Povertà mestruale, la Toscana accelera nel 2026: cresce la rete degli interventi pubblici

Pubblicato il 18 maggio 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

La Regione Toscana è tra i primi territori italiani ad aver affrontato la povertà mestruale con atti istituzionali e misure locali concrete: una battaglia che passa dalle istituzioni.

Dalla mozione regionale del 2021 ai progetti attivi nei comuni: nel 2026 la Toscana consolida una linea politica che considera assorbenti e prodotti per l'igiene mestruale non un lusso, ma un tema di equità sociale, salute pubblica e diritto alla piena partecipazione alla vita scolastica e civile.

La Regione Toscana è tra i territori italiani che si sono mossi più precocemente sul tema della povertà mestruale, portando una questione a lungo rimasta ai margini del dibattito pubblico dentro le sedi istituzionali. 

Il passaggio chiave risale al 23 giugno 2021, quando il Consiglio regionale della Toscana ha approvato la mozione n. 337, impegnando la Giunta a sollecitare il Governo per l’estensione della riduzione dell’IVA ai prodotti per l’igiene femminile, ad avviare uno studio sul fenomeno della povertà mestruale in Toscana e a valutare la distribuzione a basso costo di beni igienico-sanitari negli istituti scolastici superiori e negli atenei, insieme ad azioni di formazione contro disinformazione e pregiudizi. 

Un tema che tratta la salute pubblica

La rilevanza politica di quell’atto sta nel fatto che la Regione non si è limitata a un richiamo simbolico: ha definito la povertà mestruale come un tema che incrocia salute pubblica, diritto allo studio, pari opportunità e costo della vita. Nella mozione si ricorda inoltre che in Italia i prodotti per l’igiene femminile sono beni essenziali e che il loro trattamento fiscale ha avuto per anni un peso importante sul prezzo finale.

Resta un'incongruenza 

Sul fronte fiscale, il quadro nazionale resta centrale anche per capire il contesto toscano. L’Agenzia delle Entrate, in una risposta ufficiale, ha chiarito che dal 1° gennaio 2023 i prodotti assorbenti e i tamponi destinati alla protezione dell’igiene femminile, comprese le coppette mestruali, erano agevolati con IVA al 5%. 

Tuttavia, il testo vigente del DPR IVA pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel 2026 colloca oggi i “prodotti assorbenti e tamponi destinati alla protezione dell’igiene femminile” tra i beni soggetti all’aliquota del 10% - TU IVA parte IV punto 98. 

È un elemento importante perché conferma che, nonostante la riduzione rispetto al passato, il tema del costo dei prodotti mestruali rimane aperto anche sul piano fiscale. 

Un dibattito tradotto in misure concrete 

Nel Comune di Empoli, il progetto “Il ciclo non è un lusso”, nato nel 2021 e reso strutturale dall’amministrazione comunale, continua anche nel 2026 con la consegna di 15 mila assorbenti gratuiti nelle scuole del territorio. 

Il Comune spiega che il progetto, sostenuto con il supporto delle Farmacie Comunali, punta sia ad aiutare ragazze e famiglie sia a combattere i tabù legati alle mestruazioni, affiancando alla distribuzione dei prodotti anche informazione su coppette e mutande mestruali. 

Il Comune di Pistoia si è mosso nella stessa direzione. Il 9 dicembre 2024 il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione contro la period poverty, impegnando sindaco e Giunta a verificare promozioni e agevolazioni per i prodotti sanitari e igienici femminili, a studiare misure economiche per le fasce più deboli e a sollecitare Governo e istituzioni nazionali su una riduzione dell’aliquota.

Nel Comune di Borgo San Lorenzo  significativo l'installazione di distributori di assorbenti gratuiti nei bagni del palazzo comunale, della biblioteca e del centro d'incontro. L'amministrazione dichiara esplicitamente che l'iniziativa punta a scardinare il tabù culturale legato alle mestruazioni e a contrastare la cosiddetta povertà mestruale. Il progetto prevede inoltre una fase di monitoraggio per valutarne l'estensione ad altri edifici pubblici e invita anche aziende istituzioni scolastici del territorio a seguire la stessa strada. 

Nel comunicato viene inoltre evidenziata la scelta di prodotti compostabili e plastic free, collegando il contrasto alla povertà mestruale anche a un profilo di sostenibilità ambientale.

Famiglie disagiate, dati ISTAT

Se il dato specifico sulla povertà mestruale resta ancora poco strutturato nelle rilevazioni ufficiali nazionali, il quadro sociale generale aiuta a capire perché il problema sia reale. 

Secondo ISTAT, nel 2024 in Italia si stimano oltre 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, pari all’8,4% del totale, per un totale di oltre 5,7 milioni di individui, cioè il 9,8% dei residenti. 

Si tratta di un dato che non misura direttamente la povertà mestruale, ma che descrive il contesto economico in cui l’acquisto ricorrente di prodotti essenziali può diventare un fattore di esclusione o rinuncia. 

Sempre ISTAT segnala inoltre che nel 2024 in Italia le donne tra 15 e 49 anni sono circa 11,5 milioni. È una platea demografica molto ampia, utile a comprendere l’estensione potenziale delle politiche legate alla salute mestruale, alla scuola e all’accesso ai beni essenziali. 

Un tema attenzionato dai comuni 

In questo scenario, la Toscana appare oggi come uno dei laboratori più visibili sul piano istituzionale: la Regione ha messo il tema all’ordine del giorno già nel 2021, mentre alcuni comuni hanno costruito interventi operativi nelle scuole e sulle agevolazioni locali. 

Presto altri comuni come Dicomano e Vicchio nel Mugello allungheranno la lista dei partecipanti al progetto. Più che un traguardo raggiunto, il caso toscano racconta una transizione: dalla rimozione del problema al suo riconoscimento pubblico. Finché il costo dei prodotti mestruali continuerà a pesare sui bilanci familiari e a incidere sulla quotidianità di studentesse e donne in condizione di fragilità, la povertà mestruale resterà un indicatore concreto di disuguaglianza sociale.

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