Autismo, il robot umanoide italiano entra nella riabilitazione clinica dei bambini

Pubblicato il 8 giugno 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Dalla piattaforma iCub, il robot umanoide italiano.

Un robot umanoide può diventare un supporto concreto nei percorsi di riabilitazione clinica per bambini con disturbo dello spettro autistico. È quanto emerge da una sperimentazione condotta dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) insieme al Centro Boggiano Pico dell’Opera Don Orione di Genova, dove il robot iCub è stato integrato in un percorso terapeutico reale e non soltanto in ambiente di laboratorio.

Secondo quanto riportato nello studio pubblicato sulla rivista Autism Research, si tratterebbe del primo caso al mondo in cui un robot umanoide viene inserito stabilmente in un contesto clinico riabilitativo con un protocollo specifico dedicato. 

Il progetto è stato sviluppato dal laboratorio Social Cognition in Human-Robot Interaction dell’IIT, coordinato da Agnieszka Wykowska, in collaborazione con il Centro Boggiano Pico, specializzato nei disturbi del neurosviluppo. 

Un progetto tutto italiano

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il robot umanoide protagonista di questa sperimentazione non arriva dal Giappone. Si tratta infatti di iCub, piattaforma robotica sviluppata dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che rappresenta una delle principali esperienze italiane nel campo della robotica umanoide. 

Anche il percorso clinico descritto nello studio è stato realizzato in Italia, confermando il ruolo della ricerca nazionale nell’applicazione delle nuove tecnologie alla riabilitazione infantile. 

Il contesto: autismo e competenze sociali

Il disturbo dello spettro autistico comprende condizioni eterogenee del neurosviluppo che si manifestano nell’età evolutiva e che possono incidere sulla comunicazione e sull’interazione sociale. 

Proprio il potenziamento delle competenze sociali è stato al centro della sperimentazione, che ha osservato segnali di miglioramento nei bambini coinvolti nel training con il robot. 

Come si è svolta la sperimentazione

La collaborazione tra IIT e Opera Don Orione è iniziata nell’ottobre 2020. La prima fase del progetto si è conclusa nell’autunno 2021 e ha coinvolto 45 bambine e bambini già inseriti nel percorso terapeutico del Centro Boggiano Pico. 

Durante due mesi di attività continuativa, iCub ha partecipato alle sedute attraverso giochi pensati per allenare abilità legate alla comprensione del punto di vista altrui e alla relazione sociale. 

Perché il robot può essere utile?

Secondo i ricercatori, molti bambini autistici mostrano una naturale predisposizione all’interazione con i robot umanoidi. 

A differenza di una relazione con un essere umano, che può risulta ricca di stimoli difficili da decodificare.  Il  robot consente di semplificare e frammentare i comportamenti sociali, rendendoli più leggibili e ripetibili. Questa caratteristica può favorire un apprendimento più graduale di alcune competenze relazionali. 

Le attività proposte ai bambini

Nel training clinico, iCub manipola un cubo in gommapiuma con immagini diverse su ciascuna faccia. Il bambino viene stimolato a capire quale immagine il robot stia osservando, esercitandosi così a mettersi nei panni dell’altro. L’interazione è stata progettata per essere semplice, sicura ed efficace, sempre con la presenza dei terapeuti e in continuità con i protocolli riabilitativi tradizionali.

Un supporto, non un sostituto dei terapeuti

Gli esperti coinvolti nello studio sottolineano che il robot non sostituisce in alcun modo il lavoro umano. 

Al contrario, viene considerato uno strumento aggiuntivo a disposizione dell’équipe clinica, utile per rendere alcune attività più immersive e coinvolgenti e per esplorare nuove modalità di intervento. 

Il ruolo dei terapeuti, precisano i ricercatori, resta centrale in ogni fase del percorso riabilitativo.

I prossimi sviluppi del progetto

Il passo successivo sarà la creazione di nuovi training ambientati in setting che riproducono situazioni quotidiane, come una pizzeria o una gelateria. L’obiettivo è aiutare i bambini ad allenare abilità sociali sempre più specifiche e trasferibili nella vita di tutti i giorni, dalla scuola al parco giochi, fino al contesto familiare. 

Ricerca e applicazione clinica

Il progetto rientra nelle attività del Center for Human Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia, nato anche con il sostegno della Regione Liguria per favorire il trasferimento dei risultati della ricerca nei contesti clinici reali. 

Una direzione che punta a trasformare l’innovazione tecnologica in strumenti concreti al servizio della salute e della qualità della vita delle persone.

In questo scenario, la sperimentazione su iCube mostra come l'innovazione, se integrata nella clinica, possa aprire nuove prospettive riabilitative.

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