di Massimo Gervasi
Togliere il bollo auto? Benissimo. È una delle tasse più odiate dagli italiani e difficilmente troveremo qualcuno disposto a scendere in piazza per salvarla. Ma prima di festeggiare sarebbe opportuno capire una cosa molto semplice: chi paga il conto?
Perché il Governo Meloni ha annunciato l'esenzione nel 2027 per auto fino a 80 kW e motocicli, promettendo di renderla poi strutturale ma il bollo non è una tassa che finisce nelle casse dello Stato: è un'entrata delle Regioni. E quando Roma decide di cancellare un'entrata regionale, il problema non è soltanto quanto risparmierà l'automobilista, è capire quanti soldi rimarranno realmente ai territori per garantire i servizi.
Bollo auto: taglio alle regioni
Da qui parte l'attacco durissimo del presidente della Toscana Eugenio Giani, che più che un decreto “taglia-bollo” lo definisce un “decreto tarpa-sanità”. Secondo il governatore, infatti, il bollo porta complessivamente miliardi nelle casse regionali, risorse che concorrono anche al finanziamento della sanità. Per la Toscana Giani stima una perdita tra 300 e 350 milioni di euro, mentre la compensazione sarebbe, secondo i suoi calcoli, di poco superiore ai 100 milioni. Se queste cifre fossero confermate, il problema diventerebbe evidente: il cittadino risparmierebbe il bollo, ma alla Regione resterebbero meno risorse da destinare ai servizi.
Giani va ancora oltre. Contesta il meccanismo individuato per finanziare l'operazione e parla di possibili profili di incostituzionalità, sostenendo che si utilizzerebbero risorse originariamente collegate agli investimenti del PNRR per compensare entrate correnti regionali che finanziano anche la sanità.
Il governatore richiama inoltre il tema dell'autonomia tributaria regionale. Sono contestazioni di Giani, non una sentenza della Corte costituzionale, ed è bene dirlo chiaramente. Ma sono contestazioni pesanti.
Coperture al bollo auto
Il Governo respinge questa ricostruzione. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sostiene che le coperture derivino da economie realizzate su prestiti del PNRR ormai divenute disponibilità nazionali e quindi utilizzabili dal Governo e dal Parlamento. Il decreto mette sul tavolo circa 2,293 miliardi per il 2027. Anche il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga e i governatori di centrodestra sostengono che le compensazioni tuteleranno i bilanci regionali. Insomma, da una parte Giani vede un buco nella sanità, dall'altra il Governo assicura che quel buco non ci sarà.
Prestazioni di specialistica
Mentre si promette di alleggerire le tasche degli automobilisti nel 2027, c'è un'altra coincidenza che merita attenzione. Dal 21 settembre cambiano le tariffe di 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell'assistenza protesica, con un incremento medio delle tariffe interessate intorno al 5,8%.
Non significa che aumenteranno tutti i ticket, perché tariffa sanitaria e ticket pagato dal paziente non sono la stessa cosa e circa otto prestazioni su dieci rimangono invariate. Per alcuni cittadini non esenti determinate visite ed esami potranno effettivamente costare di più. In Toscana, inoltre, il ticket sulla specialistica ambulatoriale mantiene un massimo di 38 euro per ricetta.
Allora il paradosso diventa inevitabile: da una parte si annuncia che nel 2027 milioni di italiani non pagheranno il bollo, dall'altra dal 21 settembre alcune prestazioni sanitarie diventano più costose, mentre proprio una Regione come la Toscana denuncia il rischio di perdere centinaia di milioni destinati anche alla sanità.
Non esiste una prova che le due cose siano direttamente collegate e sarebbe scorretto sostenerlo. Politicamente la domanda resta tutta in piedi: stiamo davvero diminuendo il peso fiscale sui cittadini oppure stiamo semplicemente decidendo da quale tasca prendere i soldi?
Poi c'è il calendario. Il decreto finanzia per ora l'esenzione nel 2027, proprio l'anno naturale di scadenza della legislatura. Meloni assicura che l'abolizione diventerà strutturale, ma perché questo accada serviranno ulteriori coperture nelle prossime manovre.
Marketing elettorale
Giani parla apertamente di “marketing elettorale” e sostiene che sospendere il bollo proprio nell'anno delle elezioni sia tutt'altro che casuale. Il Governo respinge questa lettura e rivendica invece una riduzione fiscale concreta per milioni di cittadini.
E qui la memoria della politica regala persino una piccola perla. Nel 2016, quando era Matteo Renzi a parlare di abolizione del bollo, Giorgia Meloni lo accusava di fare propaganda elettorale e lo definiva un “venditore di pentole”. Dieci anni dopo è Renzi a ricordarglielo mentre Meloni replica che la differenza starebbe tra annunciare e realizzare.
Forse la verità la scopriremo molto più semplicemente guardando cosa accadrà ai nostri portafogli.
Perché abolire il bollo è un'ottima idea se significa davvero pagare meno tasse. Diventa molto meno rivoluzionaria se quei soldi vengono recuperati attraverso carburanti, altre imposte, ticket o minori servizi. Sarebbe ancora peggio se il prezzo del regalo agli automobilisti finisse nelle corsie degli ospedali, nelle liste d'attesa o nei bilanci delle Regioni.
Prima di chiamarlo “taglio delle tasse”, aspettiamo: perché se per togliere il bollo dobbiamo togliere risorse alla sanità, non abbiamo eliminato il conto. Abbiamo soltanto cambiato il destinatario della fattura.
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