di C.D.
Negli ultimi anni, lo scenario geopolitico internazionale è sprofondato in un clima di guerra alimentato da una retorica mediatica che enfatizza le ostilità. Il dissenso viene messo a tacere mentre lentamente il mondo si divide in un Occidente decadente, memore delle glorie passate e un mondo multipolare che sta costruendo un suo impero commerciale e di alleanze.
In questo panorama, mentre Stati Uniti, Russia e Cina si contendono l'egemonia mondiale, l'Europa è trascinata da un obsoleto "gruppo dei volenterosi" – Francia, Germania e Regno Unito – che agisce con l'atteggiamento di vecchi combattenti decorati. L'Italia, pur esprimendo un "no all'invio di soldati," si adegua silenziosamente ai dictat europei. Nel frattempo, i Paesi del Nord si ergono a difensori del Baltico, lanciando allarmi per "droni russi nei cieli", una notizia peraltro smentita.
L'ipocrisia di un vecchio continente in declino
Le grandi potenze non sono interessate al sangue versato in Ucraina, al reclutamento forzato di uomini da mandare al fronte come carne da macello o alle decine di migliaia di bambini morti in Palestina. Di fronte agli interessi industriali, la parola d'ordine è Guerra. La normalizzazione del conflitto nella retorica europea sta portando a un'assuefazione e a un'escalation che potrebbe minacciare seriamente il benessere dei cittadini. In questo bombardamento mediatico, spesso sfuggono particolari allarmanti: i cittadini potrebbero ritrovarsi presto in uno stato di emergenza tra sirene e attivazione di IT Alert, ma le istituzioni potranno rispondere con un cinico "Noi lo avevamo detto".
Loro "lo avevano detto". Ne sono prova alcune notizie che si sono susseguite nell'ultimo anno: dal piano europeo sulle "materie prime strategiche" votato a ridosso di Ferragosto 2024, alla campagna di sensibilizzazione lanciata a marzo 2025 per il famoso kit di sopravvivenza che assicura autonomia per 72 ore, fino all'allarme, di questi giorni, della BCE che consiglia ai cittadini di tenere in casa contanti per le emergenze, almeno 100 euro a membro familiare.
La ciliegina sulla torta: il tavolo tecnico in Italia per preparare il sistema sanitario alla guerra
In Italia, durante l'estate 2025, è stato avviato il tavolo tecnico permanente presso il Ministero della Salute, istituito ad aprile scorso. L'obiettivo è sviluppare una strategia di resilienza del sistema sanitario nazionale per scenari di crisi, inclusi quelli derivanti dall'attivazione degli articoli 3 e 5 del Trattato NATO, in linea con le iniziative di Francia e Germania. Il piano mira a preparare gli ospedali a gestire emergenze su vasta scala e attacchi militari, garantendo la continuità dell'assistenza, anche tramite una stretta collaborazione civile-militare e la formazione del personale sanitario per operare in contesti complessi e con risorse limitate. Questo solleva, ovviamente, numerosi interrogativi sul ruolo degli infermieri, che potrebbero essere chiamati a sviluppare competenze specifiche per tali contesti.
La guerra lampo a novembre?
In questo quadro si inserisce l'ipotesi di una Terza Guerra Mondiale imminente, rilanciata dall'intervista dell'ex generale NATO Richard Shirreff al Daily Mail. Shirreff ha descritto uno scenario internazionale complesso, affermando: "Siamo sull'orlo di un conflitto catastrofico tra superpotenze su due fronti". La data che ha destato maggiore allarme è il 3 novembre 2025, giorno in cui, secondo l'ex generale, potrebbe iniziare il conflitto con un blackout che porterebbe l'Europa alla sconfitta in soli 5 giorni.
Che si tratti di scenari futuribili o di ipotesi strategiche, è evidente che le modalità e le armi per condurre un conflitto sono cambiate.
Così, mentre in Ucraina si continua a morire a causa dei rancori di un presidente al capolinea e in Palestina si consuma un genocidio, anziché promuovere la pace, le Democrazie occidentali, nello scacchiere internazionale, si dilettano a giocare alla guerra "per raccomandazione".
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