di Redazione
Fino a qualche settimana fa provate a fermare cento toscani per strada e chiedete loro che cosa fosse l’ARS.
Probabilmente la stragrande maggioranza avrebbe risposto con un’altra domanda: l’ARS cosa? Poi Eugenio Giani nomina Giovanni Grasso commissario pro tempore dell’Agenzia regionale di sanità e improvvisamente accade il miracolo: tutti conoscono l’ARS, tutti ne comprendono l’importanza, tutti sembrano sapere quali competenze debba possedere chi la governa. Politici, medici, ordini professionali, sindacati, commentatori.
Un improvviso amore collettivo per un'Agenzia che fino al giorno prima viveva sostanzialmente lontana dal dibattito pubblico. Ed è proprio questa improvvisa notorietà che dovrebbe suggerirci una domanda diversa: che cos’è davvero l’ARS e perché un organismo così importante e finanziato con milioni di euro pubblici è così poco conosciuto dai cittadini toscani?
L’Agenzia regionale di sanità
L’Agenzia regionale di sanità non è un piccolo ufficio marginale. La Regione Toscana la definisce ufficialmente un ente di consulenza e supporto scientifico in ambito socio-sanitario per la Giunta e per il Consiglio regionale. Nel 2025 il suo onere complessivo sul bilancio regionale è stato indicato in 3.517.456 euro. Nel PIAO 2025-2027 che racconta organizzazione, personale, funzioni e programmi dell'Agenzia leggiamo inoltre che al 31 dicembre 2024 i dipendenti erano 46. Non stiamo quindi parlando di una stanzetta con tre impiegati e una stampante che funziona quando ne ha voglia, ma di un organismo pubblico strutturato che produce analisi, studi, monitoraggi e valutazioni destinate a incidere sulle politiche sanitarie regionali.
Ed ecco allora la prima domanda scomoda: se l’ARS è così importante, perché i cittadini ne sanno così poco? Possibile che un'Agenzia chiamata a studiare epidemiologia, qualità dei servizi sanitari, equità, appropriatezza, salute della popolazione e funzionamento del sistema sanitario regionale sia diventata improvvisamente argomento da prima pagina soltanto quando è arrivato Giovanni Grasso? Nel documento ufficiale troviamo infatti una struttura articolata attorno alla Direzione tecnico-amministrativa, all’Osservatorio di epidemiologia e all’Osservatorio per la qualità e l’equità, con settori dedicati a determinanti socio-economici e di malattia, sanità, valutazione e monitoraggio dell’efficienza delle politiche sociali e sanitarie. Insomma, roba tutt’altro che irrilevante.
Le contestazioni sulla nomina
Poi arriviamo alla questione Grasso. Le contestazioni sono note. I dieci Ordini provinciali dei medici toscani hanno espresso «forti perplessità e profonda preoccupazione», contestando metodo e merito della scelta e sostenendo che un organismo tecnico-scientifico di tale importanza richieda formazione ed esperienza adeguate. È una posizione legittima e merita rispetto. Così come è legittimo ricordare che per diventare direttore dell’ARS è richiesta la laurea magistrale e che Grasso, laureato in infermieristica, non possiede oggi quel requisito. Ma qui arriva il particolare che sembra essere stato dimenticato nella furia della polemica: Grasso non è stato nominato direttore generale. È stato nominato commissario pro tempore dal 1° settembre al 31 dicembre, in una fase nella quale l'Agenzia dovrebbe essere riorganizzata.
E lo stesso Grasso ha risposto ricordando un punto tutt’altro che secondario: il commissario deve governare e accompagnare il percorso organizzativo, gestionale e amministrativo, non sostituirsi agli epidemiologi, agli statistici e ai ricercatori dell’Agenzia.
Esperienza e professioni
Ma allora apriamo davvero il famoso vaso di Pandora. Perché se il problema è che all’ARS debbano lavorare esclusivamente scienziati e specialisti sanitari, basta leggere l'organigramma e la dotazione del personale dell'ARS per scoprire una realtà assai più articolata. Dei 46 dipendenti presenti al 31 dicembre 2024, il documento riporta nell’area ricerca 11 funzionari di ricerca e 7 assistenti alla ricerca. Accanto a questi troviamo personale dei sistemi informativi, della comunicazione e numerosi profili amministrativi: funzionari amministrativi, assistenti amministrativi, collaboratori amministrativi, personale addetto alla gestione economico-finanziaria, alle risorse umane e all'organizzazione. Ed è perfettamente normale che sia così: un ente pubblico non può funzionare con soli epidemiologi. Ma proprio per questo appare singolare trasformare oggi l'ARS, nel dibattito pubblico, in una specie di laboratorio scientifico nel quale chiunque non abbia un determinato titolo accademico debba essere considerato un corpo estraneo.
E allora la domanda cambia ancora: per governare temporaneamente una macchina amministrativa bisogna necessariamente essere epidemiologi oppure bisogna essere capaci di amministrare, organizzare, coordinare e assumersi responsabilità?
Giovanni Grasso è un infermiere. Laureato. Professionista sanitario. Ha ricoperto incarichi organizzativi e gestionali. Si può discutere della sua nomina, del rapporto con Giani, della politica e dell'opportunità della scelta. Tutto è discutibile. Quello che diventa difficile accettare è che improvvisamente la laurea infermieristica venga trattata quasi come un titolo di serie B. Perché se davvero il problema fosse soltanto la competenza sanitaria, qualcuno dovrebbe spiegare quando abbiamo deciso che un infermiere con esperienza gestionale non appartiene più al mondo sanitario.
Perché non si vuole Grasso dentro l'Agenzia?
Ma c’è una domanda ancora più delicata, e proprio per questo merita di essere posta con prudenza: perché tanta resistenza verso un commissario destinato, almeno formalmente, a restare quattro mesi? È soltanto una questione di titoli?
È soltanto una battaglia contro una nomina considerata politica? Oppure qualcuno teme anche il tipo di gestione che Grasso potrebbe portare dentro l'Agenzia?
Non abbiamo elementi per affermare che dentro l'ARS ci siano irregolarità o fantomatici scheletri negli armadi, e sarebbe scorretto inventarli. Ma proprio un ente pubblico dovrebbe considerare normale che un nuovo commissario apra armadi, controlli procedure, verifichi incarichi, organizzazione, risultati e spese. Non perché ci sia necessariamente qualcosa da nascondere, ma perché controllare è esattamente ciò che dovrebbe fare chi arriva a governare temporaneamente una struttura pubblica. E se Grasso ha davvero il carattere testardo e determinato che molti gli riconoscono, potrebbe persino essere questa l'occasione per rendere più visibile ai cittadini ciò che l'ARS fa con oltre tre milioni e mezzo di euro di risorse regionali ogni anno.
Perché quei soldi meritano attenzione. Il PIAO riporta per il 2025 una previsione complessiva per le retribuzioni del personale, comprensive degli oneri riflessi, nell'ordine dei 2,78 milioni di euro. E attenzione: questo dato non significa che l’ARS sprechi denaro. Significa semplicemente che stiamo parlando di una struttura importante, finanziata dai cittadini e che proprio per questo dovrebbe essere conosciuta, raccontata, valutata e sottoposta al massimo livello possibile di trasparenza.
Ed ecco il vero paradosso di questa storia. Giovanni Grasso forse ha già ottenuto un risultato ancora prima di sedersi sulla poltrona di commissario: ha fatto conoscere ai toscani l’esistenza dell’ARS. E adesso che l'abbiamo scoperta sarebbe un peccato richiudere immediatamente il coperchio.
Continuiamo allora a parlarne. Ma non soltanto della laurea di Grasso. Parliamo dei risultati dell'Agenzia. Dei suoi studi. Della loro ricaduta concreta sulle decisioni della Regione. Dei suoi 46 dipendenti. Dei suoi costi. Degli incarichi. Dell'organizzazione. Dei criteri con cui vengono valutate le performance. Di quanto delle analisi prodotte dall’ARS venga effettivamente trasformato in politiche sanitarie capaci di migliorare la vita dei cittadini.
E magari chiediamoci anche perché tutto questo interesse sia esploso soltanto adesso.
Perché criticare Giovanni Grasso è legittimo. Controllare Giovanni Grasso sarà doveroso. Ma, già che ci siamo, controlliamo anche l’ARS. E forse è proprio questo lo scossone di cui un ente pubblico, ogni tanto, ha bisogno.
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