di Tania Amarugi
Dall’inventario dell’Agenzia del Demanio, risulta che in Italia vi siano oltre 50.000 edifici pubblici in disuso, tra ex caserme, scuole dimenticate e ospedali dismessi: il patrimonio pubblico abbandonato vale miliardi, ma difficile e quasi misterioso comprenderne le ragioni.
Finestre sventrate, facciate mangiate dall’edera e cancelli arrugginiti da cui si intravedono corridoi un tempo brulicanti di vita. E non solo. Spesso vengono anche abitate da persone di varia nazionalità, per periodi più o meno lunghi, lasciando dietro di loro montagne di rifiuti e drammi della solitudine.
Quando un immobile pubblico cade in rovina, diventa rapidamente un rischio per l'incolumità dei cittadini e un potenziale focolaio di microcriminalità, ma le amministrazioni locali potrebbero intervenire anche rapidamente con un’ordinanza contingibile e urgente. Lo prevede l’art. 54 del Testo Unico degli Enti Locali, il Sindaco può firmare provvedimenti straordinari per imporre la messa in sicurezza immediata delle strutture pericolanti. Si tratta però quasi sempre di interventi "tampone" – come la recinzione dell'area o la muratura degli accessi per evitare occupazioni abusive – che non risolvono il problema alla radice, ma si limitano a congelarlo, ma è pur sempre qualcosa di importante a volte decisivo per evitare il peggio. E sulle occupazioni abusive, la legge italiana resta inflessibile: l'ingresso non autorizzato in queste strutture non costituisce un'innocua esplorazione urbana, ma configura il reato di invasione di terreni o edifici pubblici (art. 633 del Codice Penale), con conseguenze penali severe per i trasgressori. Il punto dolente rimangono i controlli e la mappatura.
Molti si domandano perché sia così difficile passare dalla messa in sicurezza alla rinascita e, in particolare, gli stabili dismessi non possano essere in qualche modo recuperati e riutilizzati. Soltanto dopo settant'anni di vita, quando gli immobili sono di interesse storico-artistico, scattano automaticamente le tutele del Codice dei Beni Culturali (D.Lgs. 42/2004), ma non basta. Chiunque decida di ristrutturare oggi un edificio pubblico deve fare i conti con le stringenti normative europee e nazionali sulla riqualificazione energetica. Gli interventi importanti devono trasformare questi giganti di cemento in edifici a energia quasi zero (nZEB). Una sfida tecnologica ed economica enorme per immobili nati in epoche in cui il concetto di isolamento termico semplicemente non esisteva. Sfida per i prossimi anni sarà quella di semplificare le procedure senza smantellare i presidi di legalità e tutela. Fino ad allora, le nostre città continueranno a convivere con questi colossi addormentati.
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