Arezzo al bivio: non bastano i sindaci, la vera partita la giocano i candidati

Pubblicato il 11 maggio 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Ad Arezzo la campagna elettorale entra nella fase più delicata, quella dove si mischiano entusiasmo, rabbia, disillusione e silenzi. Perché la verità è che molti aretini ancora non sanno chi votare. E molti altri, forse troppi, stanno pensando di non andare proprio alle urne. L’assenteismo fa paura ai partiti, ma soprattutto ai candidati che sul territorio ci hanno messo la faccia davvero.

Questa elezione comunale non si gioca soltanto sul nome del sindaco. Anzi. La partita vera si gioca sui candidati al consiglio comunale. Sono loro che fanno la differenza. Sono loro che, nel bene o nel male, restano a contatto con la città, con le periferie, con le famiglie, con il sociale, con le categorie economiche. I sindaci spesso dipendono dalle persone di cui scelgono di circondarsi. E allora la domanda vera che gli aretini dovrebbero porsi è: chi sono quelli che hanno già dimostrato qualcosa prima della politica?
Tra i nomi che stanno emergendo con più forza c’è quello di Giovanni Grasso, candidato nella lista civica Casa Riformista a sostegno di Vincenzo Ceccarelli. Un nome che negli ultimi anni ha costruito consenso soprattutto sul pragmatismo, sulla presenza concreta nel sociale e sul rapporto diretto con le persone. Non solo politica parlata, ma iniziative, volontariato, presenza continua sul territorio. Un percorso che gli è valso anche riconoscimenti e premi di eccellenza legati proprio all’impegno sociale e sanitario. E questo, piaccia o no, pesa.
Dall’altra parte il centrodestra continua a puntare su Alessandro Ghinelli e sul nome di Marcello Comanducci, candidato considerato tra i favoriti. Ma attorno a Comanducci continuano a emergere malumori soprattutto dal mondo delle strutture ricettive extra alberghiere. Un settore che negli ultimi anni si è sentito schiacciato da regolamenti, sanzioni, normative urbanistiche e pressioni burocratiche che molti imprenditori definiscono sproporzionate e punitive.
Ad Arezzo, tra proprietari di B&B, affittacamere e piccole realtà turistiche, c’è chi parla apertamente di “persecuzione amministrativa”. Multe, controlli, imposizioni, nuove regole regionali e locali che hanno trasformato un’opportunità economica in un percorso a ostacoli. E in tanti ricordano proprio il periodo in cui Comanducci era assessore al turismo come l’inizio di una stagione di forti tensioni con il comparto.
Un comparto che oggi non nasconde amarezza e sospetto. Perché molti piccoli imprenditori hanno la sensazione che qualcuno voglia ridimensionare o scoraggiare questo modello di accoglienza nato negli ultimi anni e diventato fondamentale per l’economia cittadina.
Ma anche Ceccarelli non è esente da critiche. C’è chi lo vede come l’espressione diretta di quella sinistra toscana che negli anni ha prodotto normative contestate, scelte regionali discusse e una gestione spesso percepita come distante da alcune categorie produttive. Eppure altri la pensano all’opposto: avere Arezzo governata dallo stesso colore politico della Regione Toscana potrebbe rappresentare un vantaggio strategico enorme.
Lo stesso Eugenio Giani lo ha lasciato intendere chiaramente nelle sue uscite pubbliche: una città allineata con la Regione potrebbe accelerare investimenti, progetti e iniziative già in programma. Tradotto: più dialogo politico, meno muri istituzionali.
E allora gli aretini si trovano davanti a una scelta complicata, forse più delle precedenti elezioni. Perché stavolta non basta più il simbolo del partito o il nome del candidato sindaco stampato sui manifesti.
Conta chi ha lavorato davvero sul territorio. Conta chi si è fatto vedere quando non c’erano telecamere. Conta chi conosce i problemi reali della città: periferie dimenticate, decoro urbano, sicurezza, sanità, turismo, commercio, famiglie in difficoltà.
Il resto rischia di essere soltanto rumore di fondo. Liste civiche improvvisate, candidature costruite per riempire spazi, nomi messi lì solo per raccogliere voti utili o creare confusione nell’elettorato. Fumo negli occhi.
Perché alla fine, nel bene e nel male, la politica vera continua ancora a passare dai partiti strutturati e soprattutto da quei candidati che hanno dimostrato sul campo di essere determinanti. E gli aretini, stavolta, sembrano averlo capito più di quanto qualcuno pensi.

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