolabile di una donna di essere libera.
La condanna corale inflitta all'intero nucleo familiare colpisce la premeditazione di un gesto che ha visto il fratello di Saman, pur nel dolore della frattura familiare, testimoniare contro i propri parenti per far emergere la verità.
L'illusione della modernità ma la tradizione resta una prigione
Osservando i recenti casi di cronaca in India, si scorge un paradosso inquietante. L'urbanizzazione, l'istruzione e l'accesso alla tecnologia non hanno scalfito la norma del matrimonio combinato. In molti contesti sociali, il matrimonio non è una questione di affetto, ma di appartenenza. È un contratto pubblico, volto a preservare l'onore, la casta o la stabilità del clan.
Quando una donna rifiuta questo legame, si scontra con una struttura che non contempla il diritto al dissenso.
In India, come purtroppo in altri contesti, la pressione è tale da rendere il rifiuto una scelta pressoché impossibile. Talvolta porta a derive drammatiche. La disperazione, privata di ogni supporto legale o sociale, spinge alcune donne a cercare soluzioni estreme. In questi scenari, le indagini di polizia rivelano spesso trame complesse e arresti che coinvolgono non solo le dirette interessate, ma anche i partner scelti per complicità, in un vortice di violenza che la legge tenta faticosamente di contenere.
Radici che sprofondano in una negazione sistematica dell'autonomia femminile.
Una geografia del controllo e forme di patriarcato
Il filo rosso che unisce culture diverse in Asia, nel Medio Oriente e nelle diaspore in Occidente risiede nella natura stessa del matrimonio come strumento di potere.
In Asia Meridionale, il matrimonio è l'architrave che regge il sistema di caste o clan, dove la ribellione della singola donna viene percepita come un tradimento della coesione di gruppo.
Nelle società confessionali del Medio Oriente e del Nord Africa, l'autorità maschile è spesso investita di una sacralità che subordina la volontà femminile al dovere di tutela della comunità.
Nelle diaspore in Europa, l'imposizione di unioni combinate diventa spesso una barricata identitaria. Le famiglie, sentendosi minacciate da un contesto occidentale percepito come alieno, tendono a chiudersi, imponendo matrimoni come baluardo contro l'assimilazione.
In tutti questi casi, il patriarcato si adatta alle diverse latitudini per garantire che il controllo rimanga nelle mani della famiglia, annullando di fatto la capacità decisionale dell'individuo.
Il diritto di dire "No" come atto di civiltà
Il denominatore comune di queste realtà è l'assenza di una via di uscita. Il matrimonio forzato detto anche matrimonio combinato che non accetta il rifiuto, trasforma l'unione in una forma di sequestro esistenziale. Il punto di svolta per le nostre società, risiede nella capacità di riconoscere che il consenso individuale non è un lusso, ma un diritto umano inalienabile.
La lotta contro queste usanze non è solo una battaglia legislativa, ma una sfida culturale.È necessario operare affinché ogni Saman, ogni donna, possa trovare supporto e ascolto.La possibilità concreta di scelta per il proprio destino è un diritto, senza dover pagare il prezzo estremo di premeditazione tra solitudine e morte.
Ultimi Articoli pubblicati
Femminicidi in crescita o quasi una normalità
di Tania Amarugi
Il peso del consenso negato: quando il matrimonio diventa una gabbia
di Rita Bruno
Il confine tra identità e biologia, il caso dei theriani in Portogallo
di Rita Bruno
Caccia, bioregolatori o prelevatori? Il dubbio che ISPRA non scioglie
di Rita Bruno
Carburante alle stelle, gli italiani nelle stalle
di Massimo Gervasi
Il grande trucco del Fisco: tassano quando guadagni, quando spendi e anche dopo
di Massimo Gervasi
Aggiungi commento
Commenti