di Giandomenico Torella
Haskell Curry, è opportuno chiarirlo fin da subito, non aveva alcun legame con le spezie indiane né traeva sostentamento dal commercio di beni tangibili: era un matematico. E, come spesso accade ai matematici, si occupava di questioni che risultano estremamente concrete pur restando del tutto astratte.
Nel 1942 Curry dimostrò che, assumendo come base di una comunicazione un’affermazione qualsiasi — indipendentemente dalla sua veridicità o dimostrabilità — è possibile costruire un discorso perfettamente logico e coerente che non solo confermi la validità dell’assunto iniziale, ma legittimi ogni sua conseguenza, positiva o negativa che sia. Che si tratti di sostenere che due più due faccia cinque o che Babbo Natale sia un pericoloso serial killer, il meccanismo non cambia. Affascinante, no? Il segreto sta tutto nell’imporre l’affermazione iniziale come indiscutibilmente vera, escludendo ogni forma di verifica.
Per uscire dall’ambito teorico e calarsi nella quotidianità, si consideri un esempio concreto: “È stato inaugurato il parco del diversivo”.
Sentire affermare, dalla viva penna dell’assessore cromaticamente incongruente (il rosso non gli si addice, diciamocelo), pubblicamente e con un orgoglio, di essere stato in grado di terminare un compito (cantiere) nei tempi stabiliti laddove, calendario alla mano, l’esito (parziale e del tutto insoddisfacente) è avvenuto col doppio del tempo calcolato… o è un esempio di paradosso di Curry o è sintomo di discasculia.
Peccato che una visita sul posto restituisca un quadro totalmente diverso. Il progetto risulta profondamente alterato rispetto ai rendering presentati: manca il campo da basket, manca l’arena, manca il punto di ristoro, manca l’illuminazione, manca l’intero tratto verso piazza Palatucci, mancano le vasche e i giochi d’acqua, manca il percorso didattico-botanico (la cui stessa definizione resta avvolta nel mistero), mancano persino i cestini per le deiezioni canine.
A completare l’opera, all’uscita del parcheggio, davanti alla linea di arresto, campeggia un obbligo di svolta a destra che penalizza chi dovrebbe proseguire a sinistra verso via Bulgaria, magari proprio da lì provenendo. L’automobilista è così costretto a una svolta obbligata in Viale Europa, seguita da un’altra svolta obbligata in via Carnicelli, fino alla rotonda di piazza Giacomo Casinelli, dove potrà finalmente invertire la marcia e tornare indietro. Bilancio finale: un chilometro aggiuntivo, due precedenze, un certo consumo di tempo, benzina (o kw/h) e pazienza, soprattutto nelle ore di punta. Sorge spontanea una domanda: non bastava forse una semplice precedenza? L’articolo 145 del Codice della Strada è stato abrogato o la svolta a sinistra è diventata, per qualche ragione ideologica, infausta "inopportuna”?
Lavori pubblici e ritardi cronici
Il tutto, va ricordato, a oltre un anno dal termine stabilito per la conclusione dei lavori, fissato al 14 ottobre 2024. Analogamente a quanto accaduto in piazza della Palma, si parla anche qui di ritardi. Con una differenza non trascurabile: in questo caso non possono essere chiamati in causa né l’amianto, né la carenza di materiali, né eventi atmosferici eccezionali, né meteoriti o altre calamità naturali. La domanda, dunque, resta inevasa: perché? Consolandosi con l’aglietto, almeno qui non hanno chiuso attività, visto che le nozze sono state fatte coi fichi secchi.
Da attenti osservatori dell’animo umano, una possibile risposta la si intravede, ed è legata ai soggetti che hanno progettato entrambi gli interventi. I conti sono stati fatti male. Ma il vero problema è il rifiuto di riconoscere l’errore. Perché ciò implica che, dal loro punto di vista, tutto sia perfettamente in ordine. E invece no. I contratti si fondano sulla buona fede, così come la buona fede dovrebbe essere il fondamento dell’agire politico e commerciale. Una domanda, a questo punto, sorge inevitabile: acquisteremmo serenamente un’auto usata da chi ragiona in questo modo?
Non si può escludere, con un certo spirito scientifico, che nel Comune di Grosseto sia in corso un’epidemia di discalculia: l’incapacità di comprendere, correlare e valutare i numeri e le loro implicazioni nella vita reale. Peggiore e più grave sarebbe l’ipotesi di una difficoltà a collocarsi correttamente nel tempo, scenario che aprirebbe a patologie ben più serie — dall’Alzheimer all’ADHD — o, più banalmente, a un uso disinvolto di alcool. Non escludendo neppure che qualcuno si ritenga la reincarnazione di Giosuè intento a fermare il sole per prolungare la giornata, visto l’ipertrofia dell’Io imperante in Piazza Dante , non lo escluderei a priori .
Affermare pubblicamente di aver concluso un’opera nei tempi previsti quando il calendario — oggetto ancora universalmente riconosciuto — certifica che il risultato, peraltro parziale e insoddisfacente, è arrivato in un tempo quasi doppio rispetto a quello stimato, è dunque o un esempio da manuale del paradosso di Curry o un sintomo evidente di discalculia. Tertium non datur. In ultima analisi, a giudizio dello scrivente, il passo che separa la discalculia dal sentirsi trattati con una certa leggerezza è piuttosto breve, e passa, inevitabilmente, per il buon Curry.
Da domani, pertanto, le istanze e le richieste di accesso al Comune di Grosseto dovrebbero essere presentate tenendo conto di interagire con terrapiattisti del tempo o, se si preferisce, con pastafariani devoti al prodigioso spaghetto volante. La scelta è libera. Quanto alla data, inutile affaticarsi: non è chiaro se il calendario in uso sia quello maya, buddhista o cinese. In ogni caso, pare proprio che questo sia l’anno del cetriolo, funghi e bambù. Ovviamente.
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