di Rita Bruno
Cantieri della tramvia, limitazioni al traffico e alberi da tutelare: la sostenibilità si misura anche nella vita quotidiana dei cittadini.
Una città sostenibile deve essere anche una città vivibile. Non soltanto a lavori conclusi, ma durante la trasformazione. A Firenze, il confronto sulla mobilità e sull’ambiente parte dalla sovrapposizione fra cantieri, percorsi modificati, accessi regolamentati e restrizioni per i veicoli più inquinanti. Misure con finalità diverse, che nella quotidianità ricadono sulle stesse persone.
Per chi deve raggiungere il lavoro, accompagnare un familiare, andare a una visita medica o tenere aperta un’attività, il viaggio resta uno solo. Ed è su quel viaggio che si misura la distanza fra gli obiettivi annunciati e le alternative concretamente disponibili.
Prima di discutere le scelte, però, occorre distinguere gli strumenti: i cantieri della tramvia, la ZTL del centro storico e lo Scudo Verde non sono la stessa cosa. Confonderli non aiuta a comprendere i problemi né a chiedere risposte.
I cantieri: gli ostacoli materiali alla mobilità
I lavori della tramvia incidono direttamente sulla rete stradale: restringimenti delle carreggiate, chiusure di incroci, svolte soppresse e itinerari alternativi. Le comunicazioni comunali relative alla linea 3.2.1 Libertà–Bagno a Ripoli hanno documentato interventi su assi importanti come i viali Matteotti, Gramsci, Giovine Italia ed Europa.
Le limitazioni cambiano con l’avanzamento dei cantieri. Il Comune presenta la nuova linea come un investimento destinato a ridurre traffico ed emissioni. Sono benefici attesi, da verificare con il funzionamento dell’opera. Non cancellano la necessità di rendere sostenibile anche il periodo di costruzione: la qualità di un progetto si misura pure nella gestione dei disagi che impone.
Il punto non è negare l’utilità del trasporto pubblico, ma chiedere come venga garantita la mobilità mentre la nuova infrastruttura viene realizzata. La promessa di un miglioramento futuro non può diventare una risposta sufficiente per ogni difficoltà presente.
Attività commerciali con il salto all'ostacolo
Si respira inoltre il malcontento dei commercianti. Per alcune attività, i disagi dei cantieri si traducono in difficoltà di visibilità ed economiche. Secondo quanto riportato da La Nazione, il 14 ottobre, gli esercenti di viale Europa e viale Giannotti denunciano ostacoli alla raggiungibilità dei negozi e una riduzione degli incassi; alcuni non escludono la chiusura definitiva.
Sono preoccupazioni e perdite riferite dai commercianti, non danni già accertati in sede giudiziaria. L’accessibilità delle attività e la loro continuità economica devono quindi essere parte della gestione dei lavori, non un problema rinviato alla loro conclusione. Per alcuni potrebbe essere già troppo tardi.
La ZTL storica: chi può entrare nel centro
La ZTL del centro storico disciplina accesso, circolazione e sosta attraverso settori, orari e autorizzazioni. Il criterio non è soltanto ambientale: possedere un’automobile recente o poco inquinante non autorizza automaticamente a entrare durante l’attivazione della zona a traffico limitato. È un sistema distinto dallo Scudo Verde.
Esistono due discipline differenti, che possono interessare lo stesso spostamento e richiedono ai cittadini di conoscere regole e condizioni diverse.
Lo Scudo Verde: il filtro ambientale e i nuovi divieti
Lo Scudo Verde è una ZTL ambientale estesa per circa 38 chilometri quadrati, ben oltre il centro storico. Controlla il rispetto dei divieti legati alle caratteristiche dei veicoli, validi 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, salvo esenzioni e deroghe. Non prevede un pedaggio generalizzato per entrare in città.
Dal 1° dicembre 2026 scatterà la seconda fase: non un nuovo Scudo Verde, ma l’estensione dei divieti di quello esistente. Per le automobili saranno interessate anche le benzina Euro 1 e le diesel Euro 2; ulteriori aggiornamenti riguarderanno ciclomotori, motoveicoli, quadricicli, autobus e mezzi per il trasporto merci. Non si tratta quindi di uno stop indistinto a tutte le auto diesel.
Sono previste agevolazioni: tre giorni di accesso occasionali una tantum, non rinnovabili; previa registrazione, 25 giorni annuali per i residenti della Città Metropolitana e ulteriori 25 per quelli del Comune di Firenze. Una deroga riguarda inoltre i veicoli di proprietà di residenti fiorentini di età superiore a 75 anni con ISEE inferiore a 16.500 euro, registrando la targa.
Queste attenuazioni vanno riconosciute. Resta però una questione sostanziale: limitare l’uso dei mezzi più inquinanti richiede alternative accessibili anche a chi non può sostituire l’automobile o organizzare facilmente i propri spostamenti.
Gli alberi e la raccolta firme a Campo di Marte
Alla questione della mobilità si affianca quella del patrimonio arboreo. A Campo di Marte, anche nella zona di viale dei Mille, prosegue la mobilitazione relativa alla linea 3.2.2 Libertà–Rovezzano, distinta dalla linea verso Bagno a Ripoli.
Secondo l’aggiornamento diffuso dai promotori, le firme raccolte hanno superato quota 5.750, restando soggette alle verifiche di validità. Il calendario pubblicato prevede ulteriori appuntamenti per sottoscrivere la richiesta fino al 3 novembre, per chiedere una consultazione popolare e la valutazione di alternative progettuali. Al centro della protesta c’è il previsto abbattimento di 428 alberi ad alto fusto lungo il tracciato, secondo quanto riportato dalla stampa sulle contestazioni dei comitati.
Il numero riguarda l’intera linea: non significa 428 alberi nel solo viale dei Mille, né le fonti consultate consentono di affermare che saranno eliminati tutti gli alberi del viale. La raccolta si svolge nei punti predisposti sul territorio, con autenticazione delle sottoscrizioni. Secondo le indicazioni dei promotori riportate dalla stampa, possono firmare i residenti del Quartiere 2, una sola volta ciascuno. Il calendario pubblicato indica i punti di raccolta e la presenza dei certificatori: il collegamento serve a informarsi, non a sottoscrivere online.
Piantare non basta: gli alberi devono poter vivere
Le compensazioni previste dai progetti devono entrare nel confronto. Per la Libertà–Bagno a Ripoli, ad esempio, il Comune annuncia oltre 800 nuove piantumazioni: un dato riferito a quella linea, che non può essere automaticamente trasferito alla controversia sulla Libertà–Rovezzano.
Il numero delle piante messe a dimora non basta a misurare il risultato. Le giovani alberature hanno bisogno di terreno adeguato, irrigazione e manutenzione durante l’attecchimento. I Criteri ambientali minimi per il verde pubblico prevedono, fra l’altro, coperture permeabili nella zona di rispetto, il corretto posizionamento del colletto, raccordo fra fusto e radici e una garanzia sulle piante fino al collaudo definitivo, con sostituzione di quelle morte o morenti.
Il regolamento del patrimonio arboreo di Firenze tutela lo spazio intorno agli alberi. L’articolo 7 disciplina la zona di rispetto dell’albero, limitare l’impermeabilizzazione del suolo all’aria e all’acqua e prescrive il mantenimento di una superficie di terreno nudo attorno al fusto. L’articolo 9 vieta interventi dannosi per radici e colletto, compresi riporti e depositi di materiali a ridosso della base della pianta.
In questo contesto si inseriscono le segnalazioni di cittadini che riferiscono con video circolati sul web, relativi alla stesura di asfalto fino alla base di alcuni tronchi e alle richieste rivolte agli operai di rimuovere il materiale. Sono episodi segnalati che richiamano la necessità di controllare l’esecuzione degli interventi.
Il rispetto del patrimonio arboreo deve essere garantito già durante i lavori. Asfaltare fino alla base dei tronchi per poi dover rimuovere il materiale significa intervenire due volte, con un impiego aggiuntivo di lavoro e risorse. La prevenzione di questi errori richiede procedure corrette e controlli tempestivi.
La richiesta all’amministrazione deve quindi riguardare non soltanto le quantità delle nuove piantumazioni, ma anche i programmi di irrigazione, le responsabilità della manutenzione, i controlli sull’attecchimento e le sostituzioni delle piante non sopravvissute.
Il successo si misura negli anni, non il giorno dell’inaugurazione.Il confronto deve comprendere anche gli alberi rimossi, le loro dimensioni, le alternative progettuali valutate e i risultati attesi dalle compensazioni. Una promessa di verde non è ancora ombra sulla strada. E un albero piantato, se poi viene trascurato, non è una compensazione riuscita.
La vivibilità non può aspettare la fine dei lavori
Definire Firenze invivibile è un giudizio, non un dato statistico. La domanda politica, però, resta : come viene tutelata la vita quotidiana mentre cantieri e limitazioni si sovrappongono? Non basta prospettare una città migliore a opere concluse. Servono trasporti alternativi accessibili, tempi credibili e rispettati, informazioni comprensibili e ascolto dei quartieri. Difendere la salute attraverso la riduzione delle emissioni e proteggere gli alberi esistenti non dovrebbero essere obiettivi contrapposti.
La sostenibilità si misura anche su chi non può cambiare automobile, su chi ha difficoltà a spostarsi, su chi attraversa la città per lavorare e su chi ha necessità di trovare ombra lungo una strada. La Firenze sostenibile di domani non può essere costruita ignorando la vivibilità di oggi. E non basta chiamare “verde” una misura per rispondere, o meglio non rispondere a chi chiede di salvare il verde già in essere. Uno spreco di tempo e denaro, nel frattempo Firenze soffre.
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