di Rita Bruno
C'è un principio non scritto nella democrazia rappresentativa: quando il pubblico parla, il governo ascolta.
Ma cosa succede quando quasi un milione di cittadini si esprime contro una decisione e l'esecutivo procede comunque come se nulla fosse? Questo è esattamente ciò che sta accadendo negli Stati Uniti con la Roadless Area Conservation Rule, la normativa federale che dal 2001 protegge 58,5 milioni di acri di foreste nazionali, circa un terzo dell'intero sistema, vietando la costruzione di nuove strade e la maggior parte dei tagli di legname in aree rimaste selvagge.
Nell'agosto 2025, il Segretario all'Agricoltura Brooke Rollins ha annunciato l'intenzione dell'amministrazione Trump di abrogare completamente la regola.
Da allora, il paese ha assistito a una mobilitazione senza precedenti. Eppure, nonostante numeri schiaccianti, l'United States Department of Agriculture - USDA sta accelerando verso una rescissione che potrebbe rivoluzionare per sempre il volto delle terre pubbliche americane.
La regola che ha diviso un paese
Adottata nell'ultimo anno dell'Amministrazione Clinton, la Roadless Rule ha come obiettivo chiaro di fornire una protezione duratura per le aree senza strade inventariate all'interno del Sistema delle Foreste Nazional. Copre 39 stati e rappresenta un baluardo per la biodiversità: circa il 25% delle specie animali e il 13% delle specie vegetali a rischio negli Stati Uniti trovano rifugio in queste aree.
Per un quarto di secolo, la regola ha resistito a tentativi di smantellamento da parte di amministrazioni repubblicane, fino a quando, nel giugno 2026, il Dipartimento dell'Agricoltura (USDA) non ha depositato formalmente la proposta di abrogazione, sostenendo che la norma è un fallimento che impedisce la gestione forestale attiva e aumenta il rischio di incendi.
I numeri che fanno tremare la democrazia partecipativa
La risposta del pubblico non è stata semplicemente negativa: è stata uno tsunami di opposizione. Nel primo round di commenti pubblici, chiuso il 19 settembre 2025, l'USDA ha ricevuto oltre 625.000 commenti. Di questi, circa il 99% si è espresso contro l'abrogazione. Per dare una prospettiva a questa cifra: il numero medio di commenti ricevuti da una proposta regolamentare federale è di appena 2.600. La Roadless Rule ha superato quella media di oltre 240 volte.
Non è finita. Un secondo e ultimo periodo di commenti è attualmente aperto e scadrà il 21 settembre 2026. Anche in questa fase, l'opposizione continua a dominare: più del 99% dei commenti già pervenuti è contrario alla rescissione. Un sondaggio del 2026 conferma questa tendenza su scala nazionale: il 76% degli elettori sostiene la Roadless Rule, con consensi trasversali che vanno dal 71% dei Repubblicani all'80% dei Democratici e degli indipendenti. Una vera onda anomala.
Una coalizione improbabile: chi combatte per le foreste
L'opposizione non è monolitica né ideologica. Attraversa spettri politici, culturali e geografici che raramente trovano terreno comune. Le tribù native americane sono in prima linea, trasformando la protesta in un profondo rito di resistenza culturale attraverso la campagna Xaalh and the Way of the Masks.
Al centro di questo viaggio di 1.700 miglia nell'ovest c'era un imponente totem in cedro raffigurante la leggenda dell'orso che diventa umano, un richiamo simbolico al patto tra uomo e natura per proteggere i fiumi e i salmoni.
Accompagnato da sette maschere cerimoniali donate alle comunità locali, il viaggio ha diffuso il concetto di Xaalh, ovvero il "sacro equilibrio della vita" : l'idea indigena che l'essere umano debba consumare solo ciò di cui ha bisogno, preservando le risorse per le generazioni future.
Un'azione mirata a sensibilizzare l'opinione pubblica e a raccogliere commenti contrari.
Gli sportivi e gli appassionati di outdoor tradizionalmente più conservatori, si sono schierati a difesa della regola. Organizzazioni come Backcountry Hunters & Anglers e Sportsmen for Wild Olympics sottolineano che queste foreste sono il cuore pulsante di un'economia outdoor da 1,3 trilioni di dollari. È chiara la motivazione.
Gli ambientalisti, non sono da meno. Earthjustice, Sierra Club, NRDC e il Center for Western Priorities hanno mobilitato i propri membri in una campagna senza quartiere. Persino ex capi del Forest Service, figure istituzionali del passato, hanno rotto il silenzio per opporsi al rollback.
L'argomento scientifico parla del 90% degli incendi negli Stati Uniti è causato dall'uomo e inizia vicino alle strade. Costruirne di nuove, sostengono gli esperti, non riduce il rischio di incendi ma lo aumenta.
Le critiche al processo: una democrazia accelerata
Se i numeri sono schiaccianti, le modalità con cui l'amministrazione sta gestendo il processo sono altrettanto contestate. Il periodo di commento di 30 giorni è considerato grossolanamente inadeguato per una decisione che riguarda 58,5 milioni di acri. I gruppi di opposizione hanno formalmente richiesto un'estensione a 120 giorni, ma senza successo. Ancora più grave: l'USDA non ha programmato nessuna udienza pubblica negli Stati Uniti continentali. Le uniche quattro udienze previste si terranno in Alaska, dove sono obbligate per legge e addirittura dopo la chiusura del periodo di commenti.
Per molti osservatori, questa scelta non è casuale e un portavoce di EarthJustice, organizzazione no-profit per la tutela dell'Interesse Pubblico nel campo del Diritto Ambientale, dichiara che cercano di dare una spinta accelerando la chiusura della pratica onde evitare che qualcuno possa intervenire.
Dall'altra parte della barricata
Non tutti sono contrari. L'abrogazione trova sostegno tra i governatori repubblicani di stati occidentali come Montana, Utah e Wyoming, che vedono nella rescissione un ritorno alla "gestione locale" e al "buon senso".
A fianco dei politici, i gruppi industriali del legname, come l'American Forest Resource Council, sostengono che le foreste troppo dense aumentino il rischio di incendi e che l'accesso alle risorse naturali, legname, minerali, energia rinnovabile, sia fondamentale per lo sviluppo economico delle comunità rurali.
Due stati, però, restano fuori dallo scontro federale. L'Idaho che nel 2008 e il Colorado nel 2012 hanno già adottato le proprie regole statali che proteggono rispettivamente 9,3 e 4,2 milioni di acri, rendendo l'abrogazione federale inapplicabile sul loro territorio.
Cosa succede ora: verso la battaglia legale
Il 21 settembre 2026 si chiuderà l'ultimo periodo di commenti pubblici. Dopo quella data, l'USDA dovrà esaminare le centinaia di migliaia di contributi ricevuti e redigere una valutazione d'impatto ambientale finale al National Environmental Policy Act - NEPA prima di emanare la regola definitiva. Ma anche se l'abrogazione dovesse essere formalizzata, la battaglia non finirà lì. I gruppi ambientalisti hanno già annunciato battaglie nelle aule di tribunali non appena la rescissione sarà pubblicata.
Earthjustice, che negli ultimi 25 anni ha difeso con successo la Roadless Rule in oltre una dozzina di cause legali, ha già messo in chiaro la propria posizione nel mantenere la stessa procedura e non si fermerà.
Il processo giudiziario potrebbe durare anni, con un esito incerto. Ma la cosa certa è che, la Roadless Rule, dimostra di essere molto più di una norma ambientale. È diventata un test di democrazia, un caso studio su cosa succede quando una minoranza politica decide di ignorare la volontà di una maggioranza schiacciante di cittadini.
In un'epoca di polarizzazione politica, la Roadless Rule ha riunito cacciatori e ambientalisti, repubblicani e democratici, tribù native e sportivi sotto un unico vessillo: la difesa di 58,5 milioni di acri di selvaggina. L'amministrazione Trump, però, sembra determinata a procedere con l'abrogazione, trasformando una questione ambientale in uno scontro frontale tra democrazia partecipativa e agenda esecutiva.
Il 21 settembre scadrà l'ultimo termine per inviare commenti. Gli Stati Uniti non decideranno solo il destino delle loro foreste. Daranno anche una risposta al loro popolo, dimostrando quanto e se conta davvero la sua voce.
Mentre negli Stati Uniti la Roadless Rule protegge milioni di ettari di foreste pubbliche federali vietando ex-ante la creazione di nuove strade, in Italia la difesa della wilderness passa attraverso una fitta maglia di vincoli paesaggistici, autorizzazioni severe sui tagli e restrizioni alla viabilità all'interno dei parchi e delle aree protette.
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