di Massimo Gervasi
Una commerciante di 40 anni trovata senza vita all’interno del proprio negozio. Fuori, quella mattina, c’erano la proprietaria dell’immobile e l’ufficiale giudiziario. Doveva essere eseguito lo sfratto. Dentro, invece, c’era già una tragedia.
È accaduto a Ladispoli. E sarebbe troppo facile archiviarlo come l’ennesimo drammatico fatto di cronaca, esprimere cordoglio, abbassare gli occhi per qualche minuto e poi tornare alla normalità.
Perché una domanda, scomoda quanto inevitabile, dobbiamo farla: quanto può resistere una persona quando non riesce più a sostenere economicamente il proprio lavoro e vede crollare ciò che ha costruito?
Non conosciamo tutto ciò che attraversava la vita di questa donna e sarebbe irresponsabile attribuire un gesto estremo a una sola causa. Ma conosciamo il contesto che emerge dalla cronaca: un’attività commerciale, difficoltà economiche, morosità e uno sfratto arrivato alla fase esecutiva.
E questo dovrebbe bastare almeno per aprire gli occhi su un mondo che da troppo tempo fingiamo di non vedere.
Il dramma delle piccole attività in Italia
È quello dei piccoli commercianti, degli artigiani, delle Partite IVA e dei microimprenditori che ogni mattina alzano una serranda e iniziano una corsa a ostacoli: affitto, energia, fornitori, contributi, imposte, burocrazia, concorrenza delle grandi piattaforme online. Prima si paga tutto e tutti. Poi, se avanza qualcosa, forse si può persino avere il privilegio di chiamarlo stipendio.
Pagare le tasse è un dovere civico. Ma esiste anche un dovere dello Stato nei confronti di chi quelle tasse dovrebbe riuscire a pagarle: metterlo nelle condizioni di lavorare, produrre e sopravvivere.
Perché quando il peso complessivo di imposte, contributi, costi e adempimenti diventa incompatibile con la sopravvivenza delle attività più piccole, non basta più ripetere che “le regole sono regole”.
Le persone non sono algoritmi
Dietro una cartella c’è una persona. Dietro una morosità può esserci una famiglia. Dietro un affitto non pagato può esserci qualcuno che da mesi sta scegliendo quale scadenza rispettare e quale rimandare. E dietro una serranda abbassata potrebbe esserci una battaglia che nessuno ha visto.
Poi ci meravigliamo quando i centri storici si svuotano, quando spariscono le botteghe, quando i negozi diventano fondi sfitti e quando intere strade vengono consegnate alle grandi catene o al commercio online.
Non servono bonus da poche decine di euro, mancette temporanee o provvedimenti buoni per un titolo sui giornali. Serve una politica fiscale capace di distinguere davvero tra chi dispone di strutture, capitali e strumenti finanziari e chi manda avanti una piccola attività contando ogni sera gli incassi.
Serve soprattutto intervenire prima che una difficoltà diventi insolvenza, prima che l’insolvenza diventi disperazione, prima che una persona cominci a convincersi di non avere più una via d’uscita. Perché una società civile dovrebbe essere capace di tendere una mano proprio in quel momento. Dovrebbero farlo le istituzioni, attraverso strumenti realmente accessibili e tempestivi, ma dovrebbe farlo anche una comunità che troppo spesso considera chi ha un debito come qualcuno che ha semplicemente sbagliato.
Avere un debito non significa essere un delinquente. Essere in difficoltà non significa essere un fallito e chiedere aiuto non dovrebbe mai essere una vergogna.
Non sappiamo quali pensieri abbiano attraversato la mente di quella donna negli ultimi istanti e abbiamo il dovere di rispettare quel silenzio ma possiamo decidere cosa fare del rumore che quella serranda abbassata lascia dietro di sé.
Possiamo continuare a parlare di numeri, gettito, recupero dell’evasione e percentuali oppure possiamo ricordarci che dietro ogni numero c’è una persona e che uno Stato può pretendere il rispetto dei doveri soltanto se non dimentica la dignità di chi, ogni mattina, prova ancora a lavorare.
Prima che un’altra serranda si chiuda. E questa volta per sempre.
Ultimi Articoli pubblicati
Riforma della Difesa: concentrazione di potere e vuoto di accountability
di Davide Belcuore
ENPAPI, il voto non basta: ora fuori le carte
di Massimo Gervasi
Restauri da favola, acqua da incubo: il paradosso delle Terme di Roselle
di redazione
Riduzione in schiavitù, violenze e truffe: i Carabinieri smantellano la comunità di Almese
di Rita Bruno
Alessandro Di Battista, tra militanza, crisi e ritorno pubblico
di Rita Bruno
Il lato occulto delle adozioni del cuore: quando il volontariato diventa business
di Rita Bruno
Aggiungi commento
Commenti