di Carlotta Degl'Innocenti
Un virus conosciuto dagli anni Cinquanta che si trova nei roditori. Il contatto con polveri contaminate da urine, saliva o feci può determinarne il contagio. Si tratta sopratutto di topi selvatici diffusi soprattutto in Sud America.
Stando alle informazioni, i sintomi iniziali dell'hantavirus sono simili a quelli influenzali ma in alcuni casi l’infezione può evolvere in forme più gravi, come la sindrome cardiopolmonare. Si tratta comunque di casi rarissimi in Europa e il virus non sarebbe altamente contagioso da uomo a uomo.
Sfatato il mito della nuova “pseudo psicosi da virus” il direttore dell'Oms ha aggiornato sulla situazione del focolaio sulla nave Mv Hondius, annunciando che si contano 10 casi totali e tre decessi mentre oltre 120 persone sono in quarantena nei propri Paesi dopo il rientro da Tenerife. A rassicurare, lo stesso Oms dichiarando che il rischio globale sarebbe molto basso.
Hantavirus in Italia: l'ironia vince sulla paura
Sul caso hantavirus è intervenuto, il ministero della Salute italiano confermando l'assenza di casi in Italia, ribadendo che il livello di rischio sul territorio nazionale rimane basso. Tuttavia, lo stesso ministero ha diffuso una nuova circolare con le linee guida operative per i medici sulla gestione e il tracciamento dei casi sospetti di Hantavirus. L'obiettivo è prevenire la diffusione del virus senza generare panico diffuso. Ai pazienti sospetti andranno forniti guanti e mascherine Ffp2, disponendo l'isolamento. Il personale sanitario dovrà indossare dispositivi di protezione come visiere e calzari. I campioni biologici saranno inviati ai centri regionali per la conferma diagnostica. In mancanza di strutture idonee localmente, il punto di riferimento sarà lo Spallanzani. Vengono infine fornite indicazioni per il trasporto in sicurezza e il ricovero protetto.
Antani e la supercazzola
Niente di nuovo sotto al sole. Dopo la psicosi da pandemia esplosa ai tempi non del colera ma del Covid, la retorica mediatica è ormai più che rodata nell'affrontare l’argomento proponendo addirittura immagini di repertorio. Fortunatamente, questa volta, i cittadini sembrano aver resistito all'allarmismo, anteponendo l'ironia alla paura, condividendo anche fotografie attuali nelle quali al fianco dei medici o del personale medico in tuta e maschere si vede personale non schermato, senza nessuna protezione. Elementi discordanti che non possono sfuggire ai più curiosi.
Sui social si è giocato sull’assonanza del nome del virus con l’Antani del film “Amici miei”. Sono impazzati meme e post all’insegna della supercazzola per evidenziare il nonsenso di un procurato allarme: “Antani virus con la supercazzola prematurata con scappelamento a destra”
Questo perché, forse, dopo aver subito il lockdown e alla luce dei successivi svolgimenti legati al caso Covid, sono ormai in molti a mettere in discussione non solo il sistema di prevenzione ma anche la stessa informazione mainstream che ha contribuito a generare un forte allarmismo nella popolazione. E' stato infatti dimostrato come le misure estreme utilizzate per il Covid, nella maggior parte dei casi si sono poi rivelate inutili come le mascherine che addirittura molte persone indossavano in spiaggia o in mare o come la vaccinazione sulle spiagge con un prodotto che doveva essere conservato ad almeno -80° per cui all'epoca, da subito sembro folle pensare che il vaccino potesse essere somministrato sotto al sole a 40°.
La stessa Commissione Covid ha contribuito in questi anni a rivelare numerosi controsensi sia nelle procedure della vigile attesa che nelle terapie ospedaliere. Per non parlare di come l'operazione mascherine -che per alcuni studi non erano adatte a contenere la diffusione del virus . sono state invece utili a garantire ad alcuni grandi imprenditori delle partite milionarie così come lo stesso spreco di denaro pubblico per i banchi e le sedie con le rotelle per le scuole.
A rafforzare questa linea, i dati di un sondaggio realizzato per Affaritaliani da Roberto Baldassari, direttore generale dell’istituto demoscopico Lab21, secondo il quale emerge che la maggioranza degli italiani non è preoccupato. Il 55,8% degli intervistati si è detto “per nulla preoccupato”, al quale si somma una quota del 35,4%, che si dichiara “poco preoccupata”, mentre solo il 6,7% afferma di essere “abbastanza preoccupato”. Inoltre, quasi la totalità degli italiani, il 97,3%, non avrebbe ad oggi cambiato il proprio modo di vivere.
Guarda qui sotto la video gallerie di "antani sui social"
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