Magma nel cuore della Toscana, il cambiamento per la geologia italiana ed europea

Pubblicato il 11 maggio 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Sotto la Toscana, scoperto un vasto sistema magmatico. 

Tra Larderello, Travale e Monte Amiata, uno studio intitolato "GEOTHERMAL | Tuscany holds enormous magma reservoirs", pubblicato lo scorso 26 aprile, individua grandi volumi di roccia parzialmente fusa tra 8 e 15 chilometri di profondità: una scoperta destinata a cambiare la lettura del sottosuolo italiano, scoperta chiave per geotermia, litio e terre rare*.

Non è la cronaca di un pericolo imminente ma il racconto di una svolta scientifica: la mappa del Magma profondo sotto la Toscana ridefinisce il potenziale geotermico della regione e apre nuovi scenari per la ricerca sulle risorse strategiche del sottosuolo. Per anni quel calore è rimasto senza un volto preciso. 

Sorgente nel cuore della crosta terrestre 

Sotto i paesaggi della Toscana, tra colline, borghi e centrali geotermiche, c’è un cuore profondo che la scienza ha appena cominciato a vedere con chiarezza. Un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Ginevra, con la partecipazione dell' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia - INGV e dell'Istituto di Geo scienze e georisorse - CNR-IGG, ha individuato nelle aree di Larderello, Travale e Monte Amiata grandi volumi di materiale magmatico e rocce parzialmente fusa a profondità comprese tra 8 e 15 chilometri. 

Una presenza nascosta, rimasta per anni fuori fuoco, che ora ridisegna la mappa geologica della regione.

La dimensione della scoperta è ciò che colpisce di più: le sintesi diffuse dai ricercatori parlano di un sistema che arriva a circa 6.000 chilometri cubi nel settore investigato, un ordine di grandezza paragonato, in termini geologici, ai grandi serbatoi magmatici associati a distretti celebri come il Parco Nazionale di Yellowstone, il vulcano di Toba in Indonesia o il lago di Taupo in Nuova Zelanda. 

Ma il paragone, avvertono gli studiosi, non deve essere letto in chiave allarmistica: non significa che sotto la Toscana si stia preparando un supervulcano, né che vi siano segnali di una minaccia imminente. 

Una lettura differente

Per la prima volta la grande anomalia termica toscana trova una rappresentazione profonda e coerente. La ricerca, pubblicata su Communications Earth & Environment, collega l’eccezionale attività geotermica della regione a un vasto sistema di magma di crosta media, invisibile in superficie ma rilevabile nel sottosuolo grazie a tecniche di indagine sempre più raffinate. 

In Toscana, dove da oltre un secolo il calore della Terra viene trasformato in energia, il sottosuolo mostra così un volto nuovo: non quello di un’emergenza, ma il volto di una struttura geologica di scala continentale.

La scoperta 

A rendere possibile la scoperta è stata la tomografia da rumore sismico ambientale, una tecnica che sfrutta le vibrazioni continue generate da onde oceaniche, vento e attività umane per radiografare la crosta terrestre. Con circa 60 sensori sismici ad alta risoluzione installati nell’area, i ricercatori hanno misurato il rallentamento delle onde in alcune zone profonde: un segnale compatibile con la presenza di materiale caldo e parzialmente fuso.

Da questa trama di dati che emerge l’immagine tridimensionale di un sistema finora soltanto intuito. 

Chiave per energie e materie prime

Le implicazioni, però, vanno oltre il dato scientifico. Secondo INGV, la nuova mappa del sottosuolo può aiutare a quantificare meglio il potenziale geotermico della regione e ad accelerare la ricerca di risorse strategiche come litio e i metalli che alimentano la transizione energetica detti terre rare e che l’Italia potrebbe avere in casa, la cui formazione è legata ai sistemi magmatici profondi. Per questo la scoperta non riguarda soltanto i geologi: parla anche di transizione energetica, di autonomia industriale e di una nuova centralità della Toscana in una partita che unisce ricerca, energia e materie prime. 

Un gigante prezioso

In una regione che sembrava raccontata in ogni sua piega, la scienza scopre un gigante silenzioso sepolto nella crosta. Non un mostro in risveglio, ma una realtà geologica che obbliga a guardare la Toscana con occhi diversi: non solo come paesaggio, storia e bellezza, ma come uno dei laboratori naturali più importanti d’Europa per capire come il calore del pianeta si accumula, si conserva e, forse, potrà essere usato meglio. 

La Cina detiene circa il 70% dell'estrazione globale e oltre il 90% delle capacità di raffinazione e di produzione di magneti, un monopolio.

L'operato dell'Europa 

Per uscirne, l'Unione Europea si è data tre regole entro il 2030: estrarre almeno il 10% in casa, raffinare il 40% da noi, e non dipendere per più del 65% da un singolo paese. Si cercano nuove miniere in Svezia e Norvegia. Si aprono le prime raffinerie in Francia. Si investe sul riciclo. Così la Toscana entra in gioco. La nuova mappa INGV del sottosuolo non è un lavoro per geologi. 

Ci dice chiaramente che sotto ai nostri piedi abbiamo anche noi una parte di quelle risorse strategiche legate ai sistemi magmatici. Non diventeremo la Cina delle terre rare ma non possiamo permetterci che la transizione energetica europea si fermi alle frontiere delle materie prime. I dati aprono il percorso. In questo modo, riusciremo ad avere il 5% di produzione in Europa e ci sarà la svolta: ci darà autonomia, potere contrattuale e sicurezza industriale.

*Le terre rare che sono un gruppo di 17 elementi chimici metallici. Sono l'ingrediente fondamentale della transizione energetica e digitale. Questi 17 elementi sono necessari nel settore dell'energia pulita per magneti, motori auto elettriche, del digitale della difesa per missili, radar, visori notturni e nella fabbricazione di alcune tipologie di batterie e componentistica avanzata.

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