Ospedale San Donato di Arezzo, la sanità pubblica comincia dai codici minori. Ma dove finisce?

Pubblicato il 14 settembre 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Davanti all’ospedale di Arezzo il presidio di "Alternativa Comune" contro l’affidamento al Terzo settore di una parte dell’attività del Pronto Soccorso. La portavoce, Antonina Lo Sauro: "Temiamo che sia l’inizio di una privatizzazione. I cittadini tornino a partecipare".

Un grande striscione davanti all’ospedale San Donato: “NO ALLA PRIVATIZZAZIONE PRONTO SOCCORSO”. Poche parole, nessun giro diplomatico. Nel pomeriggio di venerdì 11 settembre, Alternativa Comune ha manifestato davanti all’ospedale aretino per contestare la scelta di affidare al Terzo settore la gestione dei pazienti a bassa complessità assistenziale del Pronto Soccorso.
Una protesta che parte da un fatto concreto. L’Asl Toscana Sud Est ha avviato una convenzione per l’“accoglienza e presa in carico dei codici di accesso di bassa priorità”, con un percorso dedicato successivo al triage effettuato dal personale del Pronto Soccorso. Il servizio è operativo dal 1° luglio e coinvolge organizzazioni del volontariato sanitario.
La motivazione dell’Asl è altrettanto concreta: il San Donato sopporta circa 64 mila accessi l’anno e deve fare i conti con una grave difficoltà nel reperire medici dell’emergenza-urgenza. Il direttore generale Marco Torre ha parlato di una sperimentazione destinata ad avere «un inizio e una fine», pensata per alleggerire il Pronto Soccorso e permettere ai professionisti di concentrarsi sui casi più gravi.
E bisogna raccontare anche l’altra faccia della medaglia: dai primi riscontri diffusi a luglio, il nuovo sistema avrebbe prodotto una riduzione dei tempi di permanenza dei pazienti meno gravi e una gestione più fluida.
Dunque, problema risolto?
Non proprio. Perché la domanda politica posta oggi davanti al San Donato è un’altra: quando il pubblico non riesce più a trovare personale e affida all’esterno una parte delle proprie funzioni, siamo davanti a una soluzione d’emergenza o all'inizio di un nuovo modello di sanità?
È questo il punto sul quale insiste Antonina Lo Sauro di Alternativa Comune, che abbiamo incontrato durante il presidio.
"Nell’immediato può sembrare una trasformazione quasi invisibile", spiega. "Si comincia affidando i codici più leggeri del Pronto Soccorso, ma noi temiamo che nel lungo periodo questo rappresenti un insinuarsi della privatizzazione nella sanità pubblica e, alla fine, la perdita progressiva di un diritto che la Costituzione tutela con l’articolo 32".
Un timore che non è rimasto confinato alla protesta politica. Anche la FP Cgil aveva chiesto garanzie sul carattere realmente eccezionale e temporaneo dell’operazione. La convenzione prevista dalla delibera Asl 626 del 18 giugno ha durata annuale e contempla la possibilità di prosecuzione per un secondo anno.
Proprio qui nasce la questione più scomoda. Perché nessuno mette sotto accusa Misericordie, Pubbliche Assistenze o Croce Rossa, che da decenni rappresentano una risorsa fondamentale del sistema sanitario e dell’emergenza. Il problema non sono loro. Il problema è capire perché il servizio pubblico abbia bisogno di loro per svolgere attività che fino a ieri appartenevano alla propria organizzazione.
Se mancano i medici, perché mancano? Se non si riesce ad assumerli, perché? E soprattutto: mentre si tampona l'emergenza, quale investimento strutturale viene fatto affinché tra uno o due anni quella convenzione non sia ancora necessaria?
Il sindaco Marcello Comanducci, dopo essersi confrontato con Torre, ha riferito che l’Asl considera quella dei codici minori una “misura ponte” e che la strategia di lungo periodo dovrebbe comprendere rafforzamento della sanità territoriale, punti di intervento rapido, nuovi percorsi assistenziali e reclutamento di professionisti.
Bene. È precisamente su quel “ponte” che bisognerà vigilare. Perché un ponte dovrebbe servire per arrivare dall’altra parte, non per costruirci sopra una casa.
Lo Sauro allarga poi il ragionamento alla partecipazione politica: "La Regione troppo spesso non ascolta iniziative che partono da associazioni, movimenti e comitati. Credo che proprio la crisi della democrazia chieda invece a noi di tornare a essere cittadini nel senso pieno della parola".
Alternativa Comune alle ultime amministrative non ha ottenuto rappresentanti in Consiglio comunale ma per Lo Sauro questo non significa rinunciare alla partecipazione: "Ci aspettiamo di essere ascoltati. Abbiamo fiducia in quella crepa da cui può passare la luce di una politica nuova".
Ed è forse questa l'immagine più interessante della manifestazione perché la sanità pubblica non si difende soltanto quando chiude un ospedale o quando un cittadino aspetta dodici ore in Pronto Soccorso. Si difende molto prima, osservando quelle piccole trasformazioni amministrative che sembrano tecniche e innocue.
Oggi sono i codici minori. Domani cosa sarà? La risposta non può arrivare soltanto da chi manifesta davanti al San Donato. Deve arrivare dalla Regione e dall’Asl, con numeri, tempi e impegni verificabili.
Perché l’articolo 32 della Costituzione non distingue tra codici rossi, verdi o bianchi: la tutela della salute resta un diritto fondamentale. E quando un diritto comincia a cambiare gestione, almeno qualche domanda è doveroso farsela.

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