di Rita Bruno
In Portogallo, alcuni giovani che si identificano come therian, persone che sentono di essere, in tutto o in parte, un animale non umano.
Chiedono di essere visitati dai veterinari anziché dai medici. La richiesta ha generato una reazione immediata e senza precedenti da parte degli ordini professionali del paese. L'Ordine dei Medici del Portogallo ha dovuto intervenire con un protocollo specifico per chiarire che i theriani non possono essere curati dai veterinari, ma devono rivolgersi ai medici.
Parallelamente, anche l'Ordine dei Medici Veterinari ha vietato ai professionisti di esaminare o trattare persone umane, anche se queste si identificano come animali.
Va precisato che, al momento, non risultano casi documentati di veterinari portoghesi che abbiano effettivamente accettato richieste di consultazione di questo tipo.
Sembra che gli ordini professionali si muovono intanto in modo preventivo.
Chi sono i theriani?
Il therianthropismo è un fenomeno identitario per cui una persona si sente, in tutto o in parte, un animale non umano. Il termine deriva dal greco thēr - bestia selvaggia - e ánthrōpos - uomo.
Nessun legame etimologico con -terra - o - natura - bensì con la bestia, l'animale selvatico. Non è una novità: esiste da decenni in varie forme, spesso associato a comunità online e subculture. È importante distinguere i theriani dai furries - apprezzamento estetico e costume - e dagli otherkin - identità più ampia che può includere entità non-animali -.
Il therianthropismo non è una setta. Non esiste una leadership centrale, un dogma condiviso o un sistema di reclutamento. È un fenomeno identitario individuale che trova espressione in comunità online aperte e frammentate dove ogni persona interpreta la propria esperienza in modo autonomo.
I theriani vivono la propria vita quotidiana, lavorano, hanno famiglie e relazioni sociali normali.
Come si presentano fisicamente?
I theriani non si trasformano fisicamente. Rimangono esseri umani nel corpo, ma esprimono la loro identità attraverso accessori, comportamenti e, in alcuni casi, modifiche estetiche.
Nella vita di tutti i giorni, un theriano è indistinguibile da chiunque altro. Frequenta la scuola, si reca al lavoro, veste in modo convenzionale, non ha corna, coda vera o artigli.
L'identità animale è vissuta interiormente, come una sensazione, un modo di percepire il mondo, un'affinità profonda con una specie.
Per esprimere pubblicamente la loro identità, alcuni indossano maschere artigianali fatte a mano in cartapesta, feltro o materiali riciclati, orecchie su cerchietto, code attaccate ai pantaloni, o guanti e zoccoli che simulano zampe. Questi accessori non sono costumi da carnevale. Ma rappresentano estensioni dell'identità, simili a come una persona può indossare un crocifisso o un tatuaggio come espressione di sé.
Un aspetto cruciale dell'esperienza theriana è il cosiddetto phantom shift che si definisce come una sensazione neurologica, simile all'arto fantasma dei paraplegici, ma applicata a parti del corpo animale. Alcuni sentono una coda che si muove dietro la schiena, percepiscono orecchie che si muovono in risposta ai suoni, o avvertono ali sulla schiena. Queste sensazioni sono interne e invisibili all'osservatore esterno. Il corpo fisico non cambia, ma l'esperienza soggettiva sì.
La maggior parte dei theriani, tuttavia, non indossa alcun accessorio e non è riconoscibile. L'identità si esprime attraverso comportamenti, affinità con gli animali, o in forma puramente virtuale attraverso nickname, avatar e comunità online.
Quanti sono? Il mistero dei numeri
Non esistono dati ufficiali sulla comunità theriana in Portogallo. A livello mondiale, le stime sono frammentarie. Le principali piattaforme online della comunità Otherkin contano circa 5.500-10.000 membri globali.
Secondo una ricerca di FurScience del 2019, tra il 5% e il 20% dei partecipanti alla comunità furry si identifica come theriano, e circa il 22% crede di essere meno del 100% umano.
Con una popolazione di circa 11,4 milioni di abitanti, anche applicando la stima più conservativa si parlerebbe di potenziali migliaia di persone con qualche forma di identità non-umana. Ma la maggior parte non si identifica pubblicamente e molti non conoscono nemmeno il termine.
Come nasce il caso portoghese ?
La richiesta di accesso alle cure veterinarie nasce probabilmente da due motivazioni. La prima è la coerenza identitaria: se ti senti un cane o un lupo, rivolgersi a un medico umano appare come un tradimento del proprio sé autentico. La seconda è l'effetto mediatico, la richiesta ha avuto un impatto notevole sui media, amplificando la visibilità del movimento.
Secondo le analisi sociologiche portoghesi, questo fenomeno è emerso in un momento di profonda trasformazione culturale. L'antropomorfizzazione crescente degli animali domestici, trattati ormai come membri della famiglia, e il progressivo sfumare dei confini tra umani e animali hanno creato un terreno fertile per queste richieste.
Un precedente europeo
Il caso portoghese potrebbe essere il primo in Europa a generare una risposta istituzionale formale. Non risultano, infatti, interventi simili degli ordini professionali in altri paesi dell'Unione Europea.
Le comunità theriane esistono in Germania, Regno Unito e Paesi Scandinavi, ma non hanno mai sollevato una questione istituzionale di questo tipo.
Il Portogallo si trova quindi a fare da laboratorio europeo su un confine etico inedito.
La reazione delle istituzioni
L'intervento degli ordini professionali non è stato causato da un'emergenza concreta, bensì da una reazione preventiva. I timori principali riguardavano la contaminazione professionale come veterinari costretti a gestire pazienti umani.
Le responsabilità legali derivanti dal trattare un essere umano come un animale, e il cosiddetto - effetto valanga con la paura che altre identità non standard potessero richiedere adattamenti istituzionali simili.
Il parere della scienza: un vuoto diagnostico
Il therianthropismo non è classificato nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, né nella sua revisione DSM-5-TR.
Non esiste una condizione clinica chiamata disforia di specie né il confine tra identità e biologia alla nosografia psichiatrica ufficiale. I clinici che si sono espressi pubblicamente tendono a non medicalizzare il fenomeno se non causa distress significativo, inquadrandolo piuttosto come espressione identitaria o esperienza spirituale.
Ogni caso a sé stante quando l'identità theriana è associata a distress clinico, si indaga sulle condizioni sottostanti come depressione, ansia o disturbi di personalità.
La medicina si trova quindi senza mappe, deve regolamentare un fenomeno che sfugge alle categorie diagnostiche tradizionali.
Il dibattito etico e filosofico
La vicenda dei theriani in Portogallo solleva domande che vanno ben oltre il caso specifico, toccando i nervi scoperti di una società in profonda trasformazione.
Se accettiamo che l'identità personale sia sovrana e autodeterminata, principio ormai consolidato per genere, orientamento sessuale e appartenenza culturale, dove tracciamo il confine tra identità valide e non valide ?
La società ha imparato a riconoscere identità che un tempo erano considerate patologiche o devianti. Ma esiste un punto oltre il quale
poter negare ? E chi ha l'autorità di stabilirlo ?
Il caso theriano mette a nudo una contraddizione. Da un lato, celebriamo la libertà di essere chi si è e dall'altro, istintivamente respingiamo identità che sfidano categorie troppo radicate per essere messe in discussione.
Biologia V/s identità: il corpo o la mente?
La medicina si è sempre basata sul corpo, organi, cellule e DNA per decidere come curare. Ma se una persona rifiuta il proprio corpo come riferimento identitario, la medicina deve adeguarsi o resistere?
Il caso theriano è estremo, ma non unico. Oggi, la medicina di genere affronta sfide simili, dove le terapie ormonali e chirurgiche modificano il corpo per allinearlo all'identità. La differenza è che nel caso della disforia di genere esiste un quadro clinico riconosciuto, protocolli stabiliti e una comunità medica formata. Per i theriani, tutto questo manca.
Il parallelo con la disforia di genere : perché una sì e l'altra no? Questo è forse il nodo più controverso. La disforia di genere è riconosciuta dal DSM-5, ha protocolli di trattamento, è sostenuta da decenni di ricerca e ha ottenuto ampia visibilità sociale.
La disforia di specie invece non esiste come categoria clinica. Ma la domanda che i theriani sollevano, implicitamente, è per quale motivo?
Forse, perché il rifiuto del proprio corpo sessuato è considerato una condizione medica legittima, mentre il rifiuto del proprio corpo di specie è considerato un'aberrazione?
La risposta della medicina e della società si appella alla biologia evolutiva, alla riproduzione, alla struttura cerebrale.
Ma queste stesse argomentazioni furono usate, non molti decenni fa, per delegittimare le identità transgender.
Il parallelo è scomodo, e per questo viene spesso evitato o liquidato con ironia. Eppure, la domanda resta: chi decide quali forme di disagio identitario meritano risposta medica e quali no?
Il rischio del relativismo assoluto.
Se ogni identità autodichiarata deve essere riconosciuta, dove finisce? Qualcuno potrebbe dichiararsi di età diversa dalla propria anagrafica, o di nazionalità diversa dal proprio passaporto, e pretendere diritti conseguenti.
I critici del therianthropismo usano questo argomento per respingere la richiesta di cure veterinarie. Se accettiamo di curare un uomo come un cane, perché non accettare di curare un bambino come un adulto, o una persona sana come un malato? La società ha bisogno di categorie condivise per funzionare, e la medicina in particolare si basa su criteri oggettivi per diagnosi e trattamenti.
Ma chi stabilisce quali categorie sono oggettive e quali costruite socialmente?
Una domanda senza risposta
Forse il caso dei theriani non ha una soluzione netta. Forse il suo valore sta proprio nel costringerci a confrontarci con i limiti dei nostri schemi mentali.
Se una persona soffre perché si sente un animale in un corpo umano, il rifiuto categorico della sua richiesta può essere giustificato dal punto di vista medico, ma non risolve il suo disagio.
Dall'altro lato, accettare la richiesta significherebbe smantellare i confini professionali e scientifici che esistono per proteggere sia i pazienti sia i professionisti.
Il caso portoghese non offre una via d'uscita, ma uno specchio. Mostra quanto sia fragile il confine tra ciò che consideriamo normale e ciò che consideriamo inaccettabile, e quanto questo confine cambi nel tempo.
Curiosità
Esistono simbologie specifiche all'interno della comunità theriana. Il triangolo rappresenta la trasformazione, il cerchio il Sé, e punti nero e bianco l'ibridità tra corpo umano e identità non-umana, in una sorta di reinterpretazione dello yin e yang.
Non esistono al mondo interventi chirurgici per diventare animali. La trasformazione fisica resta confinata al desiderio e all'immaginazione. I theriani sono consapevoli di avere un corpo umano e non pretendono il contrario.
Il Portogallo è stato il primo paese europeo a dover formalmente delimitare i confini tra medicina umana e veterinaria in risposta a una richiesta identitaria, ma il fenomeno theriano esiste in tutto il mondo occidentale da almeno trent'anni.
Un sintomo dei tempi
La vicenda portoghese è il prodotto di una convergenza. Una subculture identitaria preesistente, un contesto sociale che sfuma i confini tra umani e animali, e un sistema istituzionale che si sente chiamato a difendere i propri confini professionali.
Che si tratti di una tendenza passeggera o di un segnale di trasformazioni più profonde, il caso dei theriani in Portogallo ha almeno il merito di aver costretto la società a confrontarsi con una domanda scomoda: cosa significa, oggi, essere umani?
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