di Carlotta Degl'Innocenti
Voglio andare a casa/ La casa dov'è?/ La casa è dove posso stare in pace/ Io voglio andare a casa (...)
Riecheggiano le parole della canzone di Jovanotti "Questa è la mia casa" quando si affronta il caso della Famiglia nel bosco, pensando ai tre bambini che da mesi sono stati strappati dai loro affetti, dalla loro casa e animali. La storia della famiglia sta tenendo banco al pari del caso di Garlasco ed è ormai arrivata sul tavolo delle istituzioni che stanno pensando ad una proposta di legge per ridurre il rischio di errori quando si affrontano casi di minori e a rafforzare il legame istituzioni e famiglia.
Si è svolta lo scorso 21 aprile l’udienza presso la Corte d’Appello dell’Aquila, durante la quale i legali di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno richiesto il ricongiungimento familiare, impugnando la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. La Corte si è riservata la decisione e avrà 60 giorni di tempo per pronunciarsi.
Dopo il parere negativo al ricongiungimento immediato espresso dalla tutrice e dalla curatrice speciale dei minori, il Tribunale per i minorenni ritiene di voler valutare il caso con cautela. Al contrario la difesa, supportata da una consulenza di parte che vanta psichiatri di alto profilo, sostiene che la separazione stia causando un grave trauma ai bambini. I legali hanno inoltre voluto ricordare che la famiglia ha rispettato tutte le prescrizioni del Tribunale: dalle vaccinazioni all'idoneità dell'abitazione, fino alla nomina di una maestra per l'istruzione.
“Sono stati espressi giudizi clinici da persone che non hanno competenza clinica”, ha dichiarato il professor Tonino Cantelmi, come riportato dall’Ansa.
Nel frattempo, la presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, Michela Vittoria Brambilla, ha promosso lo scorso 22 aprile, presso la sala stampa di Montecitorio, un incontro pubblico sul tema dell’allontanamento giudiziale dei minori e sul caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”.
Tra i presenti, oltre all’On. Brambilla e ai coniugi Trevallion con i loro difensori, hanno partecipato tre esperti psicoterapeuti: il consulente di parte Tonino Cantelmi, Massimo Ammaniti e Daniela Pia Rosaria Chieffo.
L’incontro mirava a presentare una proposta di legge per introdurre un collegio tecnico multidisciplinare a supporto del magistrato sin dall’avvio del procedimento. Tale organo, coordinato da una nuova figura di “Esperto in relazioni familiari fragili”, avrebbe lo scopo di ridurre il rischio di errori e rafforzare il legame tra famiglie e istituzioni.
Secondo l’On. Brambilla, l’allontanamento dei bambini è stato una "violenza di Stato". La presidente ha criticato la gestione dei servizi sociali e la mancanza di competenze professionali adeguate nel trattare il nucleo familiare. Un parere condiviso dallo psichiatra Cantelmi, il quale ha affermato che in tutta la vicenda risuoni la parola “crudeltà”.
“Crudeltà è anche screditare il racconto di una madre che non viene creduta, dipinta come colei che danneggia i figli”, ha rilanciato lo psichiatra, ricordando un momento straziante della consulenza tecnica in cui uno dei bambini, in lacrime, ha espresso il desiderio di tornare dai genitori. Secondo i consulenti, il sistema giudiziario non avrebbe ascoltato i minori, traumatizzandoli profondamente.
Anche gli altri esperti presenti, tra cui il professor Massimo Ammaniti e la professoressa Daniela Pia Rosaria Chieffo, si sono dichiarati contrari all'allontanamento, evidenziando i danni psicologici subiti dai piccoli.
In attesa del verdetto della Corte d’Appello, la coppia ha deciso di tornare a vivere nel casolare nel bosco a Palmoli per supervisionare i lavori di ristrutturazione. Nonostante il Comune abbia offerto loro un appartamento gratuito e Nathan abbia già iniziato a trasferire alcuni oggetti dei figli, i coniugi intendono traslocare definitivamente solo quando i tre bambini potranno tornare con loro.
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