di Tania Amarugi
I nuovi dati ISTAT confermano il legame tra la frammentazione sociale e il minimo storico delle nascite. L’Italia sta affrontando una sorta di “tempesta perfetta “ demografica dov’è la solitudine non è solo un sentimento privato, ma un indicatore macroeconomico.
Nel 2025 secondo l’Istat le nascite sono calate a 355.000 con una differenza negativa del 3,9% rispetto all’anno precedente. Parallelamente è aumentata la “povertà relazionale” fasce di età diverse: il 25% degli adolescenti, il 30% degli anziani over 75. Le famiglie sono composte da uno massimo due componenti e l’età media della genitorialità è di 32 anni con pochissime seconde e terze nascite. Quali sono le prospettive future? Le proiezioni ISTAT per il 2050 evidenziano un aumento delle famiglie uni personali del 41% , l’aumento di oltre il 30% della popolazione sopra i 65 anni ed un calo di abitanti a 54,7 milioni dai 59 milioni attuali.
Quali possibili soluzioni? Probabilmente ricostruire le reti sociali e ritrovare la nostra umanità
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