di Tania Amarugi
Con la sentenza n. 1 dell'8 gennaio 2026, la Corte Costituzionale ha inferto un colpo definitivo ai criteri di "anzianità locale" per l'accesso all'Edilizia Residenziale Pubblica (ERP).
La decisione, che trae origine da un ricorso contro la legge regionale della Toscana, in particolare l’articolo 10 della regge regionale n. 2 del 2 gennaio 2019, stabilisce un principio destinato a riscrivere i bandi in tutta Italia: premiare chi risiede da più tempo in un territorio è incostituzionale.
Secondo i giudici della Consulta, attribuire punteggi aggiuntivi per la "residenza storica" (o l'attività lavorativa prolungata nello stesso comune) è irragionevole. La funzione sociale delle case popolari è infatti quella di rispondere a un bisogno abitativo urgente, che non è necessariamente correlato a quanto tempo una persona ha vissuto in un determinato luogo.
Come riportato dai principali portali di informazione giuridica come Brocardi.it e Mister Lex, la Corte ha chiarito che la residenza è un dato "estrinseco" rispetto alla finalità del servizio, che deve invece dare priorità assoluta alle condizioni di indigenza e fragilità sociale.
L'impatto è immediato. Molte amministrazioni, che avevano introdotto questi criteri per favorire i cittadini storici, sono ora costrette a:
- Sospendere i bandi in corso per adeguarli alla sentenza.
- Ricalcolare le graduatorie esistenti, eliminando i punti legati agli anni di permanenza.
- Evitare discriminazioni tra cittadini italiani e stranieri basate sulla durata della presenza sul territorio.
Non è una decisione isolata. La sentenza del 2026 segue una scia di pronunciamenti simili che negli ultimi anni hanno già colpito le normative regionali di Lombardia, Veneto e Piemonte, dove era già stato rimosso l'obbligo dei 5 anni minimi di residenza per poter presentare domanda.
Con questo atto, la Consulta ribadisce che il diritto alla casa è un diritto fondamentale che deve essere garantito sulla base dell'effettiva necessità, senza trasformare la residenza in una sorta di "rendita di posizione" a scapito di chi è più povero. Sicuramente questa pronuncia avrà delle significative ricadute positive per molte famiglie e singole persone che sono in attesa di una casa popolare, purché ne vengano a conoscenza ed è quello che abbiamo qui cercato di fare.
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