di Carlotta Degl'Innocenti
Da quasi un anno, la storia della famiglia del bosco tiene banco sulle pagine di cronaca. Il dramma della separazione di tre figli dai genitori, ha diviso l’opinione pubblica ma anche gli stessi esperti psicologi.
Una vicenda straziante che sembrava giungere al suo termine con l’annuncio, al rientro dalle vacanze estive, del così tanto agognato ricongiungimento dei bambini con i loro genitori. Eppure quei titoli dei giornali, in realtà hanno falsato la verità di quello che è invece un percorso di riavvicinamento graduale dei bambini ai loro famigliari.
In base al programma, dopo il loro primo giorno di scuola i bambini dovevano per la prima volta andare nella loro nuova casa. L’abitazione temporanea messa a disposizione dal Comune di Palmoli in attesa della ristrutturazione del casale nel bosco per renderlo agibile.
Purtroppo, la gioia del ricongiungimento è stata disattesa. Il primo incontro è saltato all'ultimo momento a causa della presenza di giornalisti e curiosi. L'avvocato della famiglia Simone Pillon ha evidenziato una forte contraddizione dato che l'incontro a Palmoli è stato bloccato per motivi di privacy legati alla stampa mentre il giorno successivo i bambini sono andati regolarmente a scuola nonostante la presenza di giornalisti.
La speranza disattesa: quale ripercussioni sui bambini?
Sul caso, si è espresso duramente il sindaco di Palmoli Giuseppe Masciulli che ha criticato i servizi sociali e i dirigenti accusandoli di ostacolare il rientro dei tre figli con i genitori Nathan e Catherine Trevallion. Per il Sindaco sarebbero state prese decisioni pretestuose e si sarebbero verificati ritardi ingiustificati.
Ricordando l’ordinanza del magistrato del 30 agosto, in cui era stato stilato il programma per il rientro dei bambini a casa, il primo cittadino ha spiegato che “al primo mese di scuola dovevano tornare a casa, poi dopo un mese dovevano usare anche il weekend, poi valutare il rientro definitivo a casa”.
Nonostante l’ordinanza, “dopo circa 20 giorni dalla notifica del magistrato non si è stati in grado di fare un solo rientro a casa e non abbiamo cognizione e contezza del programma dei rientri e quando a questo punto partirà”, ha accusato Masciulli, evidenziando che “se si continua a dilazionare i tempi in maniera artificiosa, questa continuerà a essere una storia senza fine e con danno di tutti”.
Ma non solo. Questa storia che per il Sindaco “sta coprendo di ridicolo tutte le istituzioni abruzzesi”, ha una ripercussione importante sul budget del Comune. Il mantenimento dei tre bambini nella casa famiglia è costato ben 75mila. Una cifra spropositata per una una realtà di 850 abitanti.
Famiglia nel bosco, quando la burocrazia uccide l'empatia
Ma la farsa del rientro a casa si è spinta oltre. L’approccio disumano nella gestione del caso emerge dalle stesse parole del Sindaco. "Ai minori era stato detto che per la prima volta sarebbero entrati nella nuova casa, che avrebbero rincontrato alcuni animali con cui loro avevano vissuto fino all'anno prima, li portano a Palmoli e non gli fanno vedere la casa e non gli fanno vedere gli animali", ha commentato Masciulli, chiedendosi "Qual è stato il contraccolpo anche psicologico sul benessere dei bambini?”.
Insomma, non solo i bambini che erano stati portati a Palmoli non sono potuti entrare nella loro nuova casa e riabbracciare i loro genitori ma neanche gli è stato permesso di rivedere i loro amati animali. Un approccio che ogni giorno che passa arriva al parossismo, passando dalla tutela dei minori al cagionare loro una violenza psicologica senza pari, terrorizzandoli nel vietare loro la gioia di ritrovare i loro affetti perduti.
Nel frattempo, la difesa ha depositato un reclamo alla Corte d'Appello contro il provvedimento del Tribunale per i minorenni dell'Aquila per chiedere il ritorno immediato dei bambini in famiglia e per l'approvazione di un programma di istruzione parentale.
Chissà se quest'anno, per Natale, la famiglia Trevallion potrà finalmente festeggiare assieme, lasciandosi alle spalle un anno di terrore e orrore.
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