di Rita Bruno
Un aggiornamento a proposito del disegno di legge approvato l'11 marzo 2026 proposto dal Primo Ministro del Senegal, Ousmane Sonko.
Le autorità senegalesi hanno adottato una legge che inasprisce le pene e favorisce la repressione contro l'omosessualità, prevedendo pene detentive fino a 10 anni e ammenda fino a 15.000 €. Una legislazione che è stata duramente criticata dalla politica mondiale, definendola "terribile" e ritenendo che contribuisca nel stigmatizzare, criminalizzare e mettere in pericolo vite umane.
Dietrofront del Belgio
Nella sua dichiarazione, Cécile Neven, Ministra all'Ambiente in Vallonia - parte francofona del Belgio - parla di un approccio condizionato. Riconoscendo l'importanza della cooperazione internazionale, il paese non può sorvolare la questione, confermando la necessità di allineare l'utilizzo dei fondi pubblici ai valori sostenuti dalle istituzioni Valloni.
La ministra presenterà a breve un rapporto al governo Vallone aprendo la strada a una revisione completa degli impegni finanziari nei confronti del Senegal, senza tabù.
Ogni euro di denaro pubblico speso deve essere coerente con i nostri valori, dichiara Cécile Neven.
Questa presa di posizione illustra le crescenti tensioni tra alcune politiche nazionali e le richieste dei partner internazionali, in particolare nel campo dei diritti umani, con implicazione dirette per i programmi di cooperazione e finanziamenti relativi al clima.
La posizione del governo italiano
Nel 2024, l'Italia, insieme ad altri 8 paesi europei, ha deciso di non sottoscrivere la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità LGBT presentata dalla presidenza belga. Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha motivato la scelta con la presenza di "approccio ideologico" nella dichiarazione e potrebbe portare a "pericolose derive sul gender". Le opposizioni, come il PD e il M5S, hanno attaccato il governo, accusandolo di non voler combattere l'omofobia. Il dibattito resta acceso, alcuni esponenti di Forza Italia esprimono perplessità sulla scelta del governo.
Reazione del Senegal
Il Primo Ministro senegalese ha prontamente risposto alle critiche dei partner stranieri sulla nuova legge anti-LGBTQ+, affermando che il Senegal non accetterà aiuti condizionati a politiche contrarie alle sue scelte sovrane. Il primo ministro ha poi sottolineato l'importanza di preservare l'indipendenza decisionale del paese e di ridurre la dipendenza da risorse esterne. Sonko ha lanciato un appello alla mobilitazione nazionale per rafforzare l'autonomia economica del Senegal, affermando che "la sovranità ha un prezzo" e che il paese può proseguire sulla sua strada senza aiuti esteri.
Il popolo senegalese in grande percentuale è in accordo con il governo di Sonko che ritiiene un eroe nazionale.
Il corpo di un uomo defunto è stato riesumato il giorno dopo per poter essere bruciato e “purificato” per la sua presunta appartenenza alla comunità LGBTIQA+. Nella cultura locale era considerato dispregiativamente “mezzo uomo e mezzo donna”, per indicare che era un uomo gay. Scrive SeneNews, media senegalese.
La salute pubblica
UNAIDS - Joint United Nations Programme on HIV/AIDS, organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di combattere l'HIV/AIDS a livello globale, ha come obiettivo principale di porre fine all'epidemia di AIDS entro il 2030. L'organizzazione oltre a promuovere la prevenzione, agisce nell'interesse di ridurre la discriminazione sociale, sostiene i diritti umani con l'accesso ai servizi sanitari per le comunità più vulnerabili anche se provato scientificamente che la trasmissione dell'HIV non dipende dall'orientamento sessuale.
UNAIDS aveva sollecitato caldamente il Primo Ministro Sonko a non firmare il disegno di legge visto che il 79 % delle persone che vivono con l'HIV è in cura con terapie salvavita e tra il 2010 e il 2024, le nuove infezioni da HIV in Senegal sono aumentate del 36%.
UNAIDS ha invitato il governo a garantire l'attuazione dell'esenzione attraverso linee guida ministeriale e certezza giuridica per le organizzazioni e gli operatori sanitari e chiede la tutela e la riservatezza delle informazioni mediche nel rapporto medico- paziente. UNAIDS ha altresì chiesto che il governo mantenga i canali di finanziamenti internazionali e i quadri di partenariato che sostengono l'erogazione dei servizi per l'HIV oltre ad aprire un dialogo con le autorità sanitarie, la società civile e i partner delle Nazioni Unite così da poter monitorare l'impatto del disegno di legge.
Omosessualità in Africa
Su54 Paesi africani, in almeno 32 paesi vengono vietate le relazioni omosessuali. Il reato di omosessualità è riconosciuto in Uganda, Mauritania e in Somalia ed è punibile attraverso la pena di morte. Il Sudan, Kenya, Tanzania e Sierra Leone invece prevedono pene fino all'ergastolo.
Modelli occidentali
La convinzione del Primo Ministro Sonko ritiene che l'omosessualità arrivi dall'Occidente, come fosse una moda o una malattia. Nel disegno di legge, l'omosessualità viene posta allo stesso livello della necrofilia e della zoofilia, reati contro l'essere umano e gli animali.
Il movimento And Salàmm Jikko Yi è un collettivo religioso e conservatore senegalese che si batte per la difesa dei valori culturali e religiosi del paese. Il movimento è stato fondato proprio per promuovere una legge che inasprisca le pene contro l'omosessualità in Senegal e hanno espresso soddisfazione per l'adozione di questa nuova legge sottolineando che la lotta non finisce e continueranno a difendere i valori tradizionali del Senegal.
L'Africa ha ancora molte sfide da affrontare come ad esempio all'analfabetismo, lo sfruttamento minorile, la povertà, la schiavitù, la religione e credenze popolari per non parlare che problema economico. Questioni con le quali tenere un popolo sottomesso.
Leggi anche: Dal continente africano, il peggior passo indietro nella storia LGBTQ+
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