di Massimo Gervasi
In un’epoca in cui la politica sembra premiare l’improvvisazione più che la competenza, esiste una figura che rappresenta un’anomalia totale nel panorama italiano ed europeo: Arnaldo Gadola, giornalista, avvocato, studioso instancabile, pluri-laureato con 14 titoli universitari in ambiti differenti, e potenziale caso da "Guinness dei Primati" per numero di lauree conseguite.
Un uomo che ha attraversato università, redazioni, tribunali e competizioni elettorali senza mai piegarsi a logiche di carriera personale. Oggi Gadola fa una scelta importante: tiene le distanze dalla politica, denunciando apertamente un sistema che, a suo dire, non solo non premia il merito, ma lo teme.
“Un sistema che ha paura della cultura è già fallito”
È un atto d’accusa netto contro un certo sistema politico che Gadola definisce “svuotato di valori, cultura e visione”.
Secondo Gadola, la politica contemporanea è diventata un mercato di consensi, promesse e interessi, dove studio e competenza sono percepiti come elementi di disturbo.
Un sistema che sopravvive, sostiene, anche grazie a un elettorato in larga parte disinformato, privo di una reale coscienza civica.
"Si vota senza capire, senza conoscere e spesso senza voler conoscere. L’ignoranza non è un incidente: è funzionale al mantenimento del potere".
Parole durissime, che chiamano in causa non solo i partiti, ma l’intero impianto culturale su cui oggi si regge la politica.
Quattordici lauree, nessuna rincorsa al primato. Arnaldo Gadola non ama essere definito “collezionista di titoli”. E lo chiarisce subito.
Dottore, avvocato, professore?
I titoli hanno un valore formale, ma non definiscono una persona. Va bene “dottore” o semplicemente il mio nome. Conta ciò che si trasmette, non l’etichetta.
Alla domanda sul numero effettivo di lauree e sull’eventuale primato mondiale, Gadola risponde con una lucidità che spiazza
Ho conseguito più lauree, master e attestati in ambiti diversi. Non ho mai inseguito un primato. Ho studiato per comprendere, per mettere in relazione saperi. Se esiste un primato, è quello della curiosità e della perseveranza nello studio continuo .
Eppure i numeri parlano chiaro: 14 lauree (14 volte davanti ad una commissione di Laurea): oltre 300 esami, un percorso che lo colloca tra i casi più rari al mondo per ampiezza e continuità accademica.
(Laureato in: Giurisprudenza - Psicologia - Pedagogia - Management dello Sport e delle Attività Motorie - Scienze Politiche - Scienze dell'Economia - Filologia e Letterature dell'Antichità - Scienze Giuridiche - Scienze dell'Educazione e della Formazione - Scienze e Tecniche Psicologiche - Filosofia - Linguistica Moderna - Economia e Management dell' Innovazione e della Sostenibilità - Filologia e Letterature Moderne.
Troppo preparato per essere “gestibile”?
Uno dei nodi centrali dell’intervista riguarda il rapporto tra eccellenza e sistema.
In Italia essere molto preparati può diventare un limite?
No, la preparazione in sé non è un limite. Ma un profilo autonomo, critico, difficile da incasellare mette in crisi sistemi che funzionano per gerarchie rigide e logiche di controllo.
Le mie competenze mi hanno aperto porte in contesti meritocratici, ma me ne hanno chiuse molte altre. Esiste una diffidenza culturale verso chi eccede la media, non perché inutile, ma perché meno gestibile.
Un’affermazione che fotografa una realtà scomoda: l’eccellenza è tollerata solo finché non disturba gli equilibri.
Politica: competenza o compromesso?
Oggi la competenza è spesso percepita come un problema. Chi sa troppo pone domande scomode, smonta narrazioni semplici, pretende coerenza.
La carriera politica si basa più sulla capacità di adattarsi e scendere a compromessi continui che sulla preparazione reale.
Il confronto con il passato è inevitabile
Il paragone con la Prima Repubblica è impietoso. Allora esisteva una classe dirigente con un livello culturale medio molto più alto.
Un esempio o un avvertimento per i giovani?
Il percorso di Gadola è insieme ispirazione e monito. È un esempio di eccellenza perché dimostra che lo studio rende liberi. Ma è anche un avvertimento: studiare non garantisce automaticamente riconoscimento in un sistema che spesso non premia il merito. E il consiglio ai giovani è chiaro, ma non ingenuo.
Non smettete di studiare. Fatelo con spirito critico, consapevolezza e apertura internazionale. Lo studio resta uno strumento potentissimo di emancipazione personale, anche quando il contesto non lo valorizza.
Il futuro: studio, giornalismo e cultura. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 30 gennaio 1993, Gadola è editore e direttore responsabile di tre testate: Stampa Campania (quotidiano cartaceo), Il Personaggio (mensile), Il Giornale dello Sport (quindicinale).
Ora guarda avanti, con un obiettivo che fa sorridere ma impressiona: raggiungere almeno la diciottesima laurea, superando un noto collega attualmente al primo posto mondiale.
La politica è un capitolo chiuso, senza rimpianti.
Me ne vado da vincitore. Restare avrebbe significato legittimare un sistema che non riconosco più.
In definitiva, Arnaldo Gadola non è solo “l’uomo delle 14 lauree”. È il simbolo di una contraddizione tutta italiana: celebrare l’eccellenza, ma non saperla usare. Un fenomeno culturale, prima ancora che accademico.E forse, proprio per questo, profondamente scomodo.
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