di Carlotta Degl'Innocenti
Criminali, maltrattatori o malavitosi. Niente di tutto questo. Una famiglia ordinaria che ha voluto creare un contesto in cui far crescere i propri figli al di fuori di un sistema competitivo, ipocondriaco e speculativo basato sul consumismo.
La colpa? Quella di aver voluto vivere in una casa isolata, con servizi igienici non adeguati, di aver scelto la scuola parentale per i propri figli, aver espresso dubbi sulle vaccinazioni e aver mangiato dei funghi tossici trovati nel bosco per cui si sarebbero intossicati.
Mentre tutti i giorni, nelle città, decine di bambini, in base ai dati Istat, sono vittime di incidenti domestici, tra i quali avvelenamenti. Ma questo non fa clamore come neanche quello di far crescere i bambini nelle grandi città, circondati dal cemento, esponendoli all’inquinamento atmosferico, all’isolamento sociale, rannicchiati sui cellulari e tablet per farli giocare senza socializzare con i loro simili al di fuori del contesto scolastico, tenendoli relegati in appartamenti situati in palazzi con decine di piani, in quartieri trafficati dove non si vede neanche un uccello volare o l’ombra di un albero.
Il caso della famiglia nel bosco è di nuovo sotto ai riflettori dopo che, nei giorni scorsi, il Tribunale dei minori dell'Aquila ha deciso che i tre bambini devono lasciare la casa-famiglia per essere trasferiti in un luogo sconosciuto lontani anche dalla madre. Una decisione che ha scosso l’intera famiglia, arrivando a provocare, secondo le indiscrezioni, anche un certo malessere tra i coniugi Nathan e Catherine Trevallion.
Da Meloni a Roccella: Nordio pronto a inviare ispettori
Le stesse cariche del Governo hanno espresso sconcerto. A cominciare dalla ministra alla Famiglia, alla Natalità, alle Pari Opportunità Eugenia Roccella che, ai microfoni di Skytg24, ha dichiarato che “separare i genitori dai figli è davvero una misura estrema- sottolineando che - quello che ha chiesto la Garante per l'infanzia è davvero il minimo sindacale: prima di separare i bambini dai genitori bisognava fare una valutazione, e non dopo".
A questo si aggiunge il commento del presidente del Consiglio Giorgia Meloni la quale ha anticipato a Fuori dal Coro che "il ministro Nordio sta mandando un'ispezione”.
“A me lascia senza parole, perché si era deciso di affidare ai servizi sociali questi tre bambini che vivevano con i genitori della natura ma almeno stavano ancora con la madre. Adesso si è deciso di allontanare la madre dalla struttura protetta e io penso che questa sia una decisione che non penso che faccia stare meglio questi bambini”, ha dichiarato Meloni, ponendosi interrogativi sui traumi inflitti ai bambini, con un’ulteriore separazione dalla loro madre.
Dal canto loro, i legali della famiglia hanno annunciato di presentare un ricorso con la richiesta di sospensiva del provvedimento.
Il clamore social
Intanto sul caso è partita l'ennesima crociata social per la quale piovano post e commenti con i quali alcuni individui si ergono a paladini difensori del Tribunale dei Minori e delle assistenti sociali gridando al “i figli non sono di proprietà dei genitori”.
Un messaggio preoccupante che si allontana dal concetto di famiglia. Tanto più se accompagnato da commenti e opinioni di haters che denunciano e attaccano la famiglia, denigrando la madre, accusandola di aver aizzato i figli contro le assistenti sociali. Post che attirano migliaia di commenti favorevoli, con cuoricini e like e con tanto di “non potevi scriverlo meglio”.
Da questi post emerge non solo uno scenario di saccenti tuttologi - ormai di moda nell'era post covid- ma anche e soprattutto l’immagine di una società immatura che ha decisamente perso la bussola del significato di “umanità”.
Emerge la scarsa empatia nei riguardi dei minori vittime di un sistema che li ha rapiti dalla loro casa, dai loro affetti, dai loro animali senza che abbiano potuto esprimersi e decidere di loro stessi. Alcuni si sorprendono dell’espressione di rabbia nei riguardi delle assistenti sociali. Laddove, è semplice immaginare la frustrazione che stanno vivendo.
Musil aveva anticipato questa forma di alienazione nell’opera incompiuta de “L'uomo senza qualità”. L’assenza di morale, di etica, di umanità che tra le due guerre portò all’Olocausto. Lo stesso individualismo e la stessa indifferenza che connotano la società attuale voyeurista e che stanno trascinando la comunità in una lenta disumanizzazione. Cosa dire dei genitori narcisisti che recano danni e traumi spesso irrecuperabili sui figli. Genitori dei quali nessuno parla ma che devastano la psiche dei minori.
Lo straniero, il forestiero ha sempre fatto paura. Una collettività preferisce un sistema chiuso che dia sicurezza e dietro il quale nascondere le proprie paure senza doversi mettere in discussione; si richiedono leggi per far valere i propri diritti senza assumersi le responsabilità individuali delle proprie azioni.
Errare è umano, perseverare è diabolico, soprattutto se, come in questo caso, la famiglia ha dimostrato di essere andata incontro alle richieste del Tribunale.
Leggi anche: BuBu Settete: chi ha paura della casa nel bosco?
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