Forza Italia trema. Dopo Gasparri chi sarà il prossimo a saltare?

Pubblicato il 30 marzo 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Altro che avvicendamento fisiologico. Dentro Forza Italia è arrivata una scossa vera, di quelle che fanno tremare i palazzi e soprattutto i nervi.

La prima testa ufficialmente saltata è quella di Maurizio Gasparri, che il 26 marzo ha lasciato la guida dei senatori azzurri dopo che 14 senatori su 20 avevano firmato una lettera per chiederne di fatto la sostituzione. Al suo posto è stata scelta Stefania Craxi. Formalmente tutto ordinato, quasi elegante. Politicamente, invece, è il segnale plastico di una crisi interna che nessuno riesce più a mascherare.
Il detonatore è stato il referendum del 22-23 marzo sulla giustizia, perso dalla maggioranza di governo e vissuto da Giorgia Meloni come il primo vero colpo politico del suo ciclo. Reuters parla apertamente di una premier entrata nella fase più difficile del suo mandato, con l’autorità indebolita e il programma di riforme finito in frantumi. Quando salta il banco nella coalizione, è inevitabile che ogni partito alleato inizi a regolare i conti in casa propria. E Forza Italia, che da tempo vive di rendita sul nome Berlusconi senza aver ancora trovato un’identità davvero nuova, è stata la prima a mostrare la crepa.
La verità è che il caso Gasparri non sembra affatto un episodio isolato. Marina Berlusconi ha fatto filtrare apprezzamento per “una sempre maggior apertura della classe dirigente” e grande stima per Stefania Craxi. Tradotto dal politichese: il vecchio assetto non basta più. Corriere della Sera scrive che Tajani, almeno per ora, resta saldo, ma conferma anche le forti fibrillazioni interne e il ruolo tutt’altro che marginale della famiglia Berlusconi nel chiedere un cambio di passo. Sky TG24 e RaiNews riferiscono che la sostituzione di Gasparri arriva proprio nel clima aperto dal disastro referendario e dalla pressione per rinnovare i vertici.

Ed è qui che l’articolo può affondare il colpo: quando un partito è costretto a dire che “non c’è nessuna frattura”, di solito la frattura c’è eccome. Quando si precisa che il leader “resta saldo”, significa che qualcuno quel leader ha iniziato a misurarlo. Quando si parla di rinnovamento subito dopo una sconfitta, non si sta celebrando il futuro: si sta processando il presente. Per questo la domanda non è se Forza Italia abbia un problema, ma quante teste il partito sia disposto a sacrificare per convincere elettori e finanziatori che il marchio è ancora competitivo.
Attenzione però a non forzare oltre i fatti: ad oggi, l’unica uscita ufficiale dai vertici parlamentari confermata è quella di Gasparri. Sul resto siamo nel territorio delle indiscrezioni e delle pressioni: nel partito circolano voci su ulteriori cambiamenti, compresa l’agitazione attorno al capogruppo alla Camera Paolo Barelli, mentre diverse ricostruzioni giornalistiche parlano di nervosismo crescente anche attorno ad Antonio Tajani. Ma, allo stato dei fatti del 28 marzo 2026, Tajani non è stato sfiduciato né rimosso. Quindi il titolo più forte, ma corretto, è questo: la resa dei conti è iniziata, e Gasparri potrebbe essere solo il primo.
Il punto politico vero, in fondo, è persino più brutale. Forza Italia non sta discutendo soltanto di nomi. Sta decidendo se restare un partito autonomo, liberale e riconoscibile, oppure continuare a galleggiare come ruota di scorta del governo Meloni, finché qualcuno da Arcore o da Cologno non deciderà che così non può più andare avanti. Per anni gli azzurri hanno vissuto nell’equivoco di poter stare al governo senza pagare il prezzo delle sconfitte. Il referendum ha dimostrato il contrario: quando il centrodestra perde, Forza Italia non è riparata. Anzi, è spesso il vaso di coccio che si rompe per primo.

Gasparri è uscito. Craxi è entrata. Tajani per ora resiste. Ma il dato politico è uno solo: in Forza Italia non stanno cambiando una casella, stanno aprendo un regolamento di conti. E quando parte il regolamento di conti, di solito la prima testa che cade non è mai l’ultima.

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