di Massimo Gervasi
La scena è sempre la stessa, cambia solo il decreto. Commissione Bilancio, voto che salta, maggioranza che va sotto, emendamenti che evaporano. E, come al solito, a rimanere con il conto in mano sono le Partite IVA.
Il Milleproroghe si chiude nel caos e insieme a lui saltano gli emendamenti sulla rottamazione delle cartelle, quelli su cui PIN, Partite IVA Nazionali lavorava da mesi, portando proposte concrete, tecnicamente sostenibili e socialmente necessarie. Non bonus elettorali, non scorciatoie: strumenti per ridare ossigeno a chi tiene in piedi questo Paese senza paracadute.
A dirlo senza giri di parole è Antonio Sorrento, presidente di PIN: “Apprendiamo con rammarico quanto avvenuto ieri in Commissione Bilancio. La maggioranza è andata sotto e questo significa dire addio agli emendamenti sulla rottamazione sui quali abbiamo lavorato per mesi.”
Tradotto: mesi di lavoro buttati, non per mancanza di coperture o per rilievi tecnici, ma per l’ennesima implosione politica. Un cortocircuito istituzionale che dimostra una verità scomoda: quando si tratta di Partite IVA, l’instabilità diventa la scusa perfetta per non decidere mai.
La delusione è condivisa anche dall’avvocato Matteo Sances, relatore di numerose petizioni sul tema: “Grande delusione. Nelle scorse settimane PIN, come altre associazioni, aveva sollecitato vari emendamenti alla rottamazione.”
E qui sta il punto che molti fingono di non vedere: le associazioni avevano fatto il loro dovere. Hanno dialogato, scritto, proposto, mediato. Hanno portato istanze reali di imprenditori, professionisti, artigiani strangolati da cartelle figlie di crisi, pandemia, inflazione, aumento dei costi energetici e crollo dei margini.
Lo Stato, invece, ha fatto ciò che fa troppo spesso: ha lasciato cadere tutto nel vuoto.
La rottamazione non era un favore, ma un atto di responsabilità. Non serviva a “premiare i furbi”, come ama ripetere una certa propaganda, ma a recuperare crediti inesigibili e rimettere in carreggiata chi vuole pagare ma non ce la fa più con regole scritte per un mondo che non esiste.
Il messaggio che arriva oggi è devastante: puoi essere in difficoltà, puoi chiedere strumenti equi, puoi lavorare con le istituzioni ma alla fine sei sacrificabile sull’altare dei giochi di palazzo.
PIN Partite IVA Nazionali, ancora una volta, dimostra di stare dalla parte giusta: quella di chi non urla slogan, ma costruisce soluzioni. Ed è proprio questo che dà fastidio. Perché le Partite IVA organizzate, competenti e consapevoli sono pericolose per un sistema che vive di rinvii e ambiguità.
La politica potrà archiviare questo voto come un “incidente di percorso”. Le Partite IVA no. Perché ogni emendamento che salta è un’azienda che chiude, un professionista che molla, una famiglia che scivola più in basso e il conto, come sempre, non lo paga il Palazzo.
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