di Tania Amarugi
Nei primi mesi del 2026, l'Osservatorio nazionale ha registrato circa 34 vittime di femminicidio in Italia.
L’ultimo è accaduto a Coriano in provincia di Rimini lo scorso 15 luglio. Sembra una storia già scritta. L’ex marito avrebbe colpito con un martello o un coltello la ex moglie per strada fino ad ucciderla e poi ha chiamato i Carabinieri dicendo “sono stato io”.
Ma i dati ISTAT e del Ministero dell’Interno mostrano un calo del fenomeno, sebbene la violenza di genere resti un problema strutturale. Nel 2025, si sono registrati 286 omicidi volontari totali (il numero più basso del decennio), con 97 vittime donne, di cui 85 uccise in ambito familiare o affettivo. L'Istat stima che circa il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni abbia subito una forma di violenza fisica o sessuale nella vita. La quota di reati non denunciati resta elevatissima, specialmente quando l'autore è il partner attuale, configurando la violenza domestica come la componente più difficile da intercettare prima che sfoci in eventi letali I dati del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell'Interno e le elaborazioni su base annua mostrano che i casi sono in diminuzione rispetto ai picchi storici, con un'incidenza annua che si mantiene comunque tra le più alte rispetto al totale degli omicidi maschili.
Il femminicidio rappresenta la punta dell’iceberg di un fenomeno sociale che riguarda milioni di donne e che si manifesta in molteplici forme di abuso: violenza psicologica che colpisce il 17,9% delle donne, attraverso umiliazioni, isolamento e dinamiche di controllo asfissianti, la violenza fisica che riguarda il 18,8% delle donne, manifestandosi con percosse, minacce e lesioni e la violenza economica che coinvolge il 6,6% delle vittime, private dell'autonomia finanziaria e della gestione delle proprie risorse come strumento di ricatto.
A fronte di questa realtà, la rete di supporto istituzionale e territoriale dovrebbe rappresentare il principale canale di uscita dal ciclo della violenza. Il numero di pubblica utilità 1522, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, registra costantemente picchi di segnalazioni, confermando che nel 66% dei casi l'autore della violenza è il partner attuale. Gli oltre 409 Centri Antiviolenza (CAV) attivi sul territorio nazionale accolgono ogni anno più di 61.000 donne.
Eppure sembra quasi che “non faccia più notizia” tutto ciò e che si tratta di un fenomeno “quasi normale”
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