di Rita Bruno
Abbiamo qualcosa di simile in Italia al PACT Act? Una domanda che merita risposta: sì nello spirito e no nella forma.
Il PACT Act e il diritto penale italiano perseguono lo stesso fine: punire chi tortura un animale. Lo fanno con strumenti giuridici molto diversi. Il confronto, mostra quanto siano diverse le due architetture istituzionali.
Per capire se l'Italia ha un equivalente della legge firmata da Donald Trump il 25 novembre 2019, diamoci uno sguardo. Successivamente, ci addentreremo nel nostro codice penale per un confronto possibile.
Che cosa è esattamente il PACT Act ?
Il Preventing Animal Cruelty and Torture Act, noto come PACT Act, è una legge federale. Modifica la sezione 48 del Titolo 18 del codice penale degli Stati Uniti - Cornell Law School - 18 U.S.C. § 48. Prima del 2019, il diritto federale puniva solo la creazione e la distribuzione dei cosiddetti crush video: i filmati in cui animali vengono schiacciati, bruciati o mutilati per una domanda di nicchia.
Il paradosso era clamoroso, si puniva chi filmava l'orrore, non chi lo commetteva. Il PACT Act ha chiuso quel vuoto. Ha reso reato federale il fatto stesso di impegnarsi deliberatamente nell'animal crushing: schiacciare, bruciare, annegare, soffocare, impalare un animale vivente, o sottoporlo a violenza sessuale.
Ecco che la pena arriva a sette anni di carcere e a multe fino a duecentocinquantamila dollari. La legge ha avuto un sostegno bipartisan quasi totale. Voto vocale alla Camera il 22 ottobre 2019, consenso unanime al Senato il 5 novembre. Firma nello Studio Ovale il 25 novembre 2019.
È la prima legge federale anti-crudeltà della storia americana Trump White House Archives.
Il limite nascosto della legge americana: la commerce clause
Vogliamo chiarire quando scatta la legge americana? Il PACT Act vale solo in certi casi. Gli Stati Uniti sono una federazione. Il Congresso può legiferare soltanto sulle materie che la Costituzione gli assegna. Per questo la legge del 2019 si applica solo se l'atto di crudeltà avviene nel commercio interstatale o estero, o se ne influenza l'attività. Vale anche se l'atto avviene in proprietà federali, come parchi nazionali o basi militari National Ag Law Center.
Come esempio, per intendere, un uomo tortura un cane dentro i confini del suo stato. Non attraversa confini, non usa mezzi del commercio federale. In quel caso la legge federale non lo tocca.
Del caso si occupa solo lo stato, con i suoi codici anti-crudeltà. Per questo il PACT Act dichiara espressamente di non sostituirsi alle leggi dei cinquanta stati ma le affianca, come strumento aggiuntivo nelle mani dei procuratori federali National Ag Law Center. Questo meccanismo è una conseguenza diretta del federalismo. In un paese a diritto penale unitario come l'Italia non esiste.
L'equivalente italiano: il Titolo IX-bis del codice penale
In Italia la risposta non è una singola legge. È un intero capo del codice penale: il Titolo IX-bis - Dei delitti contro il sentimento per gli animali - introdotto dalla legge 189 del 2004 Parlamento – L. 189/2004.
L'articolo 544-bis punisce chi, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale. L'articolo 544-ter punisce chi gli procura lesioni o lo sottopone a sevizie o a fatiche insopportabili. L'articolo 727 punisce l'abbandono.
La differenza fondamentale salta subito agli occhi: la normativa italiana comincia con "chiunque". Quel "chiunque" vale su tutto il territorio nazionale. Non serve alcun aggancio al commercio, a un confine o a una proprietà federale. Per il PACT Act quel requisito è indispensabile a ogni condanna. Per il codice italiano è inesistente. La tutela penale degli animali in Italia è universale per definizione. Ed è in vigore dal 2004: quindici anni prima della prima legge federale americana.
Le pene a confronto
Il PACT Act arriva a sette anni di reclusione federale e a multe fino a duecentocinquantamila dollari. È un tetto più alto di quello italiano. L'articolo 544-bis italiano, nella versione originaria, prevedeva la reclusione da quattro mesi a due anni. In seguito la pena è passata a sei mesi-tre anni, con multa da cinquemila a trentamila euro.
Ma i numeri da soli ingannano: negli Stati Uniti la giustizia federale è un canale parallelo, si attiva solo in una minoranza di casi; in Italia la legge penale si applica sempre, a ogni denuncia, in ogni angolo del paese.
Il vero punto di forza italiano non è il massimo della pena. È la certezza e l'universalità dell'applicazione.
La svolta della legge 82/2025
Il confronto diventa più interessante dal 1° luglio 2025. Da quella data è in vigore la legge 6 giugno 2025, numero 82, la cosiddetta legge Brambilla. La riforma ha alzato le pene di tutto il Titolo IX-bis.
Per l'uccisione di animali la pena è salita a sei mesi-tre anni. È stato aggiunto un nuovo comma aggravante: se il fatto è commesso con sevizie o prolungando volutamente le sofferenze, la reclusione va da uno a quattro anni. La legge ha introdotto anche due nuovi articoli. L'articolo 544-sexies riguarda la confisca e le pene accessorie, compreso il divieto di detenere animali. L'articolo 544-septies introduce le aggravanti specifiche: per esempio se il reato è commesso in presenza di minori o su più animali. Anche l'abbandono, punito dall'articolo 727, ha visto alzare l'ammenda fino a diecimila euro.
Qual è il risultato? L'Italia, partita in vantaggio, si è avvicinata ai massimi edittali americani. Ma ha mantenuto la sua caratteristica di fondo: la legge vale per tutti e ovunque.
Le eccezioni: dove le due leggi sono simili
Il PACT Act e il diritto italiano convergono su un punto: le esclusioni. La legge americana riserva espressamente le pratiche veterinarie e agricole consuete, la macellazione per alimentazione, l'eutanasia veterinaria, la caccia, la pesca, le attività sportive legali, il controllo dei predatori e dei parassiti, la ricerca scientifica, la difesa della vita e della proprietà e la libertà religiosa.
L'Italia ottiene lo stesso risultato con la clausola - per crudeltà o senza necessità-. La Cassazione l'ha interpretata così: restano fuori le uccisioni motivate da necessità, difesa o pericolo imminente. Con un controllo: quella necessità deve essere reale e attuale, caso per caso. Le tecniche sono diverse: un elenco di esenzioni da una parte, una clausola generale di necessità dall'altra.
La filosofia è identica: punire la crudeltà gratuita, non le pratiche legittime.
Il capitolo che nessuna delle due leggi tocca: i randagi
C'è un ultimo fronte su cui i due sistemi si misurano: la sorte degli animali senza padrone. Anche qui le scelte sono opposte, ma il paradosso si capovolge. In Italia i randagi non sono materia del codice penale. Sono materia di una legge quadro più antica: la legge 281 del 1991. Il suo articolo 2 vieta espressamente la soppressione dei cani vaganti catturati o ricoverati nei canili - Ministero della Salute. La legge affida ai Comuni l'anagrafe canina, la cattura e la sterilizzazione. Regioni e Asl coordinano la prevenzione. L'eutanasia resta possibile solo in pochi casicome animali gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità. Deve essere eseguita dal veterinario, per via farmacologica.
Negli Stati Uniti non esiste nulla di simile. Il randagismo è materia di contee e comuni. Non c'è una legge federale che lo governi. L'eutanasia nei rifugi è legale e diffusa: solo nel 2025 sono stati soppressi quasi seicentomila animali nei rifugi americani ASPCA – U.S. Shelter Statistics.
Le conseguenze si vedono anche nei numeri: in Italia i cani ospitati nei canili sono circa centomila, e vengono gestiti in un sistema pensato per non uccidere come dichiara, in un suo articolo, il Corriere della Sera - I numeri del randagismo - Il PACT Act non ha mai toccato questa materia.
La legge del 2019 esclude esplicitamente l'eutanasia veterinaria dalla sua portata. Il risultato è chiaro, ma tratteremo in altro articolo l'argomento - Gas Chamber o camera a gas -.
L'Italia protegge i randagi con uno strumento che l'America non possiede. L'America punisce la tortura con una severità che l'Italia non raggiunge. La differenza, cioè, non sta nella singola norma. Sta nella scelta di fondo su dove collocare la questione animale. Ed è questo il vero insegnamento del confronto.
Una conclusione, non un'equivalenza
Ora possiamo rispondere alla domanda iniziale. L'Italia non ha un PACT Act e non gliene serve uno. Ha qualcosa di più ampio. Il PACT Act è la risposta americana a un problema americano cioè la mancanza di una competenza penale centrale. Porta con sé i limiti del federalismo da cui è nato.
L'Italia, invece, ha scelto un'altra strada, quindici anni prima come il codice penale unitario. Un titolo dedicato al sentimento per gli animali, applicabile a chiunque, in ogni angolo del territorio, senza condizioni. La riforma del 2025 lo ha rafforzato.
Non è una gara a chi ha la legge migliore sulla carta. È la prova che dietro la stessa parola - proteggere gli animali - ci possono essere due architetture giuridiche opposte, ciascuna figlia della propria storia.
Da italiani possiamo dire di aver scelto la strada più diretta, quella che non ha bisogno di attraversare un confine per punire chi sbaglia. E la sorte dei randagi lo dimostra, da noi si proteggono per legge, non si sopprimono per convenienza.
Basta applicare le normative esistenti e farle funzionare.
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