di Massimo Gervasi
Una volta c’era una differenza netta: il ristorante era un lusso, il supermercato una necessità. Oggi quella linea è saltata.
Entri in un supermercato per comprare un’insalata di mare, due filetti di spigola e qualche verdura grigliata ed esci con uno scontrino che somiglia sempre più a quello di una trattoria. Non è una provocazione: è quello che milioni di italiani stanno vivendo ogni giorno.
Il punto è semplice e scomodo: il carrello della spesa ha smesso di essere economico. Negli ultimi anni, i prezzi degli alimenti sono cresciuti molto più degli stipendi, e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Quello che prima era una spesa normale oggi è diventato un piccolo salasso. E non parliamo di caviale o champagne, ma di prodotti base, di qualità media, quelli che finiscono ogni giorno sulle tavole delle famiglie.
Facciamo un esempio concreto, reale:
- Insalata di mare pronta: 8-10 euro
- Due filetti di spigola: 12-15 euro
- Verdure grigliate o contorni: 5-7 euro
- Pane, condimenti, extra: 5 euro
Totale: 30-35 euro.
A casa, senza servizio, senza coperto, senza qualcuno che cucina per te e senza qualcuno che lava i piatti. A questo punto la domanda è inevitabile: che differenza c’è davvero con una cena fuori? Sempre meno.
Infatti succede il paradosso: si va al ristorante non più per spendere di più ma perché spesso la differenza non giustifica più lo sbattimento della spesa, della cucina e della gestione domestica.
Ma c’è un altro punto ancora più pesante ed è qui che il discorso diventa davvero scomodo: non esiste più neanche il “rifugio” del discount. Quelli che una volta erano i templi del risparmio, oggi sono diventati sempre più inaccessibili alla famiglia media italiana. I prezzi sono saliti anche lì, la qualità è cambiata e spesso il risparmio reale si è ridotto a pochi centesimi. Non basta più “andare al discount” per stare tranquilli.
Fare la spesa è diventato un lavoro
E allora cosa fa la gente? Si organizza. O meglio, si arrangia. Per risparmiare davvero, oggi sei costretto a fare il giro dei supermercati: uno per la pasta in offerta, uno per il detersivo scontato, un altro per la carne al prezzo giusto. Una caccia continua, una strategia quasi militare per portare a casa qualche euro in meno sul totale.
Altro che comodità: fare la spesa è diventato un lavoro. Tempo, benzina, attenzione, volantini, app, offerte a tempo. Devi inseguire il prezzo, non scegliere il prodotto.
E mentre il consumatore corre da un punto vendita all’altro, i salari restano fermi. È questo il vero cortocircuito: non è solo che i prezzi sono aumentati, è che il potere d’acquisto è crollato. E così mangiare, che dovrebbe essere un diritto, sta tornando a essere una voce pesante del bilancio familiare.
La verità, quella che nessuno vuole dire chiaramente è che non è solo il ristorante ad essere diventato caro, è la vita quotidiana che è diventata costosa. Il paradosso finale è quasi beffardo: al ristorante almeno ti siedi, ti servono e ti alzi. A casa no, paghi quasi uguale e lavori pure.
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