di Massimo Gervasi
Non è uno slogan. È una legge.
Il 27 dicembre 2025, il Senato ha approvato in via definitiva la riforma della Corte dei Conti e della responsabilità erariale dei pubblici amministratori. Votazione: 93 sì, 51 no, 5 astenuti.
Una riforma che cambia una cosa sola, ma fondamentale: chi provoca danni allo Stato non è più davvero responsabile.
Cosa dice la nuova legge (senza ipocrisie)
Se un amministratore pubblico causa un danno erariale non dovrà più risarcire l’intero importo, pagherà al massimo il 30% del danno oppure due annualità di stipendio lordo.
Il resto? Scaricato sulla collettività: due Stati, due regole.
Se sbaglia un cittadino: paga tutto, subito, senza sconti.
Se sbaglia chi gestisce soldi pubblici: paga poco, paga tardi, spesso non paga.
Questa non è semplificazione amministrativa. È privilegio istituzionalizzato.
La Corte dei Conti? Ridotta a spettatrice
La riforma restringe anche il concetto di “colpa grave” e introduce il silenzio-assenso: se la Corte dei Conti non risponde entro i termini a un parere richiesto, l’atto è automaticamente legittimo. Non perché sia corretto. Ma perché nessuno ha fatto in tempo a controllare.
Dopo l’abolizione dell’abuso d’ufficio, questo è l’ennesimo colpo ai controlli: meno verifiche, meno responsabilità. Più spazio all’errore o peggio.
La scusa della “paura della firma”?
Il governo parla di sindaci bloccati dal timore delle responsabilità. E' falso.
Un amministratore onesto non teme la Corte dei Conti. Teme il giudizio chi firma senza competenza, spreca risorse pubbliche, vuole immunità preventiva.
Questa legge non tutela i sindaci onesti, tutela chi non vuole rispondere.
Il conto, come sempre, lo paghiamo noi.
Meno risarcimenti allo Stato significa: più debito, più sprechi coperti, più tasse indirette per i cittadini.
Lo Stato sbaglia. Lo Stato si autoassolve. Il cittadino paga. Questa non è riforma. È impunità di Stato approvata per legge.
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