di Massimo Gervasi
Alle 15 di oggi si chiudono i seggi e Arezzo avrà il suo nuovo sindaco: Marcello Comanducci per il Centro Destra oppure Vincenzo Ceccarelli per il Centro Sinistra. Dopo settimane di campagna elettorale e dopo un primo turno che non ha consegnato un vincitore, il ballottaggio arriva al momento decisivo.
Eppure c’è una fotografia che forse racconta meglio di qualsiasi sondaggio il clima che si respira. Un elettore che si ritrova nel mezzo tra due cabine. Un’immagine casuale, certo. Ma quasi simbolica. Perché la sensazione di molti cittadini sembra essere proprio questa: disorientamento. Non tanto per mancanza di candidati. Quanto per mancanza di entusiasmo.
Più che scegliere il futuro, molti sembrano scegliere il meno distante dalle proprie delusioni.
E questo dovrebbe far riflettere. Perché Arezzo arriva a queste elezioni con problemi che non nascono oggi e che probabilmente non spariranno il giorno dopo il risultato.
C’è il tema della sicurezza, che continua a dividere tra chi chiede più controllo e chi chiede più presenza sul territorio.
C’è una sanità che per molti cittadini significa ancora attese troppo lunghe e servizi percepiti come lontani. Ci sono aziende che faticano, attività che chiudono, un commercio che cambia volto.
C’è il costo della vita che pesa sempre di più sulle famiglie. Ci sono giovani che cercano opportunità altrove. E c’è una città che, nel dibattito politico, troppo spesso ha parlato di schieramenti invece che di direzione.
Per questo il problema non sarà chi vincerà. Il problema inizierà dopo. Perché governare Arezzo oggi non significa amministrare una città in crisi. Significa impedire che una città con grandi potenzialità si abitui lentamente ad accontentarsi.
Dopo le ore 15 sapremo il nome del sindaco.
Molto meno chiaro è se da domani sapremo finalmente dove vuole andare Arezzo.
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