di Tania Amarugi
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha bocciato i requisiti restrittivi imposti dall'Italia per l'accesso al Reddito di Cittadinanza, definendo discriminatoria la richiesta dei 10 anni di residenza per i rifugiati e i titolari di protezione internazionale
Una sentenza destinata a cambiare il volto del welfare italiano. Con un verdetto emesso il 7 maggio 2026, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato illegittima la norma che subordinava l'erogazione del Reddito di Cittadinanza a una residenza decennale sul territorio nazionale, definendola una "discriminazione indiretta" ai danni degli stranieri, in particolare dei rifugiati.
Alla Corte si era rivolto un cittadino straniero inizialmente beneficiario del sussidio in Italia, poi revocato per via della residenza decennale mancante. Il cittadino, le cui generalità non sono state rese note, si era rivolto alla Corte che ha così sentenziato: “La concessione del reddito di cittadinanza rientra nel principio di uguaglianza tra i beneficiari di protezione internazionale e i cittadini nazionali in materia sia di accesso all’occupazione sia di diritto a un reddito minimo”. “Sebbene tale requisito (la residenza per dieci anni, ndr) sia applicato allo stesso modo a tutti gli interessati, esso incide principalmente sugli stranieri”, nota la Corte. “Tale disparità di trattamento non è giustificata dal fatto che la concessione del reddito di cittadinanza implica, secondo il governo italiano, un onere amministrativo ed economico significativo: essa costituisce quindi una discriminazione indiretta vietata dal diritto dell’Unione”.
In sostanza, per i giudici europei, imporre un periodo di residenza così lungo viola il principio di parità di trattamento garantito dalla normativa UE. Per un rifugiato, infatti, è quasi impossibile aver maturato dieci anni di presenza stabile in Italia al momento della richiesta di aiuto, rendendo il sussidio di fatto inaccessibile a una categoria estremamente vulnerabile. La Corte ha ribadito che l'assistenza sociale deve essere garantita a chiunque goda di protezione internazionale alle stesse condizioni dei cittadini italiani. "La stabilità della residenza non può essere usata come filtro per escludere chi è fuggito da guerre o persecuzioni", si legge nelle motivazioni. f
La decisione non colpisce solo il "vecchio" Reddito, ma getta un’ombra giuridica anche sulle nuove misure introdotte dal governo, come l'Assegno di Inclusione. Gli esperti legali sottolineano che ora lo Stato italiano dovrà adeguare i criteri di accesso, eliminando barriere temporali giudicate sproporzionate e prive di giustificazione oggettiva. Certo è che la sentenza sarà destinata a creare senz’altro ulteriori polemiche su un sussidio statale che ha un certo peso nelle finanze dello Stato italiano (è costato oltre 34 miliardi) e che è stato anche terreno di truffe.
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