di Davide Belcuore
Dai video promozionali alle dirette televisive e ai contratti di comunicazione istituzionale, il rapporto economico tra il Comune di Grosseto, gli enti pubblici circostanti e TV9 Telemaremma è documentabile con chiarezza negli atti ufficiali.
Gli importi non sono enormi e le procedure sono formalmente legali. Il problema è la ripetizione: quando gli stessi enti pubblici — Comune, Parco, consorzio — compaiono anno dopo anno tra i committenti di una televisione locale, quella televisione può ancora esercitare il suo ruolo di indipendenza e controllo su di loro? La domanda non riguarda la correttezza formale degli affidamenti, ma la sostenibilità dell'indipendenza editoriale.
Un atto alla volta: dove sono finiti i soldi pubblici
A Grosseto c'è un intreccio che non richiede inchieste investigative per essere ricostruito: è depositato negli albi pretori dei comuni e negli archivi delle stazioni appaltanti. TV9 Telemaremma S.r.l. (P.IVA 00214780538) — emittente televisiva con sede a Grosseto — ha ricevuto negli ultimi anni diverse somme attraverso affidamenti diretti da parte di enti pubblici del territorio: il Comune di Grosseto, l'Ente Parco Regionale della Maremma e il consorzio Co.Svi.G. Ogni pagamento è documentato, ogni procedura è stata completata entro le soglie di legge. Ma mettendo quei documenti uno accanto all'altro emerge il quadro strutturale di un ecosistema informativo locale in cui il portafoglio di chi vigila e quello di chi è vigilato si alimentano dalla stessa fonte.
La prima traccia recente risale al dicembre 2020. La determinazione dirigenziale n. 2481 del Comune di Grosseto mostra che l'amministrazione ha affidato il servizio di produzione di video promozionali nell'ambito del progetto FEAMP a due emittenti: TV9 Telemaremma e Toscana TV. L'importo complessivo previsto era di 10.000 euro IVA esclusa. Il visto contabile certifica i due impegni di spesa: 8.052 euro IVA inclusa a TV9 e 4.148 euro IVA inclusa a Toscana TV. La determina motiva la scelta con la necessità di “avere maggiori possibilità di contatto con il pubblico” e specifica di aver richiesto preventivi “tramite le vie brevi (scambio di mail e contatti telefonici) alle due più rilevanti emittenti Tv del territorio”. Il documento è importante per due ragioni: da un lato conferma che il Comune ha coinvolto più di un operatore; dall'altro chiarisce che Toscana TV non è un'emittente grossetana, ma una società con sede a Prato, come risulta dalla stessa determina.
Pochi giorni dopo, la determinazione n. 2585 del 17 dicembre 2020 registra un altro incarico: la diretta televisiva dello spettacolo di San Silvestro, senza pubblico a causa delle restrizioni pandemiche, affidata a TV9 per 5.000 euro IVA esclusa (6.100 euro IVA inclusa). La motivazione è legata alla necessità di garantire la fruizione dello spettacolo in un periodo in cui il Teatro Moderno non poteva accogliere spettatori.
Nel gennaio 2023, il portale START della Regione Toscana registra un affidamento diretto del Comune di Grosseto a Telemaremma S.r.l. per 8.000 euro, avente ad oggetto la “comunicazione istituzionale”. Il tipo di procedura è espressamente indicato come “Affidamento diretto”, la data di aggiudicazione è l'11 gennaio 2023, il CIG è ZA5397408A. La stazione appaltante è il Comune di Grosseto, Piazza Duomo 1. Nel giugno 2023 arriva il documento forse più significativo dell'intero quadro, e non proviene dal Comune ma dall'Ente Parco Regionale della Maremma: la determinazione del Direttore n. 125 del 30 giugno 2023 affida a TV9 la realizzazione di quattro puntate della trasmissione “Zonattiva” per 2.500 euro IVA esclusa (3.050 euro IVA inclusa). Nella determina, TV9 è descritta come “unica emittente televisiva con sede legale nella città di Grosseto”. Questa frase compare tra le motivazioni della richiesta di preventivo, insieme a “buona conoscenza del territorio” e “servizi già forniti in passato all'Ente”. Nello stesso atto, il Parco affida una rubrica anche al quotidiano online Il Giunco, con sede a Follonica, per 1.830 euro IVA inclusa. La precisazione è necessaria: il Parco non ha selezionato TV9 “in virtù” della sua sede legale come criterio esclusivo, ma ha descritto TV9 con quella espressione nella fase di richiesta del preventivo. La frase resta significativa perché documenta come un ente pubblico percepisca TV9 come l'unico operatore televisivo locale con sede nel capoluogo, ma non va presentata come la ratio formale dell'affidamento.
Per completare il quadro, i documenti di Co.Svi.G. (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche) mostrano che il rapporto con TV9 precede e accompagna quello con gli enti locali. Nel febbraio 2017, la determinazione n. 02/DG/2017 affida a TV9 la realizzazione di 6 notiziari bimestrali e 2 puntate di “Zonattiva” per 3.600 euro IVA esclusa. Nel dicembre del 2017, la determinazione n. 232/DG/2017 rinnova l'incarico per lo stesso importo. Nel gennaio 2019, la determinazione n. 17/DG/2019 affida a TV9 un pacchetto più ampio — Geolink, Zonattiva e sette puntate di programmi locali — per 7.500 euro. Nel gennaio 2021, la determinazione n. 10/DG/2021 attinge a un contratto esistente per una puntata di Geolink e una di Zonattiva, per 800 euro. Si tratta di fondi consortili, non comunali, ma confermano la continuità della relazione tra TV9 e la galassia degli enti pubblici maremmani.
Procedure regolari, ma il problema non è la regolarità
Ognuno di questi affidamenti è conforme alla normativa sugli appalti pubblici per importi sottosoglia. Gli importi sono contenuti, le procedure sono tracciate, i CIG sono verificabili. Nei documenti esaminati, le stazioni appaltanti dichiarano di aver verificato i requisiti di legge del contraente: DURC regolare, assenza di annotazioni ANAC, iscrizione alla CCIAA. Se si guarda solo alla legittimità formale, non c'è nulla da eccepire: l'affidamento diretto è consentito per legge per importi inferiori alle soglie comunitarie, e la scelta del contraente è rimessa alla discrezionalità motivata della stazione appaltante. Le domande che contano sono di altro livello. Primo: il criterio della sede legale. Come già ricordato, il Parco della Maremma nel 2023 descrive TV9 come “unica emittente televisiva con sede legale nella città di Grosseto”. Questa descrizione, inserita nella richiesta di preventivo, produce un effetto di esclusione strutturale anche senza essere un criterio formale di affidamento. Un'emittente con sede a Prato, come Toscana TV, o a Follonica, come Il Giunco, non può competere per quei contratti in cui il criterio discriminante è la sede nel capoluogo. Non si tratta di un monopolio nel senso stretto del termine — il Comune ha coinvolto Toscana TV nel 2020 — ma di una posizione di vantaggio sistemica che deriva dalla coincidenza tra il criterio amministrativo e la geografia della sede aziendale. Secondo: il rapporto tra fondi pubblici e indipendenza editoriale. Nessuno dei contratti esaminati contiene clausole a garanzia dell'autonomia della redazione. Non ne hanno bisogno, sul piano formale: un contratto per “realizzare quattro puntate di Zonattiva” o per “la diretta televisiva dello spettacolo di San Silvestro” non è lo strumento con cui si disciplina la linea editoriale. Ma l'effetto sistemico è chiaro: quando nella struttura dei ricavi di un media locale compaiono ripetutamente gli stessi enti pubblici — Comune, Parco, consorzio — la sua capacità di esercitare una vigilanza critica su quegli stessi enti è strutturalmente condizionata.
Il confronto mancante: quanto hanno ottenuto gli altri media?
I documenti reperiti non permettono di rispondere in modo definitivo a una domanda cruciale: per servizi analoghi, il Comune di Grosseto ha offerto opportunità comparabili ad altre testate locali? Il caso del 2020 mostra che Toscana TV è stata coinvolta, ma per un importo inferiore (4.148 euro contro 8.052, entrambi IVA inclusa). Il caso del Parco della Maremma mostra che Il Giunco ha ricevuto un contratto, ma per una rubrica e con un importo più basso. Per quanto riguarda la trasmissione dei consigli comunali o le campagne informative istituzionali, non risultano dagli atti esaminati affidamenti ad altre testate (quotidiani online, radio, stampa scritta) per importi paragonabili a quelli riconosciuti a TV9. Questa assenza è un dato di fatto, non una prova di esclusione intenzionale. Ma è essa stessa un dato: se il Comune avesse offerto opportunità comparabili ad altri media, quelle determine sarebbero reperibili negli stessi albi pretori. Non lo sono. Il confronto non è stato fatto.
Il costo dell'indipendenza
Ogni affidamento documentato ha un numero di determinazione e, nella maggior parte dei casi, un codice CIG. Tutto è tracciato e consultabile negli albi pretori. Ma un ecosistema informativo locale sano non ha bisogno solo della correttezza procedurale. Ha bisogno di almeno un media con sufficiente indipendenza economica per porre domande scomode al Comune, all'Ente Parco e alle società partecipate. Quando nel conto corrente di quel media compaiono ripetutamente bonifici provenienti da quegli stessi enti, la forza di quelle domande è strutturalmente ridotta.
Non è un problema esclusivo di Grosseto, né necessariamente una colpa di TV9, che opera in un mercato ristretto e coglie le opportunità che gli enti pubblici gli offrono. Ma è un fatto che va registrato: nelle città italiane, la spesa pubblica per la comunicazione sta plasmando, in modo legale, discreto e sistemico, chi può sopravvivere facendo giornalismo e chi no. E la domanda su chi controlla chi, a Grosseto come altrove, resta aperta.
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